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La "disobbedienza civile" dei ristoratori, anche a Genova locali aperti a pranzo e a cena

Diversi piccoli imprenditori liguri hanno aderito alla protesta nazionale che martedì è culminata con la manifestazione a Roma. La richiesta principale resta quella di ripartire dopo un anno di stop

All’indomani dalle proteste andate in scena a Roma, in Liguria i ristoratori aderenti alla rete Mio (Movimento Imprese e Ospitalità)e a IoApro hanno inaugurato la loro personale protesta riaprendo a pranzo e a cena i loro locali.

Alcuni piccoli imprenditori avevano già tenuto aperto il giorno di Pasquetta, chiudendo nuovamente martedì per evitare di sovrapposti alla manifestazione romana. Le richieste restano le stesse avanzate nei mesi scorsi: apertura a pranzo e possibilmente anche a cena, blocco degli sfratti blocco delle licenze per tre anni e proroga delle sospensioni Abi, con annessi finanziamenti per la ripartenza.

La speranza è che la mobilitazione nazionale possa avere ripercussioni positive anche sulle imprese locali che da un anno ormai lottano con il meccanismo dello “stop & go” e che ormai da settimane, con l’abolizione della zona gialla, sono costrette a fare a meno anche dell’apertura a pranzo. E dopo la "ribellione" di San Valentino, quando alcuni ristoratori avevano tenuto appunto aperto dopo avere scoperto 48 ore prima dell'ingresso in zona arancione, in questi giorni altri imprenditori hanno dunque deciso di tenere aperto: è il caso, per esempio, di un ristorante di via Fiasella che ha anche ricevuto la visita (con contestuale multa) della polizia Locale proprio perché aveva servito clienti non convenzionati con il suo servizio mensa.

Confercenti, intanto, ha lanciato una campagna online con petizione online per chiedere “sostegni adeguati alle perdite realmente subite e ai costi fissi sostenuti, credito immediato e un piano per permettere alle imprese di ripartire in sicurezza. Noi imprese siamo il motore dell’economia e del lavoro - si legge nella petizione - Solo se ripartiamo, riparte l’Italia. Abbiamo bisogno di più di ciò che ci è stato finora dato. 395 i giorni passati dal primo lockdown. 80 milioni di euro il fatturato perduto ogni giorno in più di zona rossa. Accelerare sul vaccino è indispensabile, ma non basta. Serve un "Decreto Imprese" con sostegni adeguati e credito immediato. Soprattutto serve un piano per ripartire. Restituiteci il Futuro: vogliamo tornare a lavorare e lo possiamo fare in sicurezza”.

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