Venerdì, 24 Settembre 2021
Coronavirus

Covid, la genovese in lockdown a Londra: «Scioccante la smania di tornare a casa, il rischio è esagerato»

Bianca Razzetti vive e lavora nel Regno Unito da 7 anni. Già a settembre aveva deciso di non rientrare in Liguria, vista la situazione complessa. E la mutazione del virus l'ha convinta definitivamente

«Vivo a Londra ormai da 7 anni, e quest’anno sono ovviamente bloccata qui fino a data da destinarsi»: Bianca Razzetti ha 30 anni, a Londra fa la project manager per un’azienda di arredamento, ed è una dei tanti genovesi che hanno scelto la Gran Bretagna per vivere e lavorare. Persone che in questo periodo devono fare i conti con un lockdown ancora più rigido dopo la scoperta di una variante della covid-19 nel Paese, e che devono rinunciare a tornare a casa dalla famiglia.

Con Bianca parliamo infatti all’indomani dell’ordinanza firmata dal Ministero della Salute con cui si stabilisce, da domenica, il blocco dei voli dal Regno Unito verso l’Italia, il divieto di ingresso e transito in Italia per le persone che negli ultimi 14 giorni hanno soggiornato o transitato nel Regno Unito, e l’obbligo, per chi è già arrivato (nei 14 giorni precedenti all’ordinanza) di comunicare l’ingresso nel territorio nazionale al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria del territorio per fare il tampone.

La Asl 3 genovese ha già iniziato a contattare tutte le persone che risultato arrivate dal Regno Unito per tracciare, identificarle e programmare i tamponi. A domenica erano 4 le persone in sorveglianza attiva, soggetti che avevano scelto - prima dell’ordinanza di Speranza - di non fare il tampone, ma di mettersi in isolamento volontario controllato una volta arrivate in Italia. Tutte le altre persone testate sino a oggi sono risultate negative al tampone, ma lo screening prosegue.

Bianca, lei sarebbe tornata a casa prima del blocco imposto da Speranza?

Io avevo già deciso di non tornare a Genova per Natale a fine settembre. Ho visto quanto ho vissuto nell’ansia il tornare a Genova una settimana i primi di settembre, e quanto altalenanti fossero le compagnie dei voli che spostavano i voli in continuazione. Cosa che naturalmente non aiuta avendo delle ferie fissate. E poi diciamo che il pensiero di fare da untrice mi fa pietrificare e posso aspettare a vedere la mia famiglia e i miei amici finché questa situazione non si placherà.

La mutazione del virus è oggi uno degli argomenti più “caldi”, e il timore che il vaccino possa non funzionare adeguatamente cresce. Lei ha paura?

Sono ovviamente pro vaccino e spero che, nonostante la mutazione, i nostri esperti abbiamo ragione a rassicurarci dicendo che copre anche le mutazioni minori del virus. Del virus di per sè non ho particolarmente paura: mi fa più paura andare a lavoro in bici tutti i giorni e rischiare di venire messa sotto e non poter essere ricoverata in ospedale causa pienone malati covid. 

Come ha vissuto la pandemia a Londra?

Qui la situazione è sempre stata gestita malissimo: ancora adesso, a Tier 4 (il massimo livello di attenzione, come la zona rossa in Italia, ndr) in azione. Le regole sono sempre state blande e non ho mai visto fare controlli se non all’interno di qualche negozio, dove hanno iniziato a mettere la security che controlla che ci si disinfetti le mani e si indossino le mascherine. All’aperto poi è un delirio: Oxford Street e Regents Street fino a prima del lockdown sembravano quelle dell’anno scorso senza pandemia in corso. 

Si è parlato molto, soprattutto durante la prima ondata, dello scetticismo di Boris Johnson e delle misure adottate in ritardo per contenere il contagio. Come hanno vissuto la pandemia i cittadini britannici?

Sempre più tranquillamente di noi italiani, devo dire. Forse solo adesso, al terzo lockdown e a Natale “cancellato”, come dice Boris Johnson, si rendono conto che forse qualcosa che non va davvero c’è. Non ci sono state “sommosse” come alcune viste in Italia, ma la gente non riesce a stare lontana dal pub, appena vengono riaperti. E qui a Londra, essendoci molta gente tra i 20 e i 30, ho visto in prima persona come trovino escamotage per vedersi magari fuori da un locale che serve da bere da asporto e passare la serata li in grupponi. E avessi visto una volta la polizia fare qualcosa.

Tra loro magari ci sono anche persone che le hanno provate tutte per tornare a casa, in Italia, per Natale.

Io non capisco, a essere sincera, le persone che smaniano per tornare dalle loro famiglie con persone anziane: c’è un rischio esagerato.

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