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I lavoratori dello spettacolo in piazza: «Per noi una falsa ripartenza»

Dal mondo del teatro a quello della musica live, tutti a De Ferrari per chiedere un incontro con governo e istituzioni: «Convocateci dal vivo»

Si sono dati appuntamento in piazza De Ferrari, chi con uno spartito, chi con una maschera, chi con uno strumento musicale o un copione: sono i lavoratori dello spettacolo, che hanno dichiarato uno stato di agitazione permanente chiedendo provvedimenti concreti per salvare il comparto e resistere all’impatto causato dall’emergenza coronavirus.

I lavoratori dello spettacolo sono, ovviamente, tra quelli che maggiormente hanno sofferto la crisi e il lockdown: concerti, teatri, sale da ballo, luoghi di aggregazione per antonomasia, sono stati chiusi da subito e a oggi non sono ancora nelle condizioni di poter riaprire e ricominciare così a guadagnare. E a essere in difficoltà non sono solo i performer, ma tutti i lavoratori che ruotano intorno a questo mondo per farlo funzionare. E dunque cameraman, costumisti, facchini, fonici, addetti alle luci, gestori dei teatri privati e molti altri.

In piazza, ognuno nel cerchio disegnato con il gesso sul selciato che li identificava professionalmente, i lavoratori del mondo dello spettacolo hanno ribadito le loro richieste: in stato di agitazione permanente, chiedono un reddito di continuità per poter andare avanti il comparto sino alla ripresa piena dei singoli settori, e ne tuteli e garantisca l’esistenza.

A questa richiesta si aggiunge quella di un tavolo di confronto tecnico-istituzionale «tra lavoratrici, lavoratori, sindacati, governo e istituzioni, che abbia come priorità salute per lavoratori, lavoratrici e pubblico, protocolli di sicurezza, finanziamenti pubblici e strumenti di riforma».

«Qualora non ricevessimo risposta - fanno sapere dall’associazione Professionisti Spettacolo e Cultura - Emergenza Continua, che ha organizzato la manifestazione - preannunciamo la proclamazione di uno stato di agitazione permanente, con Manifestazioni unitarie nelle principali piazze italiane, fino allo sciopero di tutto il comparto e di tutte le azioni che riterremo più opportune».

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