Giornata Mondiale del Donatore di Sangue: dove e come donare in Liguria

Grazie a questo gesto di generosità, il donatore si sottopone, regolarmente e gratuitamente, al controllo del proprio stato di salute

Il 14 giugno di ogni anno si celebra il World Blood Donor Day, la Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, istituita nel 2004 per opera dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa internazionale, della Federazione Internazionale delle Organizzazioni di Donatori di Sangue (FIODS/IFBDO) e della ISBT, International Society of Blood Transfusion.

Come Avis Liguria ricorda, la data è stata scelta in onore di Karl Landsteiner, che con la scoperta dei gruppi sanguigni nel 1900 gettò le basi scientifiche e tecniche della trasfusione moderna. Prima di allora le trasfusioni di sangue erano tentativi dall'esito incerto. Questo ci fa capire ancora di più l'importanza di un gesto, la donazione di sangue, che è allo stesso tempo emotivo e ragionato.

Donare il sangue, specie in questo periodo, è un gesto di solidarietà prezioso: un'azione semplice e sicura per il donatore, che richiede poco tempo, ma che può salvare la vita di un paziente. È un atto che fa bene non solo agli altri, ma anche a se stessi sia a livello psicologico sia perché il donatore è naturalmente stimolato a condurre stili di vita sani e corretti.

Inoltre, grazie a questo gesto di generosità, il donatore si sottopone, regolarmente e gratuitamente, al controllo del proprio stato di salute poiché il sangue viene ovviamente analizzato, e in caso di anomalie viene fornito immediatamente un riscontro.

«Nei mesi di febbraio e marzo 2020 - commenta l'assessore regionale alla Salute Sonia Viale - il Sistema sanitario regionale ha retto bene consentendo di potenziare la scorta strategica di sangue per le maxi-emergenze, che ora conta 200 unità di 0 positivo, 20 unità di 0 negativo e 50 unità di A positivo. Uno dei record maggiormente positivi, garantiti negli ultimi anni, in termini di livelli di sicurezza. I dati complessivi della raccolta associativa in Liguria, nel primo trimestre 2020, hanno registrato per il mese di febbraio 348 unità in più rispetto al 2019, 310 unità ulteriori nel mese di marzo e un incremento di 329 unità nel mese di aprile. La generosità delle nostre donatrici e donatori di sangue è stato uno dei gesti più preziosi che potessimo ricevere durante le fasi più critiche dell’emergenza coronavirus».

Come donare in Liguria

In fondo all'articolo, in allegato, il documento pdf con tutte le unità di raccolta associative afferenti la banca del sangue della Regione Liguria.

Possono candidarsi a diventare donatori tutte le persone dai 18 ai 60 anni. Se si desidera donare per la prima volta dopo i 60 anni, bisogna rivolgersi al medico responsabile della selezione. È possibile continuare a donare fino ai 65 anni e fino ai 70 previa valutazione del proprio stato di salute.

Chi può donare

Alisa, il sistema sanitario regionale della Liguria, informa che l'idoneità alla donazione viene stabilita da un medico mediante un colloquio, una valutazione clinica e una serie di esami di laboratorio a tutela della sicurezza sia del donatore che del ricevente. Le persone in buona salute possono diventare donatori.

I dati di Avis Liguria

I donatori e volontari Avis hanno assicurato anche durante il lockdown la loro preziosa disponibilità e recandosi responsabilmente a compiere quel gesto che era, ed è, fondamentale per la salute di chi soffre.

I dati dicono che nei primi 4 mesi del 2020 si è segnato in Liguria un -3% per quanto riguarda la raccolta di sangue, situazione negativa che ha coinvolto quasi tutte le regioni d’Italia (il dato nazionale è -13,1%).  A causa dell’interruzione degli interventi non urgenti o comunque differibili il fabbisogno di sangue della Liguria nel primo quadrimestre rispetto allo scorso anno è stato -5,6% (il dato nazionale è -12,5%), questo ha permesso di mantenere comunque l’autosufficienza ed anzi incrementare un pochino le scorte, che saranno molto utili nei prossimi mesi.

Nelle sedi Avis è stato inoltre raccolto circa la metà di sangue che ha permesso di salvare coloro che in questi mesi di lockdown per sopravvivere hanno comunque continuato ad avere bisogno di sangue. Nel periodo gennaio-aprile 2020, nonostante l’interruzione degli interventi, il sistema sanitario ligure ha avuto la necessità di oltre 21.000 sacche di sangue per sostenere i malati cronici.

«Questi dati - dice Avis Liguria - evidenziano che non si può e non si deve ridurre o “comprimere” in una giornata la celebrazione del Donatore di sangue, i risultati sono il frutto del lavoro continuo, della serietà del personale sanitario e associativo, della sensibilità dei donatori, e di quanti hanno saputo costruire un sistema basato sulla solidarietà del dono. I risultati non si contano in un giorno o con una differenza aritmetica alla fine dell’anno, ma giorno per giorno deve essere garantita ogni singola sacca di sangue a chi ne ha bisogno. Nei prossimi mesi, come tutte le estati, il sistema trasfusionale dovrà essere nuovamente pronto e rispondere efficacemente alle esigenze dei malati e la prenotazione è stata confermata come la modalità di accesso alla donazione di sangue almeno per i prossimi mesi».

I progetti futuri: un'app e il potenziamento della raccolta di plasma

Avis è al lavoro per la realizzazione di un’app che possa costituire un ulteriore legame tra il donatore e l’associazione, che agevoli e supporti nella gestione delle prenotazioni. 

Un altro aspetto sul quale si dovrà lavorare è la raccolta di plasma: tale componente del sangue può avere indicazioni per uso clinico oppure può essere inviata all’industria per essere lavorata in conto-lavoro e tornare in Liguria sotto forma di farmaci plasmaderivati. Il primo quadrimestre del 2020 ha visto a livello nazionale un calo della produzione di plasma in Italia del -3,73% e nel solo mese di aprile del -11,7% rispetto ai valori dello scorso anno. Tenendo conto che un minore conferimento di plasma all’industria si traduce in un minore ritorno di farmaci plasmaderivati e alla luce del fatto che il 60% del plasma mondiale viene prodotto dagli Stati Uniti, si comprende bene come sia importante per il nostro paese cercare di rispettare gli obiettivi previsti dal piano nazionale plasma 2016-20, attraverso il quale si persegue il raggiungimento dell’autosufficienza nazionale.

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