Coronavirus e dpcm, in Riviera occhi puntati sulle seconde case: «Dobbiamo collaborare tutti»

Venerdì entrano in vigore le misure previste dal governo per contrastare la seconda ondata, e la Liguria, zona gialla, è la seconda casa di molti residenti delle zone rosse, Piemonte e Lombardia

«Se la gente viene rispettando le normative e quando è qui si comporta correttamente per noi non c’è nessun problema, Santa Margherita è una città accogliente»: Paolo Donadoni, sindaco della perla del Tigullio, già la scorsa primavera, con il primo lockdown, si era ritrovato a gestire l’arrivo di villeggianti provenienti da altre regioni decisi a raggiugnere le case vacanze in Liguria, e a trascorrere la quarantena vicino al mare.

Con la seconda ondata la questione si ripropone, anche se in altri termini. Da venerdì 6 novembre scattano infatti sul territorio nazionale misure restrittive stabilite dall’ultimo dpcm, che dividono le regioni italiane in tre fasce di rischio: moderato, alto e critico. La Liguria rientra nella zona gialla, quella a rischio moderato, che consente di spostarsi liberamente e non ha particolari restrizioni se non il coprifuoco dalle 22 alle 5. Lombardia e Piemonte, però, sono zone rosse, in cui vige di fatto un lockdown del tutto simile a quello primaverile, e proprio lombardi e piemontesi sono i titolari della maggior parte delle seconde case nelle riviere liguri. Il rischio, insomma, è che si assista a una sorta di “assalto” per raggiungerle, con i rischi che comporta. E sino alle 22 di giovedì, orario in cui scatta il coprifuoco, gli spostamenti sono consentiti su tutto il territorio nazionale, senza limitazioni.

I sindaci delle varie cittadine hanno prevedibilmente aumentato i controlli, ma è anche vero che in periodo di coronavirus, e con la crisi economica da affrontare, persone provenienti da altre regioni potrebbero dare una mano alle attività. A Santa Margherita, una delle mete preferite soprattutto per chi abita in Lombardia, Donadoni chiede collaborazione: «Noi abbiamo moltissime seconde case - spiega - come già avevo detto primavera scorsa, confermo: l’importante è che tutti insieme si sia responsabili nel tenere atteggiamenti prudenti e fare squadra per combattere la pandemia. Dobbiamo fare tutti la nostra parte, cittadini e villeggianti».

Il consigliere regionale Ferruccio Sansa proprio giovedì pomeriggio ha lanciato via social un appello: «Cosa è successo a febbraio? Quando già era chiaro che in Lombardia la situazione era drammatica ci fu chi aprì, anzi, spalancò le porte a chi arrivava dalle zone a rischio - ricorda - Arrivarono a migliaia per comprensibile paura, per passare il lockdown nelle case di vacanza e, magari, per cene elettorali. Il risultato fu che il virus esplose anche in Liguria. Ora rischia di presentarsi una situazione simile». 

Finché non entreranno venerdì in vigore le nuove regole previste dal governo, fa notare Sansa, «da Piemonte e Lombardia potranno arrivare decine di migliaia di persone che potranno rientrare poi a casa quando vorranno. Prima, e non dopo, che il problema si presenti occorre pensare a una soluzione. Che non significa essere ostili verso i nostri vicini, ma saper prevedere problemi che possono cacciare la Liguria in zona rossa tra un paio di settimane. Con un danno enorme per la salute e l'economia. A marzo si era pensato alle autodichiarazioni di chi arrivava. I risultati furono scarsi. Ma far finta di niente rischia di essere perfino peggio. Pensiamoci subito, anche con provvedimenti impopolari. La buona politica è questo: saper prevedere, tutelare salute ed economia, prima che il consenso».

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