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Tavoli e sedie sotto la pioggia a De Ferrari per la protesta dei ristoratori: «Possiamo lavorare così?»

La Protesta Ligure torna in piazza per una manifestazione simbolica finalizzata a dimostrare l'inefficacia dei provvedimenti con cui il governo ha consentito le riaperture

Tavoli e sedie in piazza De Ferrari, a prendere posto non clienti, in questo primo giorno di zona gialla della Liguria, ma imprenditori messi in ginocchio dalla crisi covid, ristoratori compresi. Che hanno deciso di scendere ancora una volta in piazza, questa volta con gli “attrezzi del mestiere”, per protestare contro i provvedimenti entrati in vigore a partire da lunedì 26 aprile, giorno della “ripartenza graduale” dell’economia.

A organizzare la manifestazione sono stati ancora una volta gli imprenditori che aderiscono al gruppo Protesta Ligure, che hanno portato a De Ferrari tavoli, sedie, tovaglie e stoviglie, hanno apparecchiato intorno alla fontana e si sono messi a sedere chiedendosi: «Possiamo lavorare così?».

La protesta riguarda - come è ormai noto - i due aspetti salienti della riapertura in zona gialla: il mantenimento del coprifuoco alle 22 e la scelta di consentire l’apertura soltanto ai locali che hanno il dehor. E il meteo, con una pioggerelle leggera ma continua, è servito, ironicamente, a rafforzare il messaggio che i ristoratori vogliono mandare, dimostrando quanto il dehor sia lontano dall’essere una vera soluzione per ripartire.

«Stiamo manifestando per tutte le attività che continuano a essere colpite da questo decreto - ha detto Ivan Spagnolo - Se i nostri clienti vengono a mangiare, si accomodano fuori e poi inizia a piovere, che facciamo? Dentro al locale non li possiamo mettere, li dobbiamo mandare via. Ma il servito sino a quel momento lo facciamo pagare o no? Iniziamo a litigare con i clienti?».

«C’è una scarsa conoscenza del nostro lavoro - prosegue Enrico Nanni, chef di una trattoria di Pegli - Ci stanno praticamente dando un contentino». «Protesto per me, protesto per i miei colleghi che come me non riescono ad avere un dehor e quindi non possono lavorare - è il commento di Riccardo Rebagliati - Non è ammissibile dover continuare a pagare tasse e non avere sicurezze per poter incassare, il coprifuoco alle 10 è assurdo. Ma all'Autogrill si sa...».

«Cerchiamo di eliminare le disparità che ci sono tra ristoranti all’aperto e ristoranti al chiuso, perché anche all’aperto sembra abbiano dato una speranza di riaperture, invece siamo sempre legati al meteo e alle condizioni ambientali - aggiunge Fabrizio Bogo - Non si capisce perché le disposizioni che avevamo prima in zona gialla, e che consentiva di lavorare a pranzo al chiuso, non valgano più e sia stato cambiato tutto. Prima lavoravano con applicazioni, adesso lavoreremo con Meteo.it per avere una situazione meteorologica adatta».

«Io ho lo spazio esterno e ho anche una vetrata che affaccia su una grande terrazza, ma non va bene perché dal punto di vista delle istituzioni deve essere aperta su tra lati, quindi abbiamo rimesso le mani al portafoglio e abbiamo comprato un tendone - aggiunge il titolare di un ristorante del levante - Speriamo che non ricambino idea perché non ce la facciamo più. Sono qui per solidarietà verso i miei colleghi meno fortunati di me».

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