Liguria Pride, in testa al corteo le famiglie arcobaleno: «Bucci nega la realtà»

Sabato 16 giugno la manifestazione per i diritti lgbtqi partirà da via San Benedetto: molti i volti noti che hanno dato il loro appoggio, Cecilia Strada sarà la madrina. E in Liguria si accende la discussione sulle famiglie omogenitoriali

Lella Costa, Cecilia Strada (che sarà la madrina), Enrique Balbontin, Carla Signoris: sono solo alcuni dei volti noti che hanno voluto dare il loro personale patrocinio al Liguria Pride, la manifestazione per i diritti lgbtqi prevista il 16 giugno, e che si aggiungono alle centinaia di persone che nelle ultime settimane, anche alla luce della decisione del Comune di negare quello istituzionale, hanno inviato una loro foto corredata dall’hashtag #ilpatrociniosonoio e #offensiviedivisivi.

La manifestazione è stata presentata in mattinata nella sede del comitato Liguria Colorata Pride, un’occasione per invitare tutta la cittadinanza a partecipare e mostrare «la Liguria della solidarietà e dell’accoglienza, che semina la cultura del rispetto delle differenze, dell’inclusione e dei diritti - ha spiegato Stefano Musso dell’Associazione Famiglie Arcobaleno - Vogliamo dare una risposta forte a chi ha sostenuto che le famiglie omogenitoriali non esistono, facendoci vedere in carne e ossa: il primo anno eravamo 2mila, lo scorso 8mila. Speriamo di essere ancora di più quest'anno».

Slogan di questa edizione del Pride, che quest’anno coglie l’occasione per celebrare il 90esimo compleanno di don Andrea Gallo dedicandogli la manifestazione e partendo proprio da via San Benedetto, è “allerta Pride”: «Abbiamo stabilito tre gradi di allerta: verde, in riferimento a un clima che sta cambiando in Europa e in Italia, dove diverse città, in primis Roma e Milano, si sono mosse o si stanno muovendo per riconoscere i diritti civili e quelli delle famiglie arcobaleno - conferma Simone Castagno del Coordinamento Liguria Pride - ma la preoccupazione resta, ed è per questo che abbiamo citato anche allerte arancione e rossa: monitoriamo attentamente il clima in cui stiamo vivendo, continuiamo a restare in guardia per cogliere segnali preoccupanti, e ci preoccupiamo non soltanto per le parole del neo ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, che ha ribadito che “per legge le famiglie arcobaleno non esistono”, ma anche per le spinte provenienti da movimenti di estrema destra come quelli che recentemente hanno inaugurato nuove sedi proprio a Genova». 

I dati sulle famiglie arcobaleno a Genova e in Liguria

Il tema del riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso, e dei diritti per i loro figli, è d’altronde sempre più attuale: nelle settimane in cui la sindaca di Torino, Chiara Appendino, ha accolto la richiesta di registrare all’anagrafe il figlio di una coppia formata da due donne, in cui il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha fatto la stessa cosa con 9 figli di altrettante coppie di mamme, e in cui anche in Liguria, a Sarzana, il sindaco Alessio Cavarra ha firmato l’atto di nascita di un bimbo figlio di due padri, a Genova l’amministrazione resta saldamento radicata sul rifiuto: Abbiamo incontrato il sindaco Bucci recentemente - conferma Ilaria Gibelli, presidente del Coordinamento Liguria Pride e mamma con la sua compagna di una bimba  - Sono andata, anche a titolo personale, a chiedere che venga riconosciuta la doppia maternità per mia figlia, un modo per consentire a una donna che non ha partorito di vedersi riconosciuto lo status di genitore. La reazione di Bucci ha ben rappresentato le parole del ministro Fontana: per lui la registrazione è un atto vietato dalla legge, anche se ci ha “concesso” di non contestare l’applicazione di una nuova legge nel caso in cui venisse approvata».

