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Domenica, 21 Aprile 2024
Coronavirus

Green pass e stato di emergenza oltre il 31 dicembre, le ipotesi al vaglio

Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa ha spiegato che "si può pensare a rimodulare il Green pass" solo se si arriva al 90% di vaccinati

Dal governo arrivano le prime, benché timide, conferme sulla proroga dello Stato di emergenza. Che secondo il sottosegretario alla Salute Pier Paolo Sileri, ospite ieri sera a 'Quarta repubblica', sarebbe "ragionevole" far durare per altri tre mesi. Ovvero fino al prossimo marzo (compreso). L'obiettivo dunque è quello di arrivare alla fine dell'inverno. Sileri ha premesso che il suo è un discorso "da medico, e non da politico", ma è indubbio che l'ipotesi stia prendendo piede. E che nell'esecutivo la strada della proroga sia quella che va per la maggiore.

Discorso simile per il green pass, la cui 'scadenza' è fissata al 31 dicembre 2021, come ricorda Today.it. Ma anche in questo caso si parla già di un'estensione dell'obbligo fino all'estate del 2022. Quello al certificato verde sarà però un addio graduale. La strada maestra sembra quella di abolire prima la norma che vieta l'ingresso sui luoghi di lavoro a chi non è munito di green pass. E poi, quando l'estate sarà ormai alle porte, togliere di mezzo del tutto il certificato.

Green pass: la soglia del 90% di vaccinati per rimodulare l'obbligo

In realtà però c'è una soglia ben precisa che permetterebbe di accorciare i tempi. Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa ha spiegato oggi che "si può pensare a rimodulare Green pass" solo se si arriva al 90% di vaccinati (sui vaccinabili). "Al momento - ha assicurato il sottosegretario - la proroga non è sul tavolo del ministero. Noi confidiamo di arrivare a quel 90 per cento di vaccini che ci permetterà di ridurne l'applicazione". Per i no-vax in ogni caso la coperta sembra corta. O una parte consistente di chi è riluttante decide di immunizzarsi, oppure l'obbligo al lavoro rischia di essere prorogato ben oltre il 31 dicembre. Ma è possibile farlo? In teoria sì. Vediamo come e perché.

In sostanza, il decreto che ha esteso l'obbligo anche sul lavoro prevede espressamente che la misura resterà in vigore "dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza". E tuttavia, meglio chiarirlo una volta per tutte, per come è stata impostata e introdotta dal governo italiano la carta verde non è legata allo stato di emergenza, ma all'articolo 16 della Costituzione. Che così recita: "Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche".

Lo stato di emergenza può essere prorogato per più di due anni?

Quanto alla ventilata proroga dello stato di emergenza, che permette di effettuare alcuni interventi speciali con ordinanze in deroga alle disposizioni di legge (a patto ovviamente di non violare la Costituzione), il decreto legislativo del 2008 prevede quanto segue: "La durata dello stato di emergenza di rilievo nazionale non può superare i 12 mesi, ed è prorogabile per non più di ulteriori 12 mesi". Se ci affidassimo ad un interpretazione letterale della legge dunque non si potrebbe andare oltre il 31 gennaio 2022.

Ma in realtà ci sono sul tavolo due alternative per arrivare a un'ulteriore proroga: modificare la fonte legislativa citata sopra, oppure proclamare un nuovo stato di emergenza in caso di una crisi "inedita". Basterebbe forse, in fondo, dire che ora siamo di fronte a una nuova minaccia, quella costituita dalle varianti del covid-19. Anche su questo fronte peserà il proseguio della campagna vaccinale. 

"Sul prolungamento dello Stato d'emergenza valuteremo - ha affermato oggi il sottosegretario Costa -, bisogna arrivare al 90% di vaccinati, soglia che ci permetterebbe di affrontare meglio la pandemia". E dunque, si ipotizza, di abbassare inesorabilmente il livello di guardia. 

Più netto il commento della presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini, che invece sottolinea con forza la necessità che il green pass e lo stato di emergenza vengano rinnovati. "Con il virus che ha ripreso a circolare, con un balzo dei casi settimanali di oltre il 42% e con le vaccinazioni rallentate, è inevitabile la proroga del Green Pass e dello stato d'emergenza - ha fatto sapere Bernini -, insieme all'accelerazione delle terze dosi. Bisogna fare tutto il possibile per scongiurare una nuova ondata pandemica, e in questo senso appaiono del tutto pretestuose le polemiche sul divieto a Trieste delle manifestazioni che hanno provocato un aumento esponenziale dei contagi. Protestare è legittimo, ma non possono esistere zone franche in cui si mette a rischio la salute pubblica eludendo le più elementari misure di sicurezza".

Il parere di Toti

"Il covid ci ha insegnato che è difficile dire il 2 novembre che cosa sarà indispensabile il 2 dicembre. Vediamo: lo stato di emergenza scade il 31 dicembre, se ce ne sarà bisogno, trovo opportuno che venga prorogato. Se non ce ne sarà bisogno, sarebbe opportuno affievolirlo anche per dare un ulteriore segnale di ritorno alla normalità". Così il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, a margine di una conferenza stampa, rispondendo a una domanda dei cronisti sulla possibilità che il governo proroghi lo stato di emergenza oltre la fine dell'anno.

"Vediamo passare le settimane - prosegue il governatore - in questi giorni, per fortuna, vediamo gli ospedali che sono pieni al 10% di quanto lo erano lo scorso anno, con un'incidenza quasi simile di circolazione del virus: un segno, per i pochi scettici che ancora ci sono, di quanto i vaccini ci stiano salvando la vita, sia in senso clinico sia senso sociale ed economico".

Toti, in ogni caso, ricorda che "il covid sicuramente non ha mollato la presa, non è ancora un lontano ricordo alle nostre spalle: continuiamo con le terze dosi, andiamo avanti rapidamente, vediamo di che cosa c'è bisogno. Vedremo come valuterà il governo e, come sempre, prenderemo di buon grado quella decisione".

Al momento, a Genova e in Liguria, "per fortuna, non c'è assolutamente bisogno" di un'ordinanza che vieti le manifestazioni anti green pass, come successo a Trieste. "È ovvio che se i numeri della pandemia dovessero cambiare - prosegue Toti -, come accaduto a Trieste, o le manifestazioni dovessero diventare maggiormente partecipate e più confuse di quelle che abbiamo visto, qualcosa del genere bisognerebbe in qualche modo sollecitarlo alle forze di pubblica sicurezza".

"Per il momento, sono abbastanza orgoglioso di come il nostro capoluogo e, in generale, la Liguria hanno saputo dare il proprio contributo all'ingresso del green pass nel mondo del lavoro - prosegue il governatore - l'hanno fatto con grande serietà e con grande ponderazione, l'hanno fatto ovviamente con tutte le difficoltà che una scelta del genere comporta, ma l'hanno fatto con grande senso di responsabilità".

Toti sottolinea che "il mondo del lavoro, delle associazioni, delle imprese e dei sindacati nel nostro territorio ha reagito con grande responsabilità anche quando aveva delle legittime perplessità sulle politiche di contenimento della pandemia, come sempre è possibile avere in una grande democrazia. Le uniche manifestazioni che abbiamo sono ormai quelle del sabato pomeriggio che ci tengono compagnia con variopinti cortei, ma che al momento ritengo siano lo sfogo di persone che hanno tutto il diritto di manifestare".

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