Coronavirus, i casi (e i ricoveri) aumentano: ecco come si riorganizzano gli ospedali

Il presidente della Regione Giovanni Toti insieme con i vertici di Asl 3 e San Martino ha spiegato com’è la situazione dal punto di vista dei ricoverati e dei posti letto

I casi di coronavirus aumentano in tutta Italia, e la Liguria non è da meno. Anzi, negli ultimi giorni i contagi sono aumentati sempre a tre cifre, con conseguenze dirette anche sulla situazione degli ospedali, che si stanno quindi riorganizzando per far fronte alla crescente richiesta di posti letto che, per ora, riguarda principalmente la bassa e media intensità.

Complice l’età media più bassa, e la tipologia di contagio, a oggi non sono le terapie intensive a richiedere un intervento di riorganizzazione e aumento, ma i posti letto in Malattie Infettive e quelli in strutture dove i malati non gravi hanno necessità di trascorrere la quarantena. Ed è per questo che al San Martino è stata riaperta l'area aggiuntiva da 17 posti letto a bassa e media intensità sotto al direzione dell’infettivologo Matteo Bassetti, e che Asl 3 e Regione sono al lavoro per individuare strutture da destinare al periodo intermedio tra il ricovero e le dimissioni.

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«Stiamo assistendo a un aumento del volume di casi di bassa e media intensità, e a una riduzione di casi per quanto riguarda l’alta intensità - ha detto il presidente della Regione Giovanni Toti - la situazione da questo punto di vista è diversa dalla primavera, anche perché a parità di contagiati e di ricoverati, i decessi erano molto superiori. Dal punto di vista stiamo sanitario, stiamo adeguando l’offerta alla necessità della città di Genova»

Toti ha confermato che a oggi il “fagiolone”, l’area aggiuntiva dedicata alle terapie intensive del San Martino, resta a oggi ancora chiusa, mentre gli sforzi sono concentrati sui casi meno complessi e più numerosi: «Il problema sta a Genova, e la pressione sugli ospedali genovesi è proporzionata - ha spiegato Angelo Gratarola, direttore del Dipartimento Emergenza e direttore di Anestesia e Rianimazione dell'ospedale Policlinico San Martino di Genova - ma le terapie intensive sono stabili da più di un mese, ci sono tra i 25 e i 30 posti letto vuoti in tutta la regione, la metà nell’area genovese, e per ora la necessità per gli ospedali è di avere posti letto di media e bassa intensità per garantire il turnover di questi pazienti: una volta terminata la parte acuta è necessario avere a disposizione spazi territoriali dove non è possibile dimettere il malato in sicurezza al domicilio».

Proprio per questa necessità in primavera, nel picco dell’emergenza, era stata allestita una struttura sulla Gnv Splendid ormeggiata in porto, ed erano state attivate rsa e strutture residenziali da adibire a questo scopo.  Gli ospedali genovesi, a oggi, si stanno adeguando in maniera graduale e progressiva, spiegano da Regione e Alisa, concentrandosi su Genova alla luce della situazione stabile nel resto della Liguria. 

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«Per quanto riguarda i ricoveri in malattie infettive  - ha confermato Matteo Bassetti - vediamo un movimento sostenuto e sostanzioso di ricoveri di medio-bassa complessità, molto diverso rispetto a quanto visto a marzo o aprilem dove c’era una parte significativa di malati che aveva bisogno di assistenza intensiva. I numeri sono però importanti e significativi, ed è per questo che abbiamo aperto al San Martino altri 17 posti letto nel padiglione patologie complesse per un totale di 41 posti a disposizione».

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