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I musicisti giramondo che mollano tutto e aprono un'azienda agricola nell'entroterra

La storia di Daniele e Margherita, 32 e 34 anni, che hanno deciso di fare un cambiamento radicale: "La campagna è a misura d'uomo, la vita di prima era troppo frenetica e sregolata"

Dalle notti passate a suonare in tournée alle sveglie all'alba per curare l'orto: così la vita di Daniele Franchi e Margherita Sandi nel giro di un paio d'anni è cambiata, e loro assicurano in meglio. I due musicisti genovesi, rispettivamente di 32 e 34 anni di età, compagni nella vita e nel lavoro, hanno deciso di mollare tutto per aprire l'azienda agricola "Gli Artisti" a Campomorone, facendo la loro parte per salvare quelle zone rurali a rischio abbandono anche in Liguria.

"Ho sempre fatto il musicista di professione - racconta a GenovaToday Daniele, in arte Dany Franchi, chitarrista e cantante blues - ma fin da piccolo ho coltivato la passione per agricoltura e animali. Poi, andando avanti con il lavoro che mi ha portato fortunatamente a girare tanto per il mondo, ho dovuto concentrarmi esclusivamente sulla musica". Anni trascorsi in giro tra Stati Uniti (specialmente Texas) ed Europa per suonare: "Era il mio sogno e sono molto felice di essere riuscito a raggiungerlo". Anche la vita di Margherita gravitava intorno al mondo della musica: un diploma al Conservatorio di Genova, la passione per il fagotto, la presenza in varie orchestre, nella Filarmonica di Sestri Ponente e il lavoro per più di 10 anni come maschera al teatro Carlo Felice. 

I musicisti che fondano un'azienda agricola

Il cambiamento: "La campagna è a misura d'uomo, la vita di prima era sregolata e stressante"

Poi il cambio di passo radicale: cos'è successo? "Ero al top della carriera - racconta Daniele - e proprio a quel punto ho iniziato a sentirmi stanco di quella professione che mi portava sempre in giro. Uno stile di vita entusiasmante ma che può essere anche molto stressante e sregolato, mi pesava anche dover stare dietro alla dimensione 'social', così lontana dalla realtà, per promuovere la mia attività. Insomma, un mestiere che iniziava a starmi stretto: non mi permetteva mai di mettere radici da nessuna parte e mi ero reso conto che stavo tralasciando i miei affetti più cari, sentivo il bisogno di 'disintossicarmi' da una vita che stava diventando troppo frenetica".

Daniele e Margherita, insieme dal 2019, iniziano così a pensare di cambiare vita: "Inoltre - prosegue lui - avendo avuto la fortuna di viaggiare tanto e di vedere culture e società diverse, ho pensato anche all'enorme tesoro della nostra dieta mediterranea, a un diverso modo di concepire e valorizzare quello che mangiamo, in modo più naturale". Il covid poi ha giocato una parte importante: "Sicuramente la pandemia, che ha messo in pausa il mondo della musica, ha accelerato l'idea che già si stava facendo strada dentro di noi, ovvero cambiare strada. Abbiamo trovato dunque nel 2020 il coraggio di pensare a un cambiamento radicale".

Daniele e Margherita si buttano nell'impresa e iniziano prima su terreni di amici e parenti per poi arrivare ad acquistare una casa rurale con terreno a Langasco, frazione di Campomorone dove aprono l'azienda agricola "Gli artisti". Qui producono principalmente ortaggi di stagione con metodi naturali e senza prodotti chimici e vendono le uova delle loro galline. "Facciamo consegne a domicilio in tutta Genova, ma è solo l'inizio. Stiamo pensando a un'attività ricettiva che si possa fondere con la cultura: creare uno spazio in cui si possano mescolare agricoltura, buon cibo e musica. Qui stiamo meglio rispetto a prima, la campagna è più a misura d'uomo".

