Tampone, solo il 2% dei liguri l'ha fatto

Il Partito democratico critica il fatto che in Liguria siano stati fatti finora solo 55mila tamponi circa. Pronta la replica della Lega attraverso le parole del vice capogruppo regionale Paolo Ardenti

Duro botta e risposta fra il Partito democratico e la Lega a proposito del numero dei tamponi che si fanno nella nostra regione nell'ambito dell'emergenza coronavirus. «Oggi è partita ufficialmente la Fase 2, ma la Liguria, come abbiamo denunciato nelle scorse settimane, è arrivata impreparata e in forte difficoltà a questo appuntamento - scrive il Pd -. Siamo la Regione del Nord che fa meno tamponi. Gli ultimi dati del Ministero della Sanità (aggiornati alle 17 di ieri) ci dicono che la Liguria ha effettuato finora solo 54.492 tamponi su 34.613 persone, a fronte di una popolazione di 1 milione e 600mila abitanti (il 2,16% della popolazione ndr.). La Toscana ne ha fatti 150mila, il triplo di noi pur avendo poco più del doppio della nostra popolazione. In Emilia Romagna i tamponi, al momento sono 197mila: 4 volte la Liguria con meno del triplo degli abitanti».

«D'altra parte - proseguono i Dem - la Giunta Toti ha iniziato molto tardi a effettuare test e tamponi e anche l'obiettivo di farne almeno duemila al giorno non sempre viene rispettato (ieri, per esempio, i tamponi sono stati appena 1.290). Con questi numeri è difficile capire se chi oggi torna al lavoro sia positivo o negativo. E il rischio è quello di aumentare ancora la curva dei contagi, che già vede la Liguria fra le regioni con il maggior numero di contagiati per abitanti. Anche i medici di famiglia continuano a chiedere più test e tamponi. Ma i loro appelli restano inascoltati».

«Gli errori - scrive ancora il Pd - compiuti dalla Giunta Toti e da Alisa sono stati molti. Prima di tutto sulla Rsa, dove i tamponi per operatori e ospiti sono arrivati in forte ritardo. E poi l'incredibile sottoutilizzazione del laboratorio di virologia molecolare del Santa Corona di Pietra Ligure, capace di eseguire l'analisi molecolare su circa 600 tamponi in 12 ore, fornendo i risultati in circa 3 ore: un'opportunità mai colta, che avrebbe consentito di smaltire i test sulle residenze per anziani. La Giunta ha provato a dare la colpa al Ministero della Salute sostenendo che mancasse l'accreditamento da Roma, ma sono le Regioni che devono segnalare i laboratori da accreditare. E la Liguria, anche in questo caso, l'ha fatto con grave ritardo».

«Per affrontare questa Fase 2 - conclude il Pd - è importante fin da subito impostare una strategia legata alle tre T: testare, tracciare e trattare. E cioè fare tamponi e test a tappeto, isolare i positivi e curarli, quando si può a casa, per evitare che la malattia degeneri. Dovrebbe essere questo il mantra della nostra Regione per cercare di contenere l'epidemia. Questo sistema è stato rilanciato recentemente dall'epidemiologo Vespignani, viene utilizzato in tutto il mondo e in molte Regioni italiane (come il Veneto), ma è praticamente sconosciuto sul nostro territorio. Bisogna invertire la tendenza».

Pronta la replica della Lega attraverso le parole del vice capogruppo regionale Paolo Ardenti. «Il Pd continua a sostenere che in Liguria si fanno meno tamponi rispetto ad altre regioni dichiara Ardenti -. Sarebbe un valido ragionamento se non fosse che per trovare un positivo la Liguria fa 4 tamponi e la Toscana 11. Pertanto, spendere risorse pubbliche per fare il triplo di tamponi e ottenere lo stesso risultato appare propaganda politica e senz'altro è un cattivo utilizzo dei soldi dei cittadini in un momento in cui, invece, viste e considerate le difficoltà generali e il dissesto economico pubblico e privato, bisognerebbe utilizzare al meglio ogni centesimo per aiutare le nostre aziende e le famiglie».

«Ricordo - prosegue Ardenti - che il Governo dovrebbe sostenere le Regioni, come la Liguria, che hanno già fatto acquisti di strumentazione per potenziare i laboratori, ma che vedono i tempi di consegna allungati. Infatti, molte nazioni del mondo stanno richiedendo tali strumentazioni e il Governo italiano non sta tutelando questi acquisti con una precisa ed efficace azione politica, che dovrebbe essere messa in campo almeno a livello europeo. Lo stesso discorso vale per i reagenti».

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«Inoltre - conclude Ardenti -, ricordo ai consiglieri regionali del Pd che l’utilizzo dei tamponi segue precisi protocolli emanati dal Ministero e quindi dal Governo di cui fanno parte e che il buon utilizzo varia al variare della fase del contagio».

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