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Save the Children: «In Liguria un bambino su 4 vive in povertà»

Lo studio dell'associazione evidenzia il divario tra zona e zona: oltre il 70% dei minori vive nei cosiddetti "quartieri dormitorio", “svuotati” di giorno per effetto dei grandi flussi pendolari verso i luoghi di lavoro

In Liguria il 26,9% dei bambini e adolescenti - poco più di 1 su 4 - vive in condizioni di povertà relativa, parametro che viene utilizzato per misurare le difficoltà economiche in rapporto al livello economico medio dell’ambiente in cui sono inseriti. Situazioni che anche dal punto di vista dell’indice d’istruzione variano moltissimo a seconda dei quartieri: è quanto emerge dalla nona edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio “Le periferie dei bambini”, il volume dedicato alle periferie educative in Italia firmato da Save the Children, l’organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per i diritti dei bambini.

L’associazione ha analizzato il tessuto economico e sociale della Liguria e di Genova in particolare, concentrandosi sullo status delle famiglie. E riscontrando che l’ambiente in cui i bambini vivono ha un enorme impatto nel condizionare le loro opportunità di crescita e di futuro: «Pochi chilometri di distanza possono significare riscatto sociale o impossibilità di uscire dal circolo vizioso della povertà - evidenzia Save the Children - la segregazione educativa allarga sempre di più la forbice delle disuguaglianze, in particolare nelle grandi città come Genova, dove vivono tantissimi bambini, ed è lì che bisogna intervenire con politiche coraggiose e risorse adeguate».

Povertà, in Liguria gli indici più alti del Nord Italia

Minori e istruzione, la situazione a Genova 

Analizzando nel dettaglio la situazione genovese, lo studio ha portato alla luce quello che è stato definito «un divario sconcertante. Stando ai dati Istat del Censimento 2011, rielaborati per la Commissione Periferie, a Genova i 15-52enni senza diploma di scuola secondaria di primo grado variano da zona a zona, passando da aree che segnano lo 0,7% ad altre limitrofe che arrivano a punte del 10,8%, a fronte di una media della città che si attesta al 3,4%.

Tra i quartieri considerati “sensibili”, in cui cioè l’indice di vulnerabilità sociale e materiale è superiore alla media, ci sono il centro storico (considerata di fatto una periferia in centro per le sue caratteristiche), ma anche Sampierdarena, Begato, Cornigliano, Campi, Teglia, Morego e il Cep.

Al Cep, in particolare, è emerso che il 15,9% dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni non studiano, non lavorano e non sono inseriti in alcun circuito di formazione, numero che cala drasticamente in zone centrali come Carignano, dove la percentuale è del 3,9%. Anche i dati dei test Invalsi confermano il divario tra quartiere e quartiere, e ra centro e periferie: secondo i risultati riportati a Genova, le prove hanno avuto miglior esito nella cintura metropolitana.

Quartieri “dormitorio”, a Genova il 70% dei bambini vive in aree considerate periferiche

Save the Children ha analizzato il quadro italiano, scoprendo che quasi 3,6 milioni dii bambini e adolescenti risiedono nelle 14 principali aree metropolitane del paese, e crescono spesso in zone o quartieri sensibili che possiamo definire “periferie” da tanti punti di vista differenti, non solo rispetto alle distanza dal centro città, ma in base ai diversi deficit urbanistici, funzionali o sociali dei territori. 

“Periferie funzionari” vengono considerati, per esempio, i quartieri dormitorio, “svuotati” di giorno per effetto dei grandi flussi pendolari verso i luoghi di lavoro, prive di opportunità e povere di relazioni sociali. Secondo questo criterio, a Genova vivono in aree “periferiche” il 70% dei bambini al di sotto dei 15 anni. Più in generale, prosegue l’organizzazione, quando bambini e adolescenti del Nord si guardano intorno, il 4,3% vedono strade scarsamente illuminate e piene di sporcizia, non respirano aria pulita e percepiscono un elevato rischio di criminalità, un dato che sale al 4,9% nelle grandi aree urbane del Settentrione. Tra i quartieri genovesi con maggiore presenza di bambini ci sono Teglia, Bavari, Campi e San Quirico

In generale, emerge con chiarezza dallo studio il fatto che i minori siano sempre di più ai margini della ricchezza, se si considera che la povertà assoluta riguarda il 12,1% di loro, non fa distinzioni tra bambini e adolescenti (12,4% fino a 3 anni, 11,4% da 4 a 6 anni, 12,3% 7-13 e 11,8%14-17) e pesa sul quotidiano di 702.000 famiglie con minori (10,9%). La povertà relativa riguarda 1 minore su 5 e, a conferma di un trend negativo, chi ha oggi meno di 17 anni ha una probabilità di diventare povero cinque volte più alta rispetto ai propri nonni. 

«È assurdo che due bambini che vivono a un solo isolato di distanza possano trovarsi a crescere in due universi paralleli - ha detto Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children - Rimettere i bambini al centro significa andare a vedere realmente dove e come vivono e investire sulla ricchezza dei territori e sulle loro diversità, combattere gli squilibri sociali e le diseguaglianze, valorizzare le tante realtà positive che ogni giorno si impegnano per creare opportunità educative che suppliscono alla mancanza di servizi».

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