Nuovo ponte e concessioni: che cosa succede ora tra Aspi e il governo

Si avvicina l'inaugurazione del viadotto, e il Mit affida temporaneamente la gestione ad Autostrade. Conte dice che «senza proposta valida, la revoca procede», la Consulta conferma la legittimità del Decreto Genova. In mezzo, tanta polemica

«O arriva una proposta vantaggiosa per lo Stato o procediamo alla revoca, pur consapevoli che comporta insidie giuridiche»: a parlare è il premier Giuseppe Conte, che mercoledì è intervenuto sulla questione concessioni autostradali in un colloquio con il quotidiano La Stampa.

Quella di ieri è stata una giornata infuocata sul fronte concessioni e nuovo ponte di Genova: in mattinata la conferma che il nuovo viadotto verrà affidato, temporaneamente, ad Aspi (con conseguenti polemiche politiche), in serata il verdetto della Consulta sul ricorso che Autostrade aveva presentato al Tar contro la decisione di estromettere la società dai lavori di ricostruzione del ponte, clausola esplicitata nel Decreto Genova. La Consulta, chiamata in causa dal tribunale amministrativo, ha dato ragione al governo: "La decisione del Legislatore di non affidare ad Autostrade la ricostruzione del Ponte è stata determinata dalla eccezionale gravità della situazione”.

Nuovo ponte ad Aspi, Conte: «Decisione sulla revoca entro la settimana»

Non illegittima, e dunque valida, la decisione del governo di tenere Aspi, società che fa capo ad Atlantia, del gruppo Benetton, fuori non solo dai lavori di ricostruzione, ma anche dai collaudi del viadotto. Affidato, però, proprio ad Aspi, come confermato dalla ministra De Micheli in una lettera inviata al sindaco di Genova, e commissario per la ricostruzione, Marco Bucci. Un affidamento temporaneo, e subordinato alla necessità di aprire il ponte costruito in tempi record (poco più di un anno), in attesa di sciogliere il nodo concessioni.

«La vicenda Autostrade si trascina da troppo tempo - ha detto a questo proposito Conte - Ma la procedura di revoca è stata avviata e ci sono tutti i presupposti per realizzarla, perché gli inadempimenti sono oggettivi, molteplici e conclamati. Ci conforta che la Corte costituzionale abbia confermato la piena legittimità costituzionale della soluzione normativa che venne a suo tempo elaborata dal governo».

La procedura di revoca, insomma, va avanti, e il premier lancia un messaggio chiaro: nelle settimane in cui la Liguria è stretta nella morsa del traffico per i numerosi cantieri aperti in autostrada per la verifica della sicurezza delle gallerie, Autostrade deve elaborare una proposta convincente per mantenere la concessione. 

In caso contrario, la concessione verrà revocata. Il che significa, leggendo tra le righe, che a oggi, per il governo, i piani presentati dalla società non sono adeguati. Aspi ha replicato, nell’immediato, scrivendo che «la società ad oggi, non ha mai ricevuto alcun riscontro formale alle proposte inviate all’Esecutivo - definite sulla base delle continue interlocuzioni avute - per la definizione del contenzioso sul Ponte Morandi, né mai alcuna proposta formale è stata formulata dall’Esecutivo stesso».

Autostrade: «Da governo nessun feedback sulle nostre proposte»

La società insiste, sottolineando i fondi messi a disposizione per il nuovo viadotto e il contributo erogato per mitigare in parte i danni causati dal crollo all’economia: «Autostrade per l’Italia, nel corso di questi due anni, ha supportato in ogni modo la realizzazione del nuovo viadotto sul Polcevera facendosi carico della totalità delle spese di demolizione e costruzione. Le risorse complessivamente erogate per Genova, sotto forme di indennizzi e sostegno a cittadini e imprese, sono pari a circa 600 milioni di euro». 

