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Vaccino covid, in Liguria servono tra le 300 e le 400mila dosi. Toti: «Non sono le Regioni a rallentare»

Il presidente della Regione Liguria rispedisce al mittente accuse di ritardi e ribadisce: servono più dosi, più personale e un piano che privilegi gli anziani

In Liguria servono tra le 300 e le 400mila dosi di vaccino contro il coronavirus: è il presidente della Regione, Giovanni Toti, a chiedere “un’accelerata” alla campagna vaccinale, sottolineando però che «non sono le regioni a rallentare l’iter vaccinale».

Il riferimento è al dibattito nato nei giorni scorsi, complici anche le dichiarazioni della sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, che ha chiesto di procedere più rapidamente nella somministrazione dei vaccini rivolgendosi direttamente alle Regioni. La Liguria a oggi ha somministrato 2.582 dosi sulle 15.920 consegnate (dati del Ministero aggiornati al 4 gennaio e diffusi sul sito creato ad hoc dal Governo), coprendo il 16% del fabbisogno. Le Regioni più virtuose sono Lazio (22.314, pari al 48,7%), Veneto (15.776, pari al 40,6%) e Provincia Autonoma di Trento /2.726, pari al 54,8%), le peggiori il Molise (50, pari all’1,7%), Lombardia (3.126, il 3,9%) e Sardegna (392, il 3%).

Il presidente della Regione Liguria - che si piazza nella fascia in cui rientrano anche Puglia, Sicilia e Umbria e che per i parametri del ministero sulle assegnazioni dei “colori” per le fasce di rischio potrebbe finire in fascia arancione - rimanda però al mittente accuse di ritardi o malfunzionamento della macchina che si occupa della gestione della campagna vaccinale.

«Anche oggi in Liguria stiamo vaccinando e accelerando - sottolinea - Ma ovviamente servono le dosi, in quantità massiccia, serve il personale che il Governo deve assumere e mandare nelle regioni, servono gli strumenti che deve acquistare la struttura commissariale nazionale. Due devono essere i nostri obiettivi: il primo molti milioni di vaccini nelle prossime settimane, per essere certi di poter trascorrere in libertà la Pasqua come obiettivo irrinunciabile».

«Per farlo serve una seconda cosa - aggiunge Toti - un piano vaccinale mirato per le persone più fragili. Oggi metà dei letti di ospedale è occupato da cittadini sopra i 75 anni. L’età media dei decessi è oltre gli 81 anni. Dobbiamo concentrare lo sforzo su questi cittadini. Se vaccineremo tutti gli italiani sopra gli 80 anni nei prossimi mesi, la pressione sugli ospedali diminuirà del 50% e la mortalità scenderà anche del 70/80%. Capite cosa significa? Ad esempio in Liguria, avendo vaccinato tutti i cittadini sopra i 75 anni, anche in caso di una nuova ondata di Covid pari a quella violentissima del novembre scorso avremmo al massimo 750 posti letto impegnati negli ospedali contro i 1500 che abbiamo avuto nella terza settimana di novembre e circa 4 decessi al giorno invece dei 25 lutti in media dei giorni peggiori».

Il presidente della Regione torna dunque a ribadire il concetto già ripetuto in passato: privilegiare le fasce a rischio, come gli anziani, perché «mettendo in sicurezza quella fascia di popolazione potremmo salvare preziose vite umane e, con qualche precauzione, riaprire il Paese completamente senza rischiare il collasso dei nostri ospedali, anche se il virus continuasse a circolare. Non è un obiettivo impossibile. Occorre concentrare gli sforzi su quella fascia di popolazione».

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