Ospedale degli Erzelli, la Cgil: «La sanità deve restare pubblica»

Per il sindacato «forse c’è voluta una pandemia per fare riconoscere il valore del servizio pubblico e l’importanza strategica di una gestione diretta»

A proposito dell'ospedale degli Erzelli, il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti ha preannunciato l’idea che il nuovo nosocomio possa essere gestito all’interno di una partnership pubblico/privato o, meglio ancora, totalmente pubblica. «La Cgil accoglie con soddisfazione le sue parole e auspica che queste siano di preludio ad un deciso cambio di rotta della Regione nei confronti della sanità»: così, in una nota, commentano Igor Magni e Maurizio Gualdi, segretari generali Camera del Lavoro e Funzione Pubblica Cgil Genova.

Sin dall’inizio il sindacato ha «contrastato il processo di privatizzazione del Servizio Sanitario Regionale avviato dalla precedente Giunta, in considerazione del fatto che una conduzione diretta da parte dell’amministratore pubblico permette, libero da logiche di lucro, un maggior adattamento del sistema ai reali bisogni del cittadino ed in questo contesto abbiamo avversato l’affidamento a soggetti privati della conduzione del “futuribile” ospedale degli Erzelli, nonché il suo indirizzo oncologico che lo metterebbe in competizione con il Policlinico San Martino. Seppur presentata come una semplice riflessione quella di Toti è un’ottima notizia che ci fa sperare in un cambio di passo nelle politiche sanitarie regionali. Forse c’è voluta una pandemia per fare riconoscere il valore del servizio pubblico e l’importanza strategica di una gestione diretta».

La Cgil chiede che questo ragionamento e tutta la programmazione del Servizio Sanitario Regionale passino attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati ed in particolare di chi rappresenta chi in quei servizi lavora e chi di quei servizi usufruisce.

«Serve una seria programmazione delle azioni da mettere in campo e degli investimenti che trasformino l’attuale modello “ospedalocentrico” (con i suoi drammatici limiti oggi visibili a  tutti) ad un modello dove si concentri negli ospedali l’alta specializzazione e l’alta tecnologia e sposti sul territorio, vicino alle persone, l’assistenza delle acuzie a “bassa intensità”, realizzi davvero la “presa in carico” delle persone, spesso anziane, affette da patologie croniche, con servizi, il più possibile a domicilio, ed implementi la prevenzione in tutti i suoi aspetti».

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