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Da Genova a Trento per girare un film su Agitu Gudeta, simbolo dell'integrazione uccisa da un dipendente

L'idea della regista e sceneggiatrice genovese Francesca Capra è girare un film sulla figura simbolo di Agitu Gudeta che era fuggita dall'Etiopia a causa del suo attivismo diventando pastora in Trentino

È partita da Genova per raccontare la storia di Agitu Gudeta, pastora etiope simbolo di integrazione ed emancipazione femminile che viveva in Trentino e che, nel 2020, è stata barbaramente uccisa da un suo ex dipendente.

Francesca Capra, regista e sceneggiatrice genovese, sentiva che la storia di Agitu doveva essere raccontata senza soffermarsi sul femminicidio, per non perdere di vista quello che la pastora ha fatto e ha rappresentato in vita.

Chi era Agitu e perché raccontarla in un film

"Aghi" come la chiamavano in tanti, era arrivata a Trento nel 2010, fuggendo dall'Etiopia perché perseguitata in quanto attivista ambientale e sociale e per la sua lotta contro l'espropriazione, da parte delle multinazionali, delle proprietà degli agricoltori autoctoni. In Trentino aveva avviato "La Capra Felice", un'azienda agricola con allevamento di animali da cortile sorta su un terreno prima abbandonato. Tra i suoi prodotti, latticini con metodi naturali e cosmesi a base di una razza autoctona, la capra Pezzata Mochena, coniugando tecnologia e sostenibilità ambientale. La sua attività era stata premiata con vari riconoscimenti, tra cui la Bandiera Verde di Legambiente per il Trentino e il premio di Resistenza Casearia assegnato da Slow Food

"La conoscevo e la seguivo già da prima della sua tragica fine - racconta Francesca Capra - e l'ho sempre trovata un personaggio bellissimo. Adesso, dopo anni dalla sua morte, penso che sia l'ora di far emergere la sua storia. È stato un personaggio da ricordare e da cui lasciarsi ispirare". E per farlo, più o meno un anno e mezzo fa, come prima cosa Capra ha contattato i familiari di Agitu per metterli al corrente del progetto. Dopo aver ricevuto il loro benestare, sono partite le interviste ai parenti e agli amici in Trentino, dove al progetto si è unita anche la sceneggiatrice Francesca Bertoni.

Dalle interviste, Capra e Bertoni hanno ricavato la biografia di Agitu e l'hanno adattata al racconto cinematografico.

"Mi sono immersa nella vita dei pastori per capire quella di Agitu"

Nel frattempo, la regista è entrata in contatto un pastore che ha deciso di prendere alcune delle 130 caprette di Agitu dopo la sua morte. "Ho fatto una sorta di stage - ride Capra - per calarmi nella quotidianità di Agitu. Così sono rimasta diverse settimane nei mesi scorsi, ho seguito il pascolo, poi a luglio mi dedicherò anche alla pastorizia e all'arte casearia. È una vita tosta fatta di sveglie all'alba, pesi da sollevare, animali da accudire a tutto tondo e nel frattempo bisogna pensare anche alla produzione". Nei piani c'è anche una trasferta in Etiopia (dove in parte sarà anche ambientato il film) per immergersi nei luoghi dell'infanzia e del periodo di attivismo della pastora. 

Contemporaneamente, il contatto con i parenti: "Quando Agitu è morta erano rimasti per diverso tempo sotto i riflettori dei media, dunque all'inizio erano un po' scettici. Poi hanno capito che non volevo sfruttare la storia di Agitu, credo veramente nelle sue lotte e nella forza di questa donna che, scappata dall'Etiopia, ha saputo rialzarsi con una sua attività".

"Non parleremo della morte di Agitu: il film vuole celebrarne la vita"

La scelta, come già scritto, è di parlare della vita e non della morte di Agitu: "Molti hanno fatto leva su questo tragico episodio, ma la co-sceneggiatrice Francesca Bertoni ed io vogliamo celebrare la sua vita. Dunque non ci sarà il femminicidio, il film finirà prima, su questo sono stata categorica. Vogliamo emozionare il pubblico, farlo riflettere sulle ingiustizie che ha subito, sulle sue battaglie, ma anche sul suo sorriso e la sua straordinaria reazione. Sarà un inno alla vita".

Adesso Capra e Bertoni stanno intavolando un dialogo con alcune società di produzione, ma pensano che nel giro di poche settimane il progetto sarà meglio definito e potrà entrare in una nuova fase, quella della realizzazione.

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