Test sui donatori di sangue, tutti i nodi dell'Avis: «Informazioni incomplete, non sono ancora partiti»

Il presidente regionale di Avis Alessandro Casale ha segnalato che il progetto, pur valutato positivamente dal Comitato Etico, non sarebbe ancora partito e ha sottolineato alcune criticità

Sulla questione dei test sierologici su un campione di donatori di sangue, annunciati nei giorni scorsi dalla Regione con il presidente Giovanni Toti che aveva dichiarato che sarebbero partiti nei prossimi giorni, è intervenuta anche Avis Liguria. Come spiegato la scorsa settimana si tratta di analisi finalizzate ad accertare la presenza di immunoglobuline specifiche che confermano se il donatore di sangue ha contratto il virus e lo ha sconfitto senza terapie.

«Non abbiamo informazioni complete, i test non sono partiti».

Il presidente regionale di Avis Liguria Alessandro Casale in una nota ha segnalato che il progetto, pur valutato positivamente dal Comitato Etico, non sarebbe ancora partito e ha sottolineato alcune criticità: «Molti donatori nei giorni scorsi hanno scritto e chiamato le sedi Avis - ha spiegato il presidente - per ricevere maggiori informazioni in merito ai test, ma purtroppo al momento non abbiamo informazioni complete, cercherò di fare quanto più chiarezza sulla base dei dati attualmente in nostro possesso».

«Donatori campione rappresentativo di popolazione sana»

«Il progetto di cui si è sentito parlare - ha aggiunto - è uno studio epidemiologico per la ricerca di sieroprevalenza sulla popolazione, ossia ricerca della presenza di anticorpi specifici legati all’infezione Covid-19. Stimando statisticamente sulla popolazione ligure la presenza di tali anticorpi si potrà studiare meglio la diffusione del virus e valutare anche la percentuale di popolazione che nelle attività quotidiane è entrata in contatto con l’infezione ed il cui sistema immunitario ha quindi sviluppato in risposta specifici anticorpi (rimane comunque ancora da capire il periodo per il quale in presenza degli anticorpi Covid-19 si abbia l’immunità dal virus). La Regione Liguria ha ritenuto che per questo progetto potessero essere fondamentali test sui Donatori di sangue, non perché vi siano correlazioni tra rischio di infezione a Covid-19 e l’attività donazionale, che anzi viene confermata, come da note del Centro Nazionale Sangue, pratica sicura. I donatori di sangue ben si prestano ad indagini di questo tipo poiché sono un campione ben rappresentativo di una popolazione sana. Per questioni legate alla sicurezza trasfusionale, in occasione di ogni donazione di sangue e plasma, campioni di sangue vengono congelati e conservati per eventuali futuri nuovi test, qualora ve ne fosse la necessità. Da qui la possibilità di effettuare uno screening retrodatato e poter avere evidenza anche della situazione epidemiologica nei mesi precedenti».

«Nodi da chiarire, attendiamo chiarimenti dalla Regione»

«Come Associazione Volontari Italiani Sangue, i cui 21.000 Donatori assicurano oltre il 40% del fabbisogno di sangue dei malati della nostra regione, siamo gratificati che il gesto dei Donatori, oltre a salvare vite umane, possa ulteriormente contribuire con studi di interesse vitale per la comunità. È però fondamentale approfondire la questione, non lasciandosi ammaliare da facili proclami, e prima di cominciare è imprescindibile sciogliere alcuni nodi, chiarendo diversi aspetti che ci risultano ancora sconosciuti. Avis Liguria già la scorsa settimana ha chiesto al Presidente della Regione Toti, all’Assessore alla Sanità Viale e ad A.li.Sa. delucidazioni in merito e siamo in attesa di riscontro. In occasione di un confronto preliminare con il Centro Regionale Sangue della Liguria, la “parte tecnica”, Avis ha chiesto preventivamente di poter discutere e visionare in maniera dettagliata il progetto, in maniera che, dopo averne condiviso i punti, si possa procedere con un’informativa adeguata nei confronti dei donatori, anche conformemente al trattamento di dati sanitari e campioni biologici. 

«Il test sierologico sarà valido?»

«Altro punto di attenzione evidenziato - ha aggiunto ancora Casale - è la validità dell’esito del test sierologico che verrà eseguito. In questo momento infatti sembra non vi siano test sierologici certificati per la rilevazione degli anticorpi Covid-19. In particolare, secondo quanto riportato dal Ministero della Salute, i test sierologici rapidi per il Sars CoV 2 al momento disponibili avrebbero una certa percentuale di falsi positivi (“cross-positività” dovuta ad una reazione da parte di anticorpi di virus influenzali estranei al Covid-19)».

«Nel nostro caso specifico quindi si dovrà avere conferma circa il grado di attendibilità dei test sierologici in dotazione per questo progetto, e alla luce di queste considerazioni, capire se gli esiti dei test potranno essere utilizzati solo per l’indagine epidemiologica, ma non potranno essere ritenuti validi per poter fornire un feed-back attendibile al donatore o se diversamente, garantendo un risultato affidabile, sarà possibile fornire anche un riscontro al donatore. Ad ogni modo le normali procedure legate ai prelievi di provette di sangue che normalmente vengono eseguite per i test di routine non dovrebbero cambiare, poiché, secondo quanto comunicato, non saranno necessarie provette aggiuntive per l’eventuale test sierologico».

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«I donatori siano informati»

«La donazione di sangue - ha concluso il presidente Avis - è un gesto prezioso che permette di salvare vite umane, nei prossimi giorni, i donatori di sangue, se i presupposti lo consentiranno, avranno la possibilità di contribuire anche ad una importante azione di ricerca. Avis ritiene che il donatore di sangue, parte attiva del Sistema Sanitario Nazionale, attore fondamentale di questo virtuoso percorso del sangue che letteralmente ridona la vita ai malati, debba essere non solo ulteriormente ringraziato, ma adeguatamente e correttamente informato».

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