Pronto soccorso, venerdì critico: al San Martino oltre 100 accessi. Fials: «Inaccettabile»

Alle 10 di mattina, 98 le persone in visita e 11 in attesa, gran parte codici rossi e gialli. Il policlinico sembra assorbire la pressione degli altri due ospedali cittadini

Ancora una mattinata critica negli ospedali cittadini per gli accessi ai pronto soccorso, in particolare al San Martino, alle 10, le persone in visita erano 99, e 11 aspettavano di essere visitate. Ai pazienti in visita si aggiungevano poi 27 persone ricoverate in osservazione breve intensiva.

Il policlinico sembra di fatto assorbire l’urto anche degli altri pronto soccorso cittadini: ben 24 le persone arrivate in codice rosso, quello più grave, e 62 i codici gialli, quelli di media gravità. Al Galliera una settantina le persone in pronto soccorso tra visita (59) e attesa (9). Anche al Galliera c’erano diverse persone in codice rosso, 13, e 36 in codice giallo.

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Al Villa Scassi la situazione era più tranquilla in termini di pazienti in visita e in attesa - meno di 10 - ma le camere di osservazione breve intensiva alle 10 erano piene: 97 persone ricoverate in obi.

Fials all'attacco: «Gestione irresponsabile»

Sul sovraffollamento del San Martino è intervenuta anche la Fials con una nota indirizzata alla direzione sanitaria del policlinico: «È ormai troppo tempo che nel pronto soccorso del policlinico San Martino (e del Villa Scassi) la condizione di sovraffollamento dei pazienti covid positivi è insostenibile - scrive il sindacato - Siamo al paradosso di occupare ogni angolo dei corridoi con bocchette di ossigeno volanti e continua presenza di eccessive bombole di O2, con maggiore rischio esplosione/incendio». 

Fials denuncia che «per giorni a circa 80/100 pazienti non si trova una decorosa e necessaria sistemazione con un ricovero in un reparto attrezzato covid. La carenza e/o insufficienza di personale, nonostante lo spirito e il superlavoro di tutti i presenti, rende eccessivamente difficoltoso il lavoro di assistenza cura e la garanzia di una adeguata assistenza a cui tutti hanno diritto e che una società che si vuole “civile” deve garantire. Noi facciamo davvero di tutto per rendere meno incresciosa la precaria sistemazione in barella su cui un paziente covid è costretto anche fino a 72/100 ore di stazionamento». 

«Se la realtà sanitaria supera la fantasia, la politica e le istituzioni superano ogni decenza - prosegue il sindacato - Cosa si aspetta ad attrezzare nuovi reparti covid? Dove sono le “oltre 500 assunzioni” promesse? Abbiamo fatto i conti e ne risultano poco più di cento in tutta Genova di cui oltre la metà non hanno ancora preso servizio. 

La Fials punta il dito contro quella che definisce «irresponsabile gestione di questa situazione», e contro la decisione di «attrezzare un discutibile prefabbricato “ospedale da campo / alloggiamento provvisorio” nel posteggio del pronto soccorso di S Martino, invece di aprire nuovi reparti covid all'interno dell'ospedale e/o nelle strutture sanitarie cittadine. Se doveva essere “Ospedale da campo” (o nave ospedale), c'era tutto il tempo per decidere organizzare, per assumere il personale e provvedere alla prevenzione. Non si è fatto quasi nulla sperando che la “seconda ondata” risparmiasse Italia e Liguria, raccontando che “tutto va bene”, corteggiando le pretese di imprenditori grandi e piccoli fino all'ultimo bar all'angolo, giocando allo scaricabarile tra Regioni e Governo e strizzando perfino l'occhio a miserevoli cialtroni negazionisti. C'era da assumere il personale e predisporre le strutture ma non è stato fatto». 

Infine un riferimento alla diffusione dei contagi tra gli operatori sanitari: «Il covid colpisce tutti ma non è né “democratico” né uguale per tutti. Noi siamo esposti in prima fila e non possiamo sottrarci - conclude il sindacato - Sono oltre 40.000 le lavoratrici e lavoratori della sanità contagiati dallo scorso marzo. Sono oltre cento i morti. Cinque in Liguria. Due nella sanità pubblica a Villa Scassi. La situazione è sotto gli occhi di tutti. Di tutto c'è bisogno tranne che della irresponsabile improvvisazione che purtroppo ci circonda».

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