Quarantena e ansia, lo studio di Unige: chi ha vissuto in spazi piccoli ha sofferto di più

Gli esperti dell'ateneo genovese e del Politecnico di Milano hanno condotto un'analisi campione dimostrando che gli spazi hanno influito molto sul benessere psico-fisico

Un italiano su quattro ha sofferto di sintomi ansiosi significativi durante il periodo di lockdown: a confermarlo è uno studio condotto dall’Università di Genova e dal Politecnico di Milano, che ha preso in considerazione le condizioni abitative e il legame con il disagio psico-fisico sperimentato in quarantena.

Stando ai dati raccolti dagli esperti, i sintomi ansiosi sono più ricorrenti se la quarantena è stata trascorsa in una casa di superficie inferiore a 60 mq: il 14% contro l'8,5% di chi non li ha. Dal sondaggio effettuato su quasi 10mila persone è emersa anche una forte relazione tra sintomi depressivi marcati e abitazioni con scarsa illuminazione naturale, basso comfort acustico e termo-igrometrico, locali diurni caratterizzati da un numero limitato di “soft qualities” come opere d'arte o elementi verdi, e infine locali che non garantiscono un'adeguata privacy durante i sempre più numerosi momenti lavorativi di connessione telefonica e video. 

Il 34% di chi ha avuto sintomi depressivi ha confermato di avere trascorso il lockdown in una casa con queste caratteristiche. I risultati delle analisi condotte dimostrano inoltre che chi abita in case con queste qualità indoor scarse corre un rischio due volte maggiore di manifestare sintomi di depressione moderata/severa rispetto a chi ha case più luminose e di qualità.

Anche balconi, terrazzi e logge giocano un ruolo importante, come dimostra il fatto che il 37% di chi ha sintomi ansiosi e depressivi non ne dispone. E anche la vista dalle finestre ha un peso rilevante: risulta più sintomatico chi affaccia su spazi outdoor di scarsa qualità, sia verdi, quali terreni incolti o spazi di risulta, sia costruiti, come parcheggi, strade o capannoni (28% dei casi contro il 17% degli asintomatici). 

Nel corso dello studio è stato anche chiesto come l'ambiente domestico abbia influito sulle loro performance di lavoro o di studio: il 31,2% ha dichiarato che sono state sensibilmente peggiorate dal "nuovo" ambiente. Uno studio importante, dunque, anche per riconsiderare la qualità abitativa e la struttura delle case: flessibilità, igiene e resilienza, oltre che versatilità, saranno importanti che consentire di trasformare gli ambienti di casa in spazi lavorativi accoglienti e funzionali che assicurino anche il benessere psicofisico di chi li abita.

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