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Gimyf, il direttore artistico Tazzieri: «Vediamo questa pausa come un'opportunità per lavorare a una ricca edizione 2021»

Parla il direttore artistico del Genoa International Music Youth Festival, costretto nuovamente allo stop dalla seconda ondata di covid-19

«Nel mezzo delle difficoltà nascono le opportunità». Questa frase, attribuita ad Albert Einstein, è diventata per certi versi il "motto" del Gimyf, il Genoa International Music Youth Festival, costretto allo stop per la seconda volta come tutti gli altri eventi.

A settembre sembrava esserci la possibilità per ripartire, poi è arrivata la seconda ondata di coronavirus e tutto si è di nuovo fermato nell'ambito degli eventi e degli spettacoli dal vivo. Anche il Gimyf, dunque, è stato sospeso, ma gli organizzatori del festival non si sono abbattuti, e hanno scelto di lavorare per rafforzare la rete di contatti internazionali e preparare una ricca edizione 2021, nella prospettiva di poter tornare a organizzare eventi in sicurezza l'anno prossimo. Prendendo spunto dall'esperienza presente e continuando anche a sfruttare il web, affiancandolo alle esibizioni tradizionali.

«La musica deve unire, e soltanto uniti usciremo da questa situazione»

Il maestro Lorenzo Tazzieri, direttore artistico del Gimyf, di professione direttore d'orchestra, prima di fermarsi a Genova ha lavorato in tutto il mondo: «Ho diretto in 23 Paesi diversi - spiega - e da ogni esperienza ho potuto vedere i tanti modi diversi che si possono adottare per lavorare con la cultura. Mi piace ricordare il significato della musica soprattutto in Sud America, ricca di realtà di orchestre nate con uno scopo sociale, per coinvolgere i giovanissimi e farli uscire dal disagio. Qui si può comprendere il potenziale enorme della musica, ovvero unire le persone, permettere il dialogo anche tra chi parla lingue diverse o proviene da esperienze differenti. È lo scopo del Gimyf: creare una struttura che serva a unire le culture».

Difficile, però, in un momento in cui non si riesce a essere uniti quasi su nulla: «È un momento storico in cui si avverte un grande senso di divisione, per mille motivi, di migrazione, religiosi, e molti altri ancora. Abbiamo mezzi di trasporto veloci, collegamenti web moderni, eppure non riusciamo a essere uniti. Credo che l'insegnamento finale del coronavirus sia proprio che non ci dobbiamo dividere, perché solo uniti usciremo da questa situazione. Dividersi indicando un capro espiatorio, un colpevole, non ha mai portato a buoni esiti».

Il festival Gimyf 2021: progetti

Insomma, in questa fase l'organizzazione del Gimyf sta pensando all'edizione 2021, ma non resta ferma: «Non siamo stati con le mani in mano - continua Tazzieri - e abbiamo cercato di leggere questo stop come un'opportunità, rafforzando la nostra rete di contatti internazionali. Se prima avevamo 6 protocolli di intesa, ora ne abbiamo 13, abbiamo lavorato per mettere in contatto le Ambasciate Italiane e gli istituti di cultura all'estero e tanto altro».

La partenza della nuova edizione è stata fissata per la prossima primavera, intorno a marzo-aprile, per poi concludersi in autunno. Nel frattempo, esibizioni (come il particolarissimo concerto con artisti da Cile, Georgia, Italia e Russia, collegati ognuno da casa propria) e incontri vanno online. «Non ci siamo fermati e stiamo già progettando il futuro - ripete Tazzieri - anche perché quest'anno abbiamo raddoppiato i finanziamenti del Comune di Genova, e chi riceve i finanziamenti deve produrre. È giusto il finanziamento da parte delle istituzioni, ma chi lo riceve deve farlo fruttare, come in un'impresa».

«Sbagliato snobbare il web, lo utilizzeremo anche in futuro»

Infine il rapporto con l'online, che probabilmente entrerà in gioco anche nel 2021: «È sbagliato snobbare il web - conclude Tazzieri -. Certo, è difficile chiamare "concerto" quello che va solo online, manca il rapporto fondamentale con il pubblico, si può dire che è un'altra forma di comunicazione. Detto ciò, non bisogna demonizzare internet, è una grande opportunità da sfruttare anche quando torneremo alla normalità per estendere la platea e farci conoscere in tutto il mondo. E poi si arriva, in maniera gratuita, a un pubblico differente, quello dei giovanissimi che sono diffidenti nei confronti dell'ambiente teatrale troppo spesso presentato come elitario. Sono pregiudizi che spesso però svaniscono con la conoscenza: e allora ben vengano i clip da mettere su Facebook se poi arrivano ai ragazzi che possono anche solo ascoltare pochi minuti e magari rimanere affascinati».

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