Coronavirus, Bassetti: «Fare tamponi a tutti non serve, non siamo a Vo’»

L’infettivologo genovese commenta la proposta di aumentare il numero di test sino a 300.000

Nel giorno in cui il Comitato Tecnico Scientifico dibatte sull’ipotesi di aumentare il numero di tamponi a 300.000 al giorno, l’infettivologo genovese Matteo Bassetti punta il dito contro una decisione a suo parere «senza senso».

Il direttore della clinica Malattie Infettive del San Martino cita il Center for Disease Control di Atlanta, secondo cui «il tampone non andrebbe fatto agli asintomatici né ai contatti di casi certi». Passare dagli attuali 75.000-100.00 al giorno a 300.000, come suggerisce il piano messo a punto dal professor Andrea Crisanti, direttore della Microbiologia di Padova e «padre» proprio della strategia «tamponi a tutti», secondo Bassetti «non serve, sia perché l’esito potrebbe mutare nell’arco di pochi giorni o ore in caso di contatto con un infetto - spiega Bassetti - sia perché ci pone di fronte a un dilemma: se fossimo tutti positivi, anche gli asintomatici, dovremmo chiudere tutto? Se avessimo il 3-4% della popolazione italiana positiva cosa faremmo? Non ha senso: con questo virus si deve convivere, non esserne terrorizzati. Il modello di Vo’ Euganeo non è estendibile all’intero Paese».

Nel caso della cittadina veneta, prosegue Bassetti, «si è isolato e testato un paese di 3 mila anime, meno di coloro che lavorano all’ospedale San Martino di Genova. L’Italia non è Vo’. Senza contare le ricadute in termini di costi immediati per eseguire i tamponi e di lungo periodo su un’economia già in ginocchio».

Indispensabile, per Bassetti, avere a disposizione i mezzi per processare molti tamponi per le attività di screening, ma non prevederli per tutti: «Anche su questo la penso come il vice ministro della Salute Silleri: ho la forza e le risorse per poterli fare, ma non per questo devo farli a tutti a tutti i costi».

L’infettivologo genovese ha quindi spiegato quando il tampone è necessario: in persone sintomatiche, «dove è necessario un isolamento fino a completa guarigione. Il sistema dei tamponi deve essere uno strumento pronto ad  intercettare nuovi focolai o viaggiatori provenienti da paesi ad alto rischio, ma non ha senso tracciare in modo indiscriminato».

Infine, un accenno alla scuola: «Se volessimo essere sicuri che nessuno abbia il virus dovremmo eseguire i tamponi su tutti, tutti i giorni: è impossibile».

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