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Coronavirus, ipotesi zona rossa per le feste di Natale: i piani per Genova e la Liguria

Anche a Genova nel weekend folla nelle vie dello shopping e assembramenti. Il Governo valuta se stringere le misure per le feste come accaduto in Germania, Toti resta dell'idea di concedere maggiore libertà

La nuova stretta è attesa, pare, per Natale. In giornate in cui si parla di aumentare la libertà in tema di spostamenti, almeno per le giornate del 25 e del 26 dicembre e tra i piccoli comuni, il governo si è riunito d’urgenza per un nuovo punto sulla diffusione del contagio da coronavirus e sulla possibilità di inasprire ulteriormente le misure per contenerlo.

Domenica sera la maggioranza si è riunita per discutere di ciò che è andato in scena un po’ in tutta Italia nel secondo weekend di dicembre: vie dello shopping prese d’assalto e inevitabili assembramenti. E se da un lato si pensa ad aprire agli spostamenti tra comuni con meno di 5.000 abitanti (che con il blocco previsto per Natale, Santo Stefano e Capodanno potrebbero rimanere isolati), dall’altro si preannuncia un’ulteriore stretta contro gli "insopportabili assembramenti”, come li ha definiti il commissario per l'emergenza Domenico Arcuri.

Nelle ultime ore, complice la riunione di domenica, le indiscrezioni e le ipotesi hanno iniziato a rimbalzare. La maggior parte riferisce di una nuova stretta proprio per Natale, con un'Italia di fatto tutta in zona rossa nei festivi e prefestivi, soprattutto perché dopo alcuni giorni di plateau e di timido calo, i contagi hanno iniziato a risalire dappertutto, insieme con i morti. E il fatto che in Germania la cancelliera Merkel abbia già annunciato un lockdown integrale a partire dal 16 dicembre proprio in vista di pranzi e cenoni sembra avere provocato una nuova riflessione, soprattutto in vista dell’ormai predetta terza ondata.

La giornata di domenica è stata, d’altronde, incentrata su due argomenti principali: da un lato gli assembramenti per lo shopping, dall’altro la campagna vaccinale contraddistinta da una primula che dovrebbe partire nei primi mesi del 2021. Il timore che una terza ondata colpisca ancora più duramente delle prime due per un’eccessiva libertà nel periodo natalizio resta alto, e le prossime due settimane saranno decisive.

La necessità di tenere sotto controllo spostamenti e assembramenti si scontra infatti con il periodo di caccia ai regali, voglia di uscire dopo mesi di restrizioni e desiderio di riunirsi intorno al tavolo per pranzi e cenoni. E lo scenario, per le feste, è variegato: si va da un lockdown da zona arancione, con bar e ristoranti chiusi a pranzo e divieto di uscire dal proprio comune a uno "intermedio" caratterizzato da un coprifuoco anticipato - magari alle 20 - sino a quello più severo: chiusura di bar, negozi e ristoranti e obbligo di restare nei confini comunali. 

Covid e Natale in zona rossa, Toti: «Surreale»

In Liguria il presidente della Regione, Giovanni Toti, rientra nel gruppo di chi chiede un po' più di libertà per le feste, e lunedì mattina si è scagliato contro l'ipotesi zona rossa definendo «surreale l’idea di un nuovo lockdown per Natale, preannunciato dal Governo quasi con piacere penitenziale. Come se si dovessero punire gli italiani che hanno voglia di acquistare qualche dono per rendere meno amare queste feste».

«Trovo assurda la pretesa di dividere il Paese tra chi combatte il virus e chi guarda all’economia in crisi: come se consentire ai negozi, ai ristoranti, ai bar e a tante altre aziende di sopravvivere, dove il contagio lo consente, fosse un peccato - ha aggiunto Toti, oggi attesa a Sarzana e alla Spezia - Forse lo e? per chi sogna un Paese fatto di reddito di cittadinanza. Peccato che in Italia ci siano 5 milioni di poveri in piu? e quando a marzo teminera? il blocco, che impedisce ora i licenziamenti, andra? ancora peggio. Basta con questa pandemia emotiva, dove un giorno si apre e il giorno dopo si chiude sulla base di una foto, degli umori sui social o della paura del momento. Gli italiani sono persone serie. Sicuramente piu? di chi decide sulla base delle paure o, peggio, della paura della propria responsabilita?».

Le decisioni del Governo d'altronde prevaricherebbero quelle regionali in termini di chiusure: se Conte optasse per la stretta, anche la Liguria dovrebbe adeguarsi. Differente il discorso, invece, nel caso in cui la spinta a chiudere arrivasse dall'interno. Già all'inizio della seconda ondata era stata adottata un'ordinanza più restrittiva sia per Genova - partendo dal centro storico - sia per La Spezia.

Il sindaco Marco Bucci aveva firmato a novembre un’ordinanza più restrittiva (proprio perché i dpcm lo consentivano) per allungare il coprifuoco solo nel capoluogo ligure e istituirlo dalle 21 alle 6 del mattina. Il provvedimento è scaduto a fine novembre, e anche Genova è tornata all'orario nazionale 22-5.

A oggi non si è parlato ancora di ordinanze specifiche per estenderlo nuovamente, in attesa - con tutta probabilità - delle decisioni del Governo. Di certo c'è che anche nel capoluogo ligure sabato e domenica le vie dello shopping sono state prese d'assalto, e non sono mancate polemiche sull'apertura dei negozi e la chiusura, invece, di ristoranti e bar alle 18. Anche le passeggiate, ormai riaperte, e i parchi sono stati meta di gite domenicali, complice il bel tempo e le temperature più miti: da corso Italia ai parchi di Nervi passando per il Porto Antico (dove è stata anche aperta la pista di pattinaggio), tantissime persone hanno approfittato della domenica di sole per uscire.

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