Lavoratori delle pulizie in corteo: «Rischiamo la vita per 5 euro l'ora»

I lavoratori si sono dati appuntamento in piazza della Vittoria con striscioni, cartelli e bandiere per protestare contro il mancato rinnovo del contratto nazionale e le condizioni in cui devono svolgere anche lavori di sanificazione

Anche i lavoratori del comparto pulizie, servizi integrati e multiservizi scendono in piazza per protestare contro il mancato rinnovo del contratto nazionale e le condizioni in cui lavorano in periodo di emergenza coronavirus.

I lavoratori si sono dati appuntamento in piazza della Vittoria con striscioni, cartelli e bandiere, e poi si sono mossi lungo via XX Settembre, formando un lungo serpentone “statico” per rispettare le norme anti covid. 

L'obiettivo era essere convocati dai capigruppo in Regione, ma una delegazione di sindacalisti e lavoratrici, mentre si recava in Consiglio Regionale per l’appuntamento, ha incontrato in maniera casuale il presidente della Regione Giovanni Toti, che si è fermato ad ascoltare le ragioni della protesta. Toti ha voluto prendere un impegno, e cioè accelerare le attività di screening e prevenzione per le lavoratrici e i lavoratori che operano negli appalti della sanità ligure.

Le organizzazioni sindacali hanno incontrato anche i capigruppo regionali e dall’ incontro, avvenuto all’esterno del Consiglio, è emerso un impegno verbale e scritto attraverso un ordine del giorno «attraverso il quale gli stessi si faranno parte attiva presso il governo affinché vengano richiamate le associazioni datoriali rispetto agli impegni presi con le organizzazioni sindacali a tutela degli addetti del settore - spiegano i sancati - Li chiamano “cavalieri” ma hanno bisogno di risorse per vivere dignitosamente. A tal fine i capigruppo in Regione hanno impegnato il presidente e la Giunta regionale».

In Liguria gli adetti del comparto pulizie sono circa 40 mila, persone che da oltre sette anni aspettano il rinnovo del contratto nazionale di lavoro e che in questi mesi si sono ritrovati a svolgere il loro lavoro in maniera più rischiosa, occupandosi anche di sanificazioni.

Per la giornata del 13 novembre i sindacati hanno proclamato anche uno sciopero, con presidi e manifestazioni in tutta Italia.

«Lo sciopero generale di settore - spiegano Filcams Cgil Fisascat Cisl e Uiltrasporti - è la risposta all’indisponibilità delle associazioni datoriali Anip Confindustria, Confcooperative Lavoro e servizi, Lagacoop Produzione e Servizi, Unionservizi Confapi, Agci Servizi e delle imprese del settore a rinnovare il contratto collettivo nazionale. Un silenzio assordante inaccettabile»

«Le lavoratrici e i lavoratori dei servizi in appalto di pulizia e sanificazione svolgono un ruolo essenziale per il contenimento del contagio nei presidi ospedalieri, nelle rsa, nelle case di cura, nelle scuole, nelle università, nei tribunali, nelle fabbriche e negli uffici pubblici e privati - proseguono i sindacati - esponendosi in prima linea per garantire l’accessibilità dei luoghi che senza la loro opera, non sarebbe possibile».

«Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti puntano il dito contro il dietrofront delle rappresentanze datoriali del settore che opera prevalentemente negli appalti pubblici. Non rispettando gli impegni e gli affidamenti, hanno fatto saltare tutti gli incontri programmati, producendo una strumentale dilatazione dei tempi negoziali, mettendo in discussione diritti e tutele e la definizione di un aumento salariale congruo e dignitoso - conclude la nota - Tutto questo nonostante molte imprese, con la pandemia, abbiano incrementato in modo consistente lavoro e fatturato, continuando a sfruttare il senso di responsabilità, il grande impegno, i sacrifici, la professionalità e la dedizione di centinaia di migliaia di lavoratori, per il 70% donne, con salari esigui, orari spesso ridotti, carichi di lavoro pesanti e condizioni di lavoro difficili in molte realtà. In questo scenario è inaccettabile che si continui a impedire il rinnovo del contratto nazionale, che finora ha permesso a molte imprese “risparmi” milionari, scaturiti da sette anni e mezzo di mancati adeguamenti delle retribuzioni dei lavoratori».

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