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Coronavirus, superata la soglia di attenzione per le terapie intensive

«L'indice Rt è pari a 1.02, con un aumento significativo negli ultimi 10 giorni dei nuovi casi». Così Filippo Ansaldi, vicecommissario e responsabile Prevenzione di Alisa

Venerdì sera, durante il consueto punto stampa sull'andamento dell'emergenza da coronavirus in Liguria, è intervenuto anche Filippo Ansaldi, vicecommissario e responsabile Prevenzione di Alisa.

«Il quadro epidemiologico mostra un aumento dell'incidenza - spiega Ansaldi -, ovvero di nuovi casi nella nostra regione. Dopo un periodo piuttosto stabile, assistiamo a un importante incremento che va su due binari piuttosto diversi: abbiamo le aree di ponente con le province di Imperia e di Savona che viaggiano su tassi d'incidenza superiore, 250 casi ogni 100mila abitanti a settimana, quasi a 300 per Imperia e 275 per Savona, mentre la situazione di Genova e di Spezia rileva una circolazione meno evidente, siamo comunque sempre al di sopra dei valori che abbiamo osservato nelle settimane scorse».

«Il report numero 46 - prosegue il responsabile Prevenzione di Alisa - fa emergere come il processo di tracciamento e la capacità di monitoraggio della nostra regione siano posizionati su ottimi livelli, mentre è in aumento la circolazione del virus. L'indice Rt è pari a 1.02, con un aumento significativo negli ultimi 10 giorni dei nuovi casi. Per quanto riguarda la pressione sugli ospedali, per le terapie intensive abbiamo superato la soglia di attenzione, siamo infatti al 31% dei posti letto dedicati, per quanto riguarda invece i posti di area medica siamo intorno al 35%, quindi al di sotto della soglia di attenzione».

«Per quanto riguarda l'andamento delle vaccinazioni nella nostra regione - prosegue Ansaldi -, si vede come da febbraio abbiamo assistito a un progressivo aumento della copertura della campagna vaccinale, ormai viaggiamo intorno ai 12mila vaccini al giorno. Un dato piuttosto importante mostra come stiamo andando rispetto alle altre regioni: la situazione al 30 di marzo vede la Liguria come sesta regione per vaccinati sull'intera popolazione».

«Nelle ultime settimane si può vedere che abbiamo la più importante curva di accelerazione rispetto ad altre regioni, attualmente noi vacciniamo ogni giorno circa lo 0,6% della nostra popolazione, la media nazionale è intorno allo 0,4-0,42%, per questo siamo la regione che sta accelerando maggiormente. Ancora una volta - conclude Ansaldi - la disponibilità dei vaccini rappresenta il nostro collo di bottiglia perché la macchina organizzativa si è messa in moto con grande dispendio organizzativo di risorse, con una integrazione tra pubblico e privato che sta dando dei buoni risultati».

La parola è poi passata ad Angelo Gratarola, responsabile Dipartimento interaziendale regionale Emergenza-Urgenza. «Si chiude un'altra settimana che ha visto una circolazione virale importante - ha spiegato Gratarola -, soprattutto nella zona del ponente, anche se la pressione sui pronto soccorso e sugli ospedali non è stata così importante come ci si aspettava. Gli ospedali hanno tenuto e, di fatto, non abbiamo mai superato il livello di guardia per la media intensità del 40%, come cut-off dell'Iss, e abbiamo appena superato di un punto percentuale quello delle terapie intensive. Anche i pronto soccorso non sono mai andati in affanno: il più grosso hub regionale, l'ospedale Policlinico San Martino, non va mai oltre i 150 passaggi giornalieri, ormai da molti mesi, nonostante in questo periodo si stia assistendo a un incremento importante di circolazione virale».

«Tra le tante ragioni, un miglior tracciamento e una capacità di gestione territoriale della malattia, vi è anche un elemento dirimente rispetto al passato, ovvero la campagna vaccinale: la vaccinazione è stata l’arma che ha permesso, in questa fase, di non mandare in affanno gli ospedali - prosegue Gratarola -, perché ha tolto tutta la parte più fragile, destinata al ricovero ospedaliero in caso di malattia, ovvero gli ultraottantenni in particolare e gli ospiti delle Rsa. In questo modo - conclude - abbiamo potuto salvaguardare la funzione degli ospedali, importante non soltanto ai fini del trattamento del covid, ma per lasciare risorse libere affinché tutte le altre malattie possano essere gestite».

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