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Mercoledì, 30 Novembre 2022
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Migranti, Federico Giacobbe (M5s): "Restiamo umani"

Lettera aperta dal capogruppo del Municipio IV Media Valbisagno per il Movimento 5 Stelle

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di GenovaToday

Riceviamo e pubblichiamo da Federico Giacobbe, capogruppo del Municipio IV Media Valbisagno per il Movimento 5 Stelle, una lettera aperta sul tema dei migranti.

"In questi giorni il Governo sta discutendo e si sta confrontando su ciò che sta succedendo a bordo di alcune navi che hanno attraccato in alcuni porti del sud Italia, appartenenti a Organizzazioni non Governative e i cui naufraghi all’interno, salvati in mezzo al mare sono stati costretti a rimanere ostaggi fino a quest’oggi quando dopo pesanti moniti da parte dell’Unione Europea sono stati evacuati e soccorsi.

Vi scrivo questa lettera perchè al di da delle decisioni e delle ragioni politiche, vorrei capire chi siamo noi, che cosa pensiamo e che cosa proviamo in una fase che sta scivolando verso una deriva umana per certi aspetti inaspettata perchè irragionevolmente fuori dal contesto storico contemporaneo in cui viviamo caratterizzato tutto sommato da una condizione di benessere che prevale nettamente la linea dell’emergenza sui bisogni primari della stragrande maggioranza di noi tutti.

Esiste la netta percezione che la minaccia reale e prioritaria del nostro Paese sia la presenza di altri esseri umani provenienti da altri Continenti ed esiste perchè qualcuno in questo ultimo ventennio ha compreso le nostre paure rappresentate dall’affanosa preoccupazione di non perdere ciò che abbiamo, inculcando in noi la convinzione che essi possano togliercelo.

Una strategia ancestrale ma sempre efficace perchè stimola le naturali caratteristiche umane, quella di incastrare in un limbo e di creare competizione tra le componenti meno abbienti e con meno strumenti intellettivi della società per creare da parte dei potenti un harem ad un piano superiore dotato di un pavimento specchiato che permette a chi sta sotto di vedere solo se stessi riflessi e non chi cè dietro.

Chi sono questi migranti? Sono persone che come tutti noi hanno avuto vita in una terra, che sia da un organismo vivente processato da una abiogenesi, che sia per i credenti dalla volontà di un'entità superiore di partorire esseri a propria immagine e somiglianza, in entrambe le ipotesi non esiste comunque la possibilità che fossero previsti dei confini e soprattutto la condanna ad alcuni di essi a nascere in una parte geografica piuttosto che in un altra e con caratteristiche somatiche che li penalizzasse dalle origini a prescindere dalla propria intelligenza, dalla propria capacità e sopratutto dalla voglia di costruirsi un’esistenza di valore.

Ho letto e sentito cose terribili da persone verso queste altre persone che per come abbiamo concepito e strutturato con il libero arbitrio il nostro Pianeta e la nostra esistenza caratterizzata da linee di Stato e proprietà, hanno avuto solo la sfortuna di nascere nel Continente sbagliato,quello con più risorse ma con meno possibilità di difenderle perché resi deboli da chi li ha colonizzate e scippate per tramutarle in ricchezza per il proprio spazio geografico,quelle risorse che contribuiscono in gran parte a permetterci di avere questo stile di vita.

È da chi ha subito questa ingiustizia quindi che dovrebbe esserci intolleranza verso chi li ha ridotti a vivere in condizioni inumane nel terzo millennio dove le possibilità potrebbero consentirci di vivere in un contesto globale totalmente paritario e sostenibile, e invece inspiegabilmente ci ritroviamo non solo a non aiutarli ma addirittura ad infierire rifiutando di prenderci la responsabilità di rendercene conto perché prenderla significherebbe vergognarsi e non potersi godere in santa pace ciò che oggi noi abbiamo come diritti inconfutabili, mangiare, bere, curarsi, lavarsi, avere la luce,vestirsi, proteggerci dal freddo e dal caldo, avere un lavoro, studiare, vivere in un appartamento,avere e poter usufruire di mezzi di trasporto, andare in vacanza, avere un telefono, fare sport, avere una televisione e un abbonamento ad una piattaforma, avere un computer e poter usare internet,leggere dei libri e potere passare dei momenti di svago e divertimento.

Su quelle navi erano presenti esseri umani, bambini, donne, uomini che scappavano dalla loro casa e dai loro affetti con un'azione disperata per potere provare ad avere una seconda chance dalla vita per gli anni ancora a disposizione o nei casi più disperati,come quelli relativi a chi proveniva dai campi di prigionia in Libia, per scappare alla tortura e alla morte certa.

Su quella nave abbiamo tenuto segregate per giorni persone innalzandoci a giudici supremi,assassini di sogni che hanno il potere di decidere chi merita di diventare un cittadino di serie A e chi deve rimanere un cittadino di serie B, siamo andati ad osservarli,li abbiamo scelti come si fa con le automobili,in base allo stato di salute,al genere,all’età,alle conoscenze scolastiche e alla possibilità di rappresentare forza lavorativa,lo abbiamo fatto mentre stavano male e stavano soffrendo,lo abbiamo fatto per mostrare e per mostrarci i muscoli in nome di una coerenza e di un pugno duro che ci fa esaltare,a noi che viviamo la quotidianità nell’immoralità e nelle sscorrettezze verso il prossimo.

Esiste un problema da discutere come Unione Europea è vero, ma non è un problema che riguarda unicamente la gestione dei flussi migratori provenienti da alcune parti del Mondo e la relativa integrazione ma piuttosto è un problema che interroga la gestione globale di noi tutti che non possiamo trovarci nelle condizioni di vivere con dei dislivelli cosi’sproporzionati e inaccettabili.

Mi interrogo quindi e interrogo voi tutti su cosa vogliamo per il nostro futuro, oggi nel prendere una posizione così netta e decisa con una massa e una narrazione mediatica schierata nettamente su di una posizione diversa, mi inserisco in una minoranza e sperimento sulla mia pelle cosa significhi, mi sento un pò solo, messo in un angolo, sono giudicato, perfino insultato e deriso, ma possiedo il coraggio di espormi, il coraggio di perdere consenso nella mia attività istituzionale e politica che sarei disposto a lasciare da domani mattina se necessario, il coraggio di sentirmi un uomo che sa ancora commuoversi e provare compassione verso un altro essere umano che si trova in difficoltà.

Probabilmente la maggior parte di voi non finirà neppure di leggere questa mia lettera desiderosi di rispondermi e mostrarmi il prima possibile il proprio odio, quell’odio che troppo spesso ci rende più felici che l’amore.

Vi abbraccio tutti".

Federico Giacobbe

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