Coronavirus, Bassetti: «Seconda ondata? Basta allarmismo»

L’infettivologo genovese punta il dito contro informazioni “proclama” e sposta il focus sui ricoveri e sui criteri per il ricovero: «Sbagliato ricoverare chi ha 37,5 di febbre»

Sulla seconda ondata di coronavirus e sull’aumento dei casi registrato negli ultimi giorni in Italia torna a parlare Matteo Bassetti, direttore della clinica Malattie Infettive del San Martino e una delle voci che più si sono fatte sentire nel corso dell’emergenza coronavirus.

L’infettivologo genovese punta il dito contro quello che definisce «il grido “al lupo al lupo” da parte della stampa italiana», criticando la decisione di parlare di seconda ondata. E conferma che è cresciuto sì il numero dei positivi, ma «alcuni con pochi sintomi e il 95% di asintomatici. Non che gli asintomatici non trasmettano il virus, sia chiaro - sottolinea Bassetti - ma rispetto a chi manifesta tosse, febbre e problemi respiratori ha un indice di contagio inferiore. E dunque, dei 300-400 o 500 positivi delle ultime ore, non significa che abbiamo altrettanