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Gimbe: in Liguria recuperato solo il 14% degli interventi saltati per covid, il dato peggiore in Italia

I dati sulla sanità secondo l'ultimo report della fondazione Gimbe e la replica di Alisa: "Numeri parziali e non comparabili, in Liguria percentuali di recupero tra 90 e 100%"

In Liguria, dopo la pandemia, è stato recuperato appena il 14% degli interventi chirurgici programmati e saltati causa covid, percentuale che la rende, in questo settore, la regione peggiore d'Italia. È il dato che emerge da un report della fondazione Gimbe, che ha analizzato i dati del ministero della Salute regione per regione per quanto riguarda il 2022.

Considerando gli interventi chirurgici ma anche le campagne di screening oncologici e le prestazioni ambulatoriali, in totale in Italia è stato recuperato solo il 65% delle liste d'attesa saltate e in Liguria la media aumenta leggermente rispetto a quella dei soli interventi, ma non basta a ottenere la sufficienza: con il 39% è la quintultima regione in Italia. 

Liste d'attesa

I tempi di attesa per le prestazioni sanitarie costituiscono una delle principali criticità del servizio sanitario nazionale con cui cittadini e pazienti si scontrano quotidianamente, subendo gravi disagi (necessità di ricorrere alle strutture private, migrazione sanitaria, aumento della spesa out of pocket, impoverimento), sino alla rinuncia alle cure con pesanti conseguenze sulla salute. 

"Dei 20,3 milioni di prestazioni arretrate, nel 2022 complessivamente ne sono state recuperate poco meno di due su tre, ovvero il 65% - precisa il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta - e nessuna regione ha raggiunto per tutte le prestazioni le quote di recupero previste dai Por, il Piano operativo regionale".

Secondo il report Gimbe, "i risultati evidenziano un'ampia variabilità nei livelli di performance sia tra le varie Regioni, sia all'interno della stessa regione tra differenti tipologie di prestazioni". Al fine di fornire un quadro complessivo sulla capacità di recupero delle singole regioni, è stata calcolata la percentuale totale di prestazioni recuperate sul totale di quelle inserite nei relativi Por. "Pur trattandosi di tipologie differenti di prestazioni - spiega Cartabellotta - che richiedono un diverso impegno organizzativo ed economico, questa 'classifica' vede sul podio Toscana (99%), Provincia autonoma di Trento (95%) ed Emilia Romagna (91%), e sul fondo Calabria (18%) e Campania (10%)".

Nel gennaio 2022 il ministero della Salute, con le 'Linee di indirizzo per il recupero delle prestazioni sanitarie non erogate in ragione dell'epidemia da Sars-CoV-2', ha individuato tre categorie di prestazioni prioritarie: ricoveri per interventi chirurgici programmati, inviti e prestazioni per le campagne di screening oncologici e prestazioni ambulatoriali. "Seguendo le indicazioni ministeriali - ricorda Cartabellotta - ciascuna Regione ha elaborato un Por dove ha delineato strategie e modalità organizzative per recuperare le prestazioni non erogate durante il periodo pandemico". Il recente rapporto sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti ha reso noti i dati del ministero della Salute sia sul recupero delle prestazioni nel 2022 da parte delle Regioni, sia sul finanziamento utilizzato: dati su cui la Fondazione Gimbe ha effettuato le analisi.

Recupero interventi chirurgici programmati: Liguria maglia nera in Italia

Come scritto, la percentuale nazionale è stata ricavato sommando tre fattori: ricoveri per interventi chirurgici programmati, inviti e prestazioni relativi agli screening oncologici e prestazioni ambulatoriali.

Per quanto riguarda i ricoveri per interventi chirurgici programmati "complessivamente - riporta Gimbe - le Regioni hanno inserito nei Por oltre 512mila ricoveri programmati da recuperare, per le quali il ministero della Salute riporta un recupero stimato di poco più di 338mila (66%). Notevoli le variabilità regionali: dal 92% del Piemonte al 14% della Liguria".

Recupero interventi chirurgici programmati

Su inviti e prestazioni relativi agli screening oncologici, "le regioni hanno previsto nei Por di recuperare oltre 5 milioni di inviti e quasi 2,84 milioni di prestazioni. La rendicontazione ministeriale riporta un recupero stimato di quasi 4,2 milioni di inviti (82%) e poco più di 1,9 milioni di prestazioni (67%) - analizza il report Gimbe -. Notevoli le differenze regionali: per gli inviti si va dal 100% di Piemonte, Valle d'Aosta, Pa di Trento, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Molise e Basilicata al 14% del Friuli Venezia Giulia. Relativamente alle prestazioni, il recupero oscilla dal 100% di Toscana, Pa di Trento, Piemonte e Basilicata al 9% di Calabria e Lazio. Da segnalare che la Regione Umbria aveva già recuperato tutte le prestazioni di screening nell'anno 2021".

Anche nel caso degli inviti a screening oncologici la Liguria non spicca: è penultima in Italia, con una percentuale del 20%. Per quanto riguarda la percentuale di recupero delle prestazioni, invece, è a metà classifica con l'80%, unico dato che la pone sopra la media nazionale.

Recupero inviti screening oncologici

Infine le prestazioni ambulatoriali: in totale le regioni hanno programmato di recuperare quasi 11,9 milioni di prestazioni, di cui ministero della Salute riporta un recupero stimato di quasi 6,8 milioni (57%). "Un dato - osserva Cartabellotta - che ha avuto conseguenze rilevanti sui tempi di attesa delle nuove prestazioni ambulatoriali, e verosimilmente ne continua ad avere, visto che ne rimangono da recuperare oltre 5 milioni". Anche per queste prestazioni si rilevano nette differenze regionali in termini di recupero: dal 100% di Valle d'Aosta, Pa di Trento e Toscana al 7% della Campania.

Anche in questo caso la Liguria, seppur non alle ultimissime posizioni, è sotto la media nazionale: 14esima, con il 36%.

Troppe le differenze tra regioni

"Il monitoraggio del ministero della Salute - conclude Cartabellotta – dimostra che complessivamente che le Regioni non hanno recuperato il 35% delle prestazioni saltate durante la pandemia, per complessivi 7,13 milioni di prestazioni. In dettaglio, 174mila ricoveri programmati, 914mila inviti e 936mila di prestazioni per gli screening oncologici e 5,1 milioni di prestazioni ambulatoriali. Inoltre, i dati restituiscono un quadro molto eterogeneo tra le varie regioni sia sulle percentuali di prestazioni recuperate, sia sul finanziamento utilizzato che non sempre è correlato con le prestazioni recuperate".

Per quanto riguarda la classifica "globale", sul podio ci sono Toscana (99%), Provincia autonoma di Trento (95%) ed Emilia Romagna (91%), e sul fondo Calabria (18%) e Campania (10%) a sottolineare un fossato davvero troppo ampio.

La replica di Alisa: "Numeri parziali e non comparabili, in Liguria percentuali di recupero tra 90 e 100%"

In merito al recupero delle prestazioni non effettuate durante la pandemia e all’abbattimento delle liste d’attesa, Alisa replica che i dati della Liguria sono invece molto positivi e non corrispondono a quanto pubblicato da Gimbe, che ha utilizzato i dati parziali, trasmessi al Ministero. "Nel rapporto della fondazione, infatti, i dati fanno riferimento soltanto al recupero di prestazioni collegate alla legge 234 del 2021 per il piano di recupero delle liste d’attesa, senza considerare le prestazioni effettuate attraverso altri finanziamenti. Nei grafici pubblicati da Gimbe vengono prese in considerazione le prestazioni aggiuntive effettuate attraverso i fondi previsti da quella norma e che ammontano a circa 13 milioni di euro. Si tratta di circa 6000 interventi chirurgici, 160mila prestazioni ambulatoriali e 60mila prestazioni di screening, effettuati attraverso quello specifico finanziamento. Appare inoltre chiaro che, leggendo i dati pubblicati da Gimbe, altre regioni abbiamo invece trasmesso i dati totali delle prestazioni aggiuntive, non solo quelli legati alla legge 234. E questo è immaginabile che sia accaduto per una interpretazione diversa tra le regioni italiane, rispetto alla richiesta dei dati trasmessi. Sarebbe stato pertanto opportuno, prima di pubblicare il report, verificare la comparabilità dei dati che risultano invece palesemente disomogenei".

Per quanto riguarda la Liguria, "per avere un dato complessivo del recupero delle liste d’attesa e delle prestazioni non effettuate nel periodo post-pandemico, vanno considerati nel complesso 40 milioni di euro aggiuntivi di produzione per quanto riguarda gli interventi chirurgici programmati e di circa 66 milioni di euro aggiuntivi per quanto riguarda prestazioni di specialistica ambulatoriale attraverso ricetta del Ssn (prestazioni a Cup). Pertanto, il reale recupero delle prestazioni in Liguria deve conteggiare circa 10.000 ricoveri in più rispetto al 2021 (anziché i 6000 inseriti nei dati pubblicati da Gimbe) e oltre un milione di prestazioni ambulatoriali in più (contro le 160mila indicate da Gimbe). Il dato percentuale di recupero delle prestazioni è di circa il 90% per quanto riguarda i ricoveri e gli interventi programmati (in linea con le prime regioni della graduatoria); si attesta al 100% per le prestazioni di screening (il 20% indicato nella tabella Gimbe fa riferimento a quelle recuperate solo attraverso il fondo della legge 234).  Anche per quanto riguarda le prestazioni ambulatoriali il recupero delle prestazioni si avvicina al 100%".

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