Martedì, 15 Giugno 2021
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Giovani manager più influenti, nella top ten di Forbes anche l'ex assessore Serafini: «Pensate fuori dagli schemi»

Tra i dieci manager più promettenti nel "Public Affairs" di cui, secondo la redazione italiana del periodico statunitense, sentiremo parlare in futuro nel nostro Paese c'è anche la genovese Elisa Serafini, 32enne laureata in economia con un passato nella multinazionale Uber e oggi "Head of Public Affairs" di Glovo Italia

Giovani, di talento e in grande ascesa nel mondo dei rapporti istituzionali. Sono quelli che la redazione italiana di Forbes, il prestigioso periodico statunitense famoso per le sue classifiche, definisce "lobbisti" perché "parlano" con il “sistema”, conoscono l’apparato e sono capaci di creare relazioni, rapporti, strategie e opportunità. Tra i dieci manager "Under 35" di cui, secondo Forbes, sentiremo parlare in futuro nel nostro Paese c'è anche la genovese Elisa Serafini, 32enne, ex Assessore al Comune di Genova, laureata in economia con un passato nella multinazionale Uber e oggi "Head of Public Affairs" di Glovo Italia.

Dopo la sua esperienza a Tursi nella prima giunta Bucci (terminata con le dimissioni dopo circa un anno di lavoro) ha scritto e pubblicato “Fuori dal Comune”, un libro di denuncia e proposta sulla politica locale e sui rapporti tra potere e politica. Tra i tanti progetti (oltre ad aver per anni fatto satira sui giovani della "Genova bene" con il suo blog "Ludo la ragazza genovese”) ha co-fondato il Forum Economia Innovazione, incubatore noprofit di politiche pubbliche e ha lanciato Operazione Vetro, piattaforma che ha l’obiettivo di rendere pubblici i dati sugli appalti pubblici. Recentemente una delle sue battaglie è stata citata anche da Fedez nel famoso monologo del "Concertone" del primo maggio. Serafini era stata chiamata in causa da una candidata della Lega che aveva messo in giro la voce che avrebbe fatto delle iniezioni ai bambini per farli diventare gay, una notizia (ovviamente) inventata di sana pianta che causò diverse problematiche a Elisa. Dalla sua querela si arrivò a una conciliazione con tanto di scuse e un risarcimento di circa 2mila euro, poi devoluto ad Arcigay Genova.

Ma cosa si intende quando si parla di Public affairs? E in cosa consiste il lavoro di Elisa Serafini?  A spiegarlo a Genova Today è proprio l'ex assessore, che alla nostra domanda risponde: «L'Head of Public Affairs è la figura che costruisce la strategia di relazioni istituzionali, comunicazione, public policy, relazioni sindacali e azioni di impatto sociale o responsabilità sociale d'impresa. Mi interfaccio ogni giorno con i protagonisti della democrazia: l'informazione, la politica, i sindacati. Il ruolo che ricopro integra temi di interesse pubblico con processi del mercato e la velocità di una tech-company. Si lavora alla velocità delle aziende, ma trattando temi tipici della politica e del dibattito pubblico: per chi ha queste passioni è l'ideale». 

Forbes definisce i dieci manager dei "lobbisti" lasciando intendere la capacità di "influenzare" chi detiene il potere e prende decisioni anche in campo politico, ma secondo Serafini la definizione è fuorviante: «In realtà io non faccio “lobbying”, ovvero non provo a influenzare decisori politici con proposte di legge. Lavoro con le istituzioni per sviluppare progetti che possano creare valore e al tempo stesso proteggere il mercato. Nell’ambito delle aziende tech una problematica comune è quella della regolamentazione, l’assenza crea vuoti normativi che possono creare situazioni di conflitto, mentre l’eccesso di regolamentazione può portare le aziende a scegliere strade di “fuga”, dalla normativa o dal Paese stesso. In mezzo ci sono ampi spazi per costruire degli ecosistemi che possano integrare le esigenze di investitori, imprese, lavoratori e istituzioni. Di recente ho collaborato, insieme a imprese e sindacati, alla realizzazione di un protocollo contro i rischi di abusi sul lavoro nelle piattaforme digitali presso il Ministero del Lavoro e sto lavorando a progetti con associazioni di categoria e autorità istituzionali». 

