Coronavirus, caccia ai posti letto e timori per le rsa: proteste a Coronata

Una modifica a una delibera dii Alisa consente di trasformare alcuni reparti di strutture sanitarie protette in reparti per pazienti covid a bassa intensità. E i parenti di quelle già individuate sono sul piede di guerra

Un ingresso di Villa Immacolata, a Coronata

Un’altra giornata infernale nei pronto soccorso e negli ospedali genovesi, quella di giovedì, e venerdì non inizia meglio: 111 pazienti in osservazione breve intensiva al Villa Scassi, 60 persone in visita a Galliera e San Martino alle 9, ambulanze e centrale operativa del 118 che tentano di arginare il flusso di pazienti che arrivano in ospedale con sintomi da covid e quelli che hanno altre problematiche.

La situazione, stando a quanto chiarito dai vertici regionali, non sarebbe fuori controllo, ma certamente è critica, e Regione e Alisa sono alla ricerca di posti letto da dedicare alla media-bassa intensità di cura. Posti letto per quei pazienti, insomma, che non hanno bisogno di assistenza medica specializzata e farmaci ad hoc, che non hanno bisogno della terapia intensiva e di aiuti a respirare, ma che sono malati e necessitano comunque di un monitoraggio.

La residenze sanitarie protette sono, a quanto pare, le strutture che Regione e Alisa hanno individuato, insieme con alberghi vuoti, per accogliere questa tipologia di pazienti. Lo consente la revisione del 7 ottobre 2020 della delibera di Alisa che riguarda “l’attivazione di aree sanitarie temporanee: struttura residenziale sociosanitaria extraospedaliera per pazienti fragili non autosufficienti covid-19 positivi”.

La modifica approfondisce la disciplina dell’attivazione di aree sanitarie temporanee “sia all’interno sia all’esterno di strutture di ricovero, cura, accoglienza e assistenza, pubbliche e private, o di altri luoghi idonei per la gestione dell’emergenza covid-19”, stabilendo di adibire, appunto, alcune rsa al ricovero di “soggetti fragili non autosufficienti con sintomatologia covid19 medio lieve, non assistitili a domicilio o per i quali non sia possibile il rientro presso strutture sociosanitarie extraospedaliere nelle quali erano precedentemente ricoverati”.

Tradotto, Regione e Alisa hanno individuato delle strutture sanitarie protette in cui poter realizzare delle aree “buffer” in cui isolare i positivi o in cui ricoverare pazienti covid-19 che necessitano di assistenza non ospedaliera, e che verrano “separate dall'attività abituale, con accesso separato, personale dedicato, spazi e dispositivi autorizzati a norma di legge”. Personale dedicato, si spiega nella delibera, che deve essere reperito dall’ente gestore, e dunque direttamente dalla direzione della rsa.

L’iniziativa ha suscitato apprensioni e paure in chi ha persone care ricoverate in struttura come sottolinea un genovese che ha ricevuto nei giorni scorso da parte della direzione sanitaria della rsa in cui è ricoverata la nonna la comunicazione che verranno ospitati nei prossimo giorni sino a 20 pazienti covid: «Penso che le case di riposo avrebbero dovute essere l'ultimissima spiaggia, pure in modalità ultra sicura, visto quanto già accaduto - riflette - Capisco le esigenze e mi fido ciecamente del personale sanitario della casa di riposo di mia nonna, ma basta un minimo errore umano per causare un focolaio tra persone anziane già a rischio. Come, appunto, già accaduto»

Il ricordo è infatti quello delle rsa blindate per contenere il contagio, e delle tante vittime registrate soprattutto tra gli anziani, molti ospiti di strutture. Il presidente della Regione, Giovanni Toti, sulla questione è stato interpellato dalle opposizioni, che tra le altre cose hanno chiesto anche chiarimenti sulla possibilità di usare le rsa per il ricovero di pazienti covid. 

«Regione Liguria ha attivato, grazie anche al braccio operativo della Protezione civile regionale, le procedure di alleggerimento dagli ospedali dei pazienti Covid positivi non gravi che, superata la fase acuta, per diverse ragioni non possono rientrare nelle loro abitazioni. Per questi pazienti, che necessitano di cure a bassa intensità (senza ossigeno), sono attive due strutture alla Spezia e una a Savona per un totale per circa 100 posti letto gestiti in collaborazione con le Asl e la Sala Operativa della Protezione Civile regionale».

A Genova, ha spiegato ancora Toti, sono già attive strutture per la media e bassa complessità di cura (possibilità di ossigeno) come quelle di Viale Cembrano e Villa Immacolata, dove nei giorni scorsi i parenti degli ospiti hanno protestato a gran voce per una decisione non condivisa.

«Nei prossimi giorni saranno attivati anche il Cenacolo, una struttura in Valpolcevera e una nel quartiere di Albaro per complessivi 139 posti letto disponibili nel capoluogo ligure. Riteniamo che ad oggi le strutture messe in campo, con oltre 200 posti letto su tutto il territorio regionale, siano sufficienti. Qualora il quadro epidemiologico dovesse peggiorare, è già stata valutata la possibilità di utilizzare gli hotel per garantire ulteriori posti letto a bassa intensità, attraverso un bando simile a quello che era già stato messo in campo dalla Protezione civile nella prima fase dell’emergenza anche per ospitare il personale sanitario. Per il momento Regione si è ritenuto di privilegiare strutture già dedicate alla degenza, ovviamente vuote, in quanto risultano essere senza dubbio più idonee alla cura dei malati». Il riferimento, in quest'ultimo caso, è alle strutture gestite dalla Protezione Civile in maniera diretta.

La scelta iniziale, confermano da Alisa, è stata quella di cercare strutture come Sereni Orizzonti, rsa pronte ma non ancora aperte che facilmente potevano essere convertite in strutture covid: «Sulla base della situazione attuale, è stato però necessario valutare anche altre strutture già attive, tenendo però conto delle caratteristiche - spiegano ancora da Alisa - la possibilità di avere  segmenti e percorsi isolati, ingressi e uscite isolate, personale sanitario dedicato».

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