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Genova tra le città in cui si lavora meglio in Italia: la classifica

La prima classifica italiana sulle migliori Città del Lavoro 2023 - stilata dalla fondazione Aidp - si basa sui 110 capoluoghi di provincia italiani: a Genova verrà consegnato il 'bollino verde' dei comuni in cui si lavora meglio. Ma va veramente tutto così bene? I sindacati da tempo denunciano l'aumento di contratti precari che amplificano a loro volta la povertà

Genova è fra le migliori città italiane in cui lavorare: questo è il dato che emerge da uno studio della fondazione Aidp, promossa dall'Associazione Italiana per la Direzione del Personale.

La prima classifica italiana sulle migliori Città del Lavoro 2023 - stilata con la collaborazione scientifica di Isfort e la supervisione di Nadio Delai, presidente comitato scientifico Aidp - è stilata sui 110 capoluoghi di provincia italiani ed è suddivisa in tre fasce cromatiche: verde, gialla e rossa. Nella prima fascia (verde) i 40 promossi, tra cui Genova; in quella gialle le città che si attestano su valori intermedi; la terza fascia, infine, è quella a cui appartengono le città con i punteggi più bassi.

Genova rientra dunque tra le città in cui si lavora meglio, ed è anche l'unico capoluogo di provincia ligure presente in fascia verde: a Savona, Imperia e La Spezia è stato attribuito il "cartellino giallo". Ma va veramente tutto così bene? Al di là della metodologia di questa ricerca, spiegata più in basso, non manca chi - come i sindacati - fa notare da tempo l'indice di occupazione deve andare di pari passo con la stabilità e uno stipendio adeguato.

La metodologia

Per la definizione della classifica nazionale delle migliori città del lavoro in Italia, sono stati presi in considerazione sette parametri:

  1. i fondamentali economici (livello dei redditi e costo della vita);
  2. servizi di cittadinanza (sociale e sanità, offerta formativa, trasporti e accessibilità;
  3. cultura e tempo libero (offerta culturale e tempo libero);
  4. sicurezza (incidentalità stradale, criminalità, sicurezza sul lavoro, sicurezza sul territorio);
  5. vivibilità ambientale (inquinamento, produzione rifiuti, verde pubblico, condizioni climatiche);
  6. inclusione, diritti e pari opportunità (qualità della vita delle donne, qualità della vita dei bambini, qualità della vita dei giovani, qualità della vita degli anziani);
  7. futuro e innovazione (demografia, impresa, digitalizzazione).

Sulla base della media di questi parametri è stata definita la classifica generale. Nel complesso sono stati utilizzati 57 indicatori.

"La ricerca - spiega Isabella Covili Faggioli, presidente fondazione Aidp - si è posta l'obiettivo di esplorare il tema delle aree territoriali dove si lavora meglio intendendo con questa espressione la valutazione dei fattori interni ed esterni alla condizione lavorativa, analizzando il lavoro come parte integrante della vita. Questi fattori influiscono innegabilmente sulle scelte localizzative di occupazione e professione. Ma l'obiettivo è che la classifica si muova e che le città che hanno spazi di miglioramento lavorino con questo scopo in modo da poter vedere e auspicare, poi, risultati differenti e di soddisfazione per molti. Alle città più virtuose verrà assegnato il bollino di città dove si lavora meglio, ma il nostro obiettivo è che questa classifica si muova, che le tante città che hanno spazi di crescita più o meno ampi lavorino per un miglioramento dei vari aspetti".

Le città divise in fasce

Fascia verde

Le 40 città della fascia verde che hanno ottenuto il riconoscimento "Le città in cui si lavora meglio in Italia 2023" della fondazione Aidp: Milano, Trieste, Udine, Bergamo, Pordenone, Cagliari, Gorizia, Padova, Siena, Cremona, Bolzano, Verbania, Trento, Treviso, Sondrio, Modena, Monza, Brescia, Pavia, Pisa, Firenze, Bologna, Belluno, Lodi, Parma, Prato, Macerata, Lecco, Torino, Ancona, Vicenza, Genova, Forlì, Mantova, Venezia, Ravenna, Piacenza, Novara, Roma, Lucca.

Fascia gialla

 Le 40 città della fascia gialla: Cesena, Cuneo, Reggio Emilia, La Spezia, Verona, Sassari, Ascoli Piceno, Ferrara, Livorno, Aosta, Oristano, Biella, Savona, Varese, Perugia, Pesaro, Rovigo, L'Aquila, Vercelli, Nuoro, Lecce, Arezzo, Bari, Viterbo, Fermo, Grosseto, Potenza, Matera, Rimini, Como, Massa, Rieti, Pescara, Imperia, Terni, Latina, Alessandria, Carbonia, Teramo, Asti.

Fascia rossa

Le 30 città della fascia rossa: Brindisi, Pistoia, Frosinone, Taranto, Palermo, Ragusa, Caserta, Campobasso, Chieti, Vibo Valentia, Catanzaro, Trani, Cosenza, Benevento, Siracusa, Agrigento, Reggio Calabria, Isernia, Salerno, Catania, Caltanissetta, Avellino, Messina, Barletta, Trapani, Foggia, Napoli, Enna, Crotone, Andria.

La questione della qualità del lavoro

Recentemente, proprio in Liguria, la Cgil ha incrociato una serie di dati su occupazione e povertà, arrivando a una conclusione: nella nostra regione, all'aumento del lavoro aumenta anche la povertà. Un paradosso? No, se si guarda alla qualità del lavoro.

“Oltre all’elemento quantitativo si deve valutare quello qualitativo - commenta il segretario generale Cgil Liguria Maurizio Calà -. L’occupazione cresce prevalentemente nei servizi e nel turismo (solo nei servizi, vero cuore dell’occupazione in Liguria con il 76,6% del totale degli occupati, si registra un aumento sull’anno precedente di oltre 21 mila unità), comparti tradizionalmente composti da contratti stagionali o da bassa intensità di lavoro come nei settori delle pulizie o le mense. In queste condizioni, pur lavorando, una famiglia può vivere condizioni di grande difficoltà”.

Analizzando i dati elaborati dalla Cgil, si nota come all’aumento dell’occupazione (nel primo trimestre 2023 gli occupati in Liguria hanno raggiunto quota 612.272) corrisponda l’aumento della povertà: su una popolazione di 1 milione e mezzo di abitanti si stimano in 366 mila le persone a rischio povertà, un quarto circa dei suoi abitanti. La Liguria è la prima delle regioni del nord Italia con questo triste primato (24,3%).

Per quanto riguarda poi solo la città metropolitana di Genova, qualche giorno fa sempre il sindacato ha denunciato un calo di occupazione del 5,5%. In questo quadro in discesa, secondo i dati della Cgil continuano ad aumentare i contratti di lavoro precario mentre calano quelli a tempo indeterminato e determinato.

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