La collaborazione con il territorio: "Ci sono più giovani rispetto a prima"

Il salto è stato innegabilmente grande. Possono dirsi felici Daniele e Margherita? "Assolutamente sì - dice la coppia -. I ritmi sono cambiati, lo stile di vita anche ma abbiamo guadagnato in salute fisica e mentale. Certo, è un impegno totalizzante e anche qui vanno fatte delle rinunce, ma sicuramente la campagna è a misura d'uomo, ci sentiamo più a contatto con la vita e il territorio, abbiamo una casa che sentiamo finalmente nostra. Avevamo bisogno di stabilità e di un contesto che ci facesse stare bene".

In questo modo, i due fanno anche rete per ripopolare zone che rischiano di essere abbandonate: "Nell'entroterra ci sono molti più giovani rispetto a prima che aprono attività innovative e coraggiose. Quando avevo vent'anni - dice Daniele - mi ero informato perché già pensavo di aprire prima o poi un'azienda agricola mia, ma non avevo trovato molte persone con cui condividere questa esperienza. Oggi, a 12 anni di distanza, è cambiato tutto: c'è un fermento positivo, molte altre aziende sul territorio e cerchiamo di collaborare con tutte per fare rete e aiutarci a vicenda sostenendo la filiera chilometro zero. I giovani ricominciano ad avvicinarsi all'entroterra perché c'è molta più attenzione alla ricerca dei prodotti di qualità, provenienti preferibilmente dal produttore, senza pesticidi. E poi spesso ci si butta su queste attività perché le altre proposte lavorative non sono così entusiasmanti: se lavoriamo sodo, sacrificando tempo e risorse, tanto vale farlo per noi stessi".

Coldiretti: l'allarme per lo spopolamento dei comuni rurali

I giovani dunque riscoprono l'entroterra con entusiasmo, ma questa tendenza potrebbe non bastare se non alimentata a sufficienza. Proprio qualche giorno fa, Coldiretti ha lanciato l'allarme: incoraggiante il numero di turisti nei piccoli borghi, ma gli stessi rischiano l'abbandono perché sempre meno persone decidono di andare a viverci. "Lo spopolamento dei comuni rurali – così Gianluca Boeri e Bruno Rivarossa, Presidente di Coldiretti Liguria e Delegato Confederale – interessa, purtroppo, anche l’entroterra della nostra regione. Tutto ciò acuisce la situazione di solitudine delle aziende agricole, aumentando la tendenza allo smantellamento non solo dei servizi, ma anche dei presidi e delle forze di sicurezza presenti sul territorio".

Nonostante il saldo demografico critico e il progressivo depopolamento dell'entroterra ligure siano preoccupanti, “siamo ancora in tempo per trovare delle soluzioni concrete – continuano Boeri e Rivarossa – ricreando opportunità e occasioni per i giovani, per farli restare o tornare nelle aree interne della nostra regione. Diversi studi certificano che la qualità della vita in ambiente rurale è migliore: anche per questo, dobbiamo creare opportunità di sviluppo e crescita del comparto agricolo, lavorando in sinergia con le istituzioni per concedere ai giovani le agevolazioni e incentivi necessari e sufficienti a far scegliere loro, alla fine, di tornare ad abitare e a vivere alcuni degli scorci più belli e incontaminati della nostra Liguria”.

Cosa dicono i dati

Secondo l'Istat, l’86% dei comuni rurali italiani (quasi 9 su 10) è a rischio abbandono. Si stima che nel 2031 le zone agricole e rurali del Paese ospiteranno solo 9,5 milioni di abitanti: mezzo milione in meno a rispetto a quelli registrati nel 2021. Tra dieci anni appena il 16% della popolazione nazionale vivrà nelle campagne. Un pericolo concreto per il futuro dei piccoli borghi diffusi lungo tutto il Paese, conservati nel tempo anche dalle imprese agricole che si impegnano ogni giorno per assicurare la salvaguardia delle colture storiche, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e il mantenimento delle tradizioni alimentari.

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