Come hanno fatto, dunque, i sindaci di Milano e Torino a firmare l’atto di nascita? «È una questione di interpretazione della legge - spiega Gibelli, di professione avvocato - Le legge 40 del 2004 prevede che anche una coppia non sposata possa fare ricorso alla fecondazione eterologa, ma solo se di sesso diverso. Al momento della fecondazione stessa, però, il partner firma il consenso informato, prendendosi la responsabilità del bambino. E su questo si sono basati i sindaci che hanno registrato le nascite di coppie omogenitoriali: hanno interpretato una legge ormai datata, cosa che il sindaco di Genova si rifiuta di fare. In questo modo però nega la realtà, e resta su posizioni ormai antiquate che limitano il progresso».

A Genova oggi sono 16 le famiglie composte da genitori dello stesso sesso, tutte donne, e 14 i figli. In tutta la Liguria sono 25, di cui 4 sono composte da coppie di uomini: «Abbiamo visto tutelare un embrione su un cartellone, ma mi sono vista rifiutare la tutela di mia figlia - conclude Gibelli - che è invece in carne e ossa, ed è a tutti gli effetti una cittadina genovese. È sconfortante che il sindaco rifiuti non solo di riconoscere mia figlia, ma anche di trascrivere gli atti registrati all’estero. Questo atteggiamento ci costringe a fare ricorso per vedere tutelati i nostri diritti, un percorso lungo, difficile e ancora senza sentenze definitive in Italia. Per registrare mia figlia all’anagrafe sono stata costretta a dichiarare il falso, compilando un modulo che prevede soltanto che si possa apporre una crocetta sul fatto che il bambino è nato dal rapporto con un uomo».

L’appello del Coordinamento Liguria Rainbow, ma anche quello del Consolato degli Stati Uniti, dell’Università di Genova e dei Comuni di Albenga e Finale Ligure (tutti enti che hanno garantito il loro patrocinio) è quello di scendere in piazza e unirsi alla manifestazione che vedrà in testa il trenino delle famiglie arcobaleno: «A Genova ci sarà anche Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno - sottolineano Musso e Castagno - Ha scelto il Pride di Genova per garantire la sua presenza».

Il percorso del Pride

Il Liguria Pride partirà sabato 16 giugno alle 15 da via San Benedetto e si dirigerà verso via Balbi, per poi imboccare le gallerie di Portello e Corvetto con carri, striscioni e palloncini. Da lì scenderà verso via Santi Giacomo e Filippo e via Serra, per poi arrivare in via Fiume e “virare” verso via XX Settembre, percorsa sino a piazza De Ferrari. La manifestazione si concluderà con due appuntamenti, un aperitivo ai Giardini Luzzati e un dj set a partire dalle 23 al Banano Tsunami, al Porto Antico.

Dal Comune la richiesta di pagare straordinari alla Municipale

In occasione del Pride, l'assessorato alla Mobilità del Comune di Genova ha varato un'ordinanza che regola il traffico e la sosta nelle ore in cui il corteo attraverserà le vie di Genova. Il Coordinamento ha però incontrato diverse difficoltà nel coordinarsi con gli uffici, anche solo per stabilire dove installare i cartelli che informano delle deviazioni: «Ricordiamo che il nostro Pride è completamente gratuito e non comporta spese da parte del Comune. Eppure ci siamo ritrovati davanti diversi ostacoli nella manifestazione - aggiunge Laura Guidetti di Non una di meno - Pur essendo riconosciuta come una manifestazione politica per chiedere la tutela dei diritti e avere ricevuto il via libera della Questura, così come molte altre già organizzate a Genova non siamo riusciti a coordinarci con alcun ufficio del Comune, e abbiamo trovato una generale vaghezza nelle risposte. Ci siamo persino visti recapitare la richiesta di pagare gli straordinari di 22 vigili urbani in servizio per il Pride, circa 161 ore: una comunicazione che ci ha colto assolutamente di sorpresa, e su cui lo stesso Bucci alla fine ha fatto marcia indietro».

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