L'Università di Genova premiata per il robot che assiste gli anziani

Si chiama Pepper, ed è stato sviluppato nell'ambito del progetto Caresses, firmato con altre università europee e con tre partner giapponesi: ecco come funziona

Si chiama Pepper, ed è un robot umanoide progettato e programmato per assistere le persone anziane, ricordando loro di prendere le medicine e di avere una vita attiva, mantenendole in contatto con amici e parenti. Non è un caso, dunque, che Pepper sia stato messo a punto nell’ambito di un progetto, Caresses, cui collaborano l’università di Genova, inserita in una regione che ha una delle popolazioni più anziane d’Italia, la Liguria, e tre partner giapponesi (Istituto Avanzato di scienza e Tecnologia del Giappone, Università di Nagoya, Università di Chubu), paese in cui l’invecchiamento della popolazione è più veloce rispetto a quello di qualsiasi altra nazione. 

Il progetto Caresses, partito a gennaio 2017 e sviluppato insieme con l’Università di Örebro, l’Università del Middlesex,  e l’Università di Bedfordshire, è valso all’Università di Genova il  Premio Innovazione SMAU 2019 il prossimo 26 novembre, un riconoscimento che si aggiunge a quelli già ottenuti in ambito internazionale. A coordinare il team di ricercatori dell’Università di Genova è Antonio Sgorbissa, responsabile del progetto e professore di Robotica dell'Università di Genova, che proprio il 26 novembre, in occasione della consegna del premio in streaming, da Palazzo della Meridiana sarà al centro di un intervento su “Sicurezza e qualità della vita nel territorio: monitoraggio ambientale e delle infrastrutture critiche, smart mobility, efficientamento energetico”.

«Il merito di questo premio va soprattutto ai giovani ricercatori del Dipartimento di Informatica, Bioingegneria, Robotica e Ingegneria dei Sistemi dell’Università di Genova che hanno messo la loro intelligenza e la loro creatività al servizio del progetto, hanno lavorato follemente per quasi tre anni per rispettare tutte le scadenze che ci siamo dati - ha detto Sgorbissa . Sicuramente nel futuro i robot saranno sempre più importanti nell’assistenza degli anziani e tenere conto dei bisogni e delle preferenze culturali delle persone è un modo per assisterli in modo più completo, per questo è nato il progetto Caresses e per questo ci lavoriamo con passione e costanza».

Il progetto è stato finanziato dalla Commissione Europea con oltre 2 milioni di euro e dal Ministero degli Affari Interni e della Comunicazione giapponese per 60.000.000 di Yen. Obiettivo principale, sviluppare un sistema di intelligenza artificiale che renda i robot di assistenza agli anziani in grado di tenere conto delle caratteristiche culturali delle persone. Il nucleo del progetto ruota quindi intorno al software, ma ci sono anche aspetti che riguardano l’hardware, come l’integrazione di sensori e altri dispositivi che permettano al robot di capire meglio l’ambiente e le persone con cui interagisce, e l’adattamento del software sviluppato a uno specifico robot. 

La particolarità di Pepper, e di tutti i robot su cui il software verrà installato, è che ha la capacità di adattarsi al profilo culturale e alle abitudini sociali, alimentari e religiose della persona con cui interagisce, adeguando di conseguenza il proprio comportamento per essere accettati dall’anziano. Il che significa anche che sarà dotato di una particolare sensibilità verso caratteristiche della persona come il linguaggio, l’accento, le capacità interpersonali, la capacità di fidarsi degli altri e di essere compassionevole verso gli altri.

Nel Regno Unito e in Giappone i robot sono stati testati nell’interazione con gli ospiti di diverse case di riposo, e durante la fase di test gli assistiti sono stati divisi in un gruppo sperimentale e due gruppi di controllo: il gruppo sperimentale (5 persone indiane e 5 inglesi ospiti nelle case di cure britanniche e 5 in quelle giapponesi) è stato assistito da una versione culturalmente competente del robot, un secondo gruppo di identica composizione (10 persone ospiti nelle case di assistenza britanniche e 5 in quelle giapponesi) ha interagito con robot non culturalmente competenti. 

Infine, un terzo gruppo non ha ricevuto alcun robot. I ricercatori stanno ora analizzando i dati, per verificare fino a che punto la presenza di robot di assistenza, soprattutto se culturalmente competenti, abbia un impatto positivo sulla qualità della vita delle persone e dei loro familiari. Un settore, quello dell’intelligenza artificiale applicata all’assistenza medica e personale, che sta crescendo sempre di più, di pari passi con l’allungarsi della durata della vita e l’aumento di bisogni e necessità legate proprio all’età, questione particolarmente attuale in una città come Genova in cui la “silver economy”, l’economia che si basa sui consumi degli over 65, è stata più volte citata anche dal sindaco come “core business” per lo sviluppo.

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