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Il delitto della freccia finisce su "Non è l'arena": pioggia di polemiche sul programma di La7

Ai genovesi non è piaciuto com'è stata condotta la puntata da parte di Massimo Giletti

"Quello che stiamo per farvi vedere è veramente drammatico": così Massimo Giletti, presentatore del programma "Non è l'arena" su La7, introduce la delicata tematica della vivibilità nel centro storico di Genova, parlando dell'omicidio di Javier Romero Miranda, trafitto dalla freccia scagliata da un residente, Evaristo Scalco. Ma la puntata andata in onda domenica sera non è piaciuta ai genovesi - nè ai telespettatori nè ai cittadini intervenuti - che hanno accusato "Non è l'arena" di aver gestito male la trasmissione, spettacolarizzando i fatti di cronaca senza concentrarsi su un discorso più serio relativo al centro storico.

Come rivedere la puntata di "Non è l'arena"

"Parliamo del cuore di Genova, i caruggi - ha continuato Giletti, dando la linea al suo inviato Danilo Lupo nel centro storico -. Oggi a Genova c'è un procuratore in gamba, Nicola Piacente, che ha preso in mano lui tutta l'indagine con i carabinieri perché sa che quello che è successo lì non è banale ma è un elemento di attenzione. Ma ci voleva il morto per scoprire questa situazione?".

Prima il conduttore si concentra su una bandiera tricolore appesa fuori dalla finestra di Scalco, poi viene fatto parlare (poco) il giornalista del Secolo XIX Giovanni Mari che inizia un ragionamento più complesso sul centro storico, infine Giletti manda in onda anche diversi spezzoni di video filmati dai residenti nel tempo, che mostrano il degrado e il chiasso dei "bagordi" nei carurggi in piena notte: "Noi qui viviamo e lavoriamo - dice davanti alle telecamere Andrea Piccardo, noto commerciante del centro storico - le nostre attività non si fermano mai, ogni giorno organizziamo feste, movimentiamo il quartiere con attività culturali, il problema è che queste cose le facciamo tutte da soli. Non abbiamo nessuna interlocuzione con chi dovrebbe amministrare". 

Giletti incalza: "C'è poca gente davanti alla telecamera. Quando dico che lo Stato siamo noi, dico che noi dobbiamo scendere in piazza per difendere la nostra libertà, la democrazia e il rispetto. Se stiamo sempre zitti e silenti non cambierà mai nulla. Io adesso vi faccio vedere le immagini terribili dell'omicidio, non giustificherò mai una follia del genere ma se si arriva a un'esasperazione del genere è molto difficile...". Il conduttore invita gli spettatori ad allontanare i ragazzini dalla tv e mostra i video del momento in cui la freccia colpisce il corpo di Javier Romero Miranda, con tanto di resoconto dettagliato. 

I cittadini provano a parlare ma dopo poco tempo vengono nuovamente interrotti da Giletti che chiama anche in collegamento l'infettivologo Matteo Bassetti, e dopo qualche battuta ringrazia i cittadini che sono intervenuti e introduce un altro tema. "Non bazzico Genova frequentemente - conclude il presentatore - sono stato tre volte a Genova e in quei caruggi non ci torno più, non si respirano, a certe ore, climi molto belli".

Le reazioni

"Lo dico a voce alta. La trasmissione 'Non e’ l’arena' di Giletti sul centro storico è stata vergognosa. Io da genovese non la guardo più, intanto per sentire sproloqui detti a casa a voce alta preferisco cantare sotto la doccia" è il commento di Francesco Maresca, assessore al Porto del Comune di Genova.

"Siamo stati invitati a partecipare in diretta alla puntata - scrive su Facebook Christian Spadarotto, presidente dell'associazione di via del Campo - l'obiettivo era quello di portare una testimonianza costruttiva come abitanti del centro storico. Purtroppo non abbiamo avuto la possibilità di farlo perché si è deciso di interrompere il collegamento repentinamente. Signor Giletti, il messaggio che ha voluto trasmettere e le modalità di analisi che ha utilizzato ci imbarazzano. Viviamo in un luogo meraviglioso, patrimonio non solo dei genovesi ma di tutta l'umanità. Siamo orgogliosi della nostra città e non permettiamo a nessuno di utilizzarla come fosse un teatrino. La disponibilità che abbiamo offerto svanisce ora: non ci venga mai più a cercare. Sdegnati per quanto visto, esprimiamo nuovamente tutta la nostra vicinanza ai famigliari della vittima".

"Ci hanno tenuti in ballo per tre giorni - scrive Andrea Piccardo, che era tra le persone che hanno parlato in trasmissione - perché volevano parlare del centro storico di Genova e noi siamo andati anche solo per dare una voce un po' difforme dal chiacchiericcio di quelli che ora si parlano addosso tornando a parlar di pattuglioni, sicurezza e teli fonoassorbenti. La trasmissione è "Non è l'Arena" di Massimo Giletti. Ci hanno fatto firmare una liberatoria ad inizio trasmissione quindi mettendoci in ansia su quello che avremmo potuto dire o fare. Impossibile parlare perché il computer che avevamo davanti trasmetteva in ritardo quello che noi avevamo appena detto, creando un effetto doppler confondente. Abbiamo aspettato un'ora e mezza e a quel punto avevamo sforato. Il giornalista, Dario, ha fatto 2 domande a Giovanni Mari che facendo un po' di storia ha spiegato per filo e per segno il quadro generale. Poi il giornalista, Dario ha chiesto a me, per tre volte sono andato da un'altra parte rispetto alle domande tendenziose. Non dev'essergli piaciuto quello o forse erano in ritardo perché a quel punto hanno staccato il collegamento e ciao belli. Io una maleducazione simile non l'avevo mai vista ma voglio dire una cosa: una posizione va presa. Non si può più sentire gente che parla di pattuglioni, movida, spaccio senza aver alcuna cognizione di cosa stia parlando".

"Le parole sono importanti, dicevamo - spiega lo staff di Book Morning, libreria indipendente del centro storico -. Come quelle scelte dalla maggioranza dei media per raccontare questo caso (che ci hanno ricordato, troppo, quelle usate nei casi di violenza e stupro): Javier Romero Miranda non aveva una gonna troppo corta, ma era ubriaco, molesto, indecoroso e il suo assassino esasperato, un uomo perbene che ha perso il senno. Non esistono "ma" o "però" di fronte a un omicidio, la colpa non è mai della vittima. O come quelle di un noto giornalista che in prima serata ha tenuto a precisare che non frequenterà più i vicoli di Genova. Quei vicoli che, lo ribadiamo, sono complessi e meravigliosi, un patrimonio inestimabile di bellezza e diversità, e sono resi sicuri anche dalle persone che scelgono di frequentarli, viverli, in maniera sana. Sono importanti, infine, le parole degli abitanti che conoscono e vivono il quartiere, e che meritano ascolto e rispetto".

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