Aspi ha quindi sottolineato gli investimenti previsti per la manutenzione della rete (7,5 miliardi entro il 2023) e ricordato la decisione di ripensare integralmente il management, cambiando i vertici in carica ai tempi del crollo del ponte Morandi e «cambiando il sistema di monitoraggio dei 1943 ponti e viadotti, affidati a primarie società esterne», mentre «è in corso un approfondito assessment delle 587 gallerie presenti sulla rete. Sono stati portati a compimento nuovi rilevanti investimenti, come ad esempio la Galleria Santa Lucia di Barberino del Mugello sulla A1, uno dei più grandi tunnel d’Europa, del valore di 1 miliardo di euro»

«Del programma di investimenti di 14,5 miliardi di euro, Aspi ha definito e presentato al Mit progetti di sviluppo della rete immediatamente esecutivi per 7,4 miliardi di euro (tra cui la Gronda di Genova, che necessita semplicemente dello sblocco del progetto esecutivo), di cui attende il via libera da oltre 20 mesi. Tali investimenti, qualora sbloccati, potrebbero svolgere un ruolo rilevante sul sistema produttivo, soprattutto in questa fase di contrazione del Pil nazionale». La proposta insomma, sembra voler dire Autostrade, c’è ed è stata presentata, ma da parte del governo non ci sarebbero stati feedback.

«Autostrade per l’Italia ha lavorato con la massima determinazione, anche allo scopo di preservare i posti di lavoro dei suoi 7000 dipendenti - conclude Aspi - e intende continuare a svolgere pienamente il proprio ruolo di concessionaria, lavorando nell’interesse pubblico e, al tempo stesso, tutelando in ogni sede i propri diritti». E quest’ultima parte richiama quanto anticipato da Conte, quelle “insidie giuridiche” citate dal premier.

Nuovo ponte ad Autostrade, è scontro politico

La decisione di affidare il nuovo ponte ad Autostrade ha inevitabilmente sollevato ancora più polemiche e confusione. Da un lato il Movimento 5 Stelle, che da 14 agosto 2018, giorno in cui il ponte Morandi è crollato strappando la vita a 43 persone, ha fatto del “revochiamo le concessioni immediatamente” il suo cavallo di battaglia, e si è ritrovato nell'imbarazzo di assistere, a poche settimane dall'inaugurazione, all'assegnazione. Vito Crimi ha chiarito che «non permetteremo che il nuovo ponte venga assegnato ad Autostrade», i Cinque Stelle ligure hanno subito tuonato: «Non confondiamo un adempimento tecnico temporaneo con l’affidamento vero e proprio», sottolineando che “Il M5S non permetterà che il ponte di Genova torni nella mani dei Benetton e di Aspi: la tragedia del Morandi ci ricorderà per sempre le loro vergognose inadempienze e i successivi, quasi goffi depistaggi per nascondere le loro responsabilità».

Il Pd nel frattempo definisce sottotono l'affidamento temporaneo «una scelta logica» in attesa della revoca, mentre il governatore ligure di centrodestra, Giovanni Toti, attacca e punta il dito contro «due anni di bugie», sottolineando che «chiunque gestisca il nuovo ponte, alla fine, non farà la differenza. La differenza, e molta, è fatta dai due anni di bugie, di retorica inconcludente, di proclami, grida manzoniane, come tali mai applicate, dichiarazioni sanguinolente, il gusto di sostituirsi ai giudici nel decretare la verità. E intanto per la tragedia del Morandi e per le sue 43 vittime nessuno ancora ha pagato».

«La differenza la fanno le bugie - prosegue Toti - sapendo di mentire, la propaganda per qualche voto, sapendo che non seguiranno i fatti. La differenza è che mentre si abbaiava alla luna si bloccavano i controlli, gli investimenti e a rimetterci, per cinica utilità di qualche incapace, sono stati i liguri e gli italiani».

In mezzo alla polemica politica, i liguri soffocati dal traffico, gli sfollati del Morandi, che si dicono «basiti», e soprattutto i parenti delle 43 vittime del Morandi, che mercoledì hanno chiarito, tramite la portavoce Egle Possetti, che «l’affidamento ad Autostrade era la cosa più logica per aprire il ponte, ma non si doveva arrivare a questo punto: le concessioni andavano revocate prima, e vanno revocate».

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