Ma come si arriva a essere scelti da Forbes per una classifica? «Sono state raccolte referenze e candidature dalla redazione - risponde alla nostra domanda Serafini - e valutate insieme a un consulente. Penso che con “promettente” la volontà fosse quella di identificare figure giovani ma pronte a farsi strada in questo settore. Nel mio caso, l’aver lavorato sia nel pubblico che nel privato ha costituito un elemento di merito. Io imparo da chi ho intorno, e devo tutto al non essere mai “the smartest person in the room”, come dicono gli inglesi: cerco sempre di imparare da chi ha storie, esperienze o competenze da condividere».

Sette donne e tre uomini nella classifica di Forbes, un segnale preciso in un periodo storico in cui forse qualcosa sta cambiando? «Quando sono stata chiamata da Forbes mi sono permessa di segnalare altre due figure (entrambe donne) che sono state ritenute meritevoli della menzione e che erano già nel radar. Fino ad alcuni fa era molto raro trovare donne in questi ruoli, ora invece è più comune. Probabilmente si va verso un equilibrio, ed è senz’altro un’ottima notizia».

Dopo l'esperienza in Comune rivedremo Elisa Serafini nelle istituzioni o si tratta di una pagina già chiusa? «Io intendo la politica come un servizio temporaneo per la società, non come una professione - sottolinea - . Non mi interessano incarichi o soldi, o scorciatoie per raggiungere posizioni di potere. Quello che provo a fare, come attivista, è promuovere politiche pubbliche che mettano al centro la trasparenza, la libertà (individuale ed economica), e i diritti civili. Tornerò nelle istituzioni se ci sarà la reale opportunità di poter agire in questo senso. Sono sempre pronta a sostenere persone e progetti che reputo meritevoli».

La giovane carriera di Elisa Serafini dimostra che attraverso studi e specializzazioni si possano raggiungere cariche importanti anche in giovane età, come si rimette al centro di un dibattito politico a volte povero di contenuti l'importanza dei percorsi formativi e delle competenze? «Io penso che i  giovani paghino il prezzo di decenni di politiche pubbliche che non hanno saputo programmare e prevedere le condizioni demografiche ed economiche di un Paese che stava cambiando. Ad oggi per dare risposte ai giovani è prioritario, insieme ad altre riforme, riorganizzare programmi e processi di scuole e università: da questioni banali, come orari e calendario (ad esempio per incentivare esperienze di lavoro estivo), al sostegno agli insegnanti meritevoli, ai programmi, che risultano essere ancora troppo distanti dalle esigenze delle aziende. Dobbiamo rimettere al centro il percorso formativo, avendo però il coraggio di metterlo in discussione, nei processi e nei contenuti. Avere cittadini consapevoli è il primo passo per sostenere una democrazia matura».

Da giovane ai giovani, qual è il messaggio di Elisa Serafini ai suoi coetanei che, spesso, si lamentano della propria condizione e della mancanza di opportunità? «L’unico consiglio che mi sento di dare è di “pensare fuori dagli schemi”. In Italia non è culturalmente accettato compiere scelte su lavoro e formazione “diverse” dalla norma, ricominciare a studiare in età avanzata, cambiare percorso di studi o cambiare un lavoro sicuro ma che rende infelici. Ritengo che le esperienze invece, se ben programmate e strutturate, possano aiutare una persona a costruire un futuro in maniera più consapevole. Questo l’ho imparato studiando e lavorando all’estero e parlando con persone di altre culture. Un giovane non deve rendere felici i genitori, o rispettare le aspettative degli amici, ma innanzitutto trovare una strada che dia sostenibilità economica e quanta più serenità individuale. Tutto il resto è un di più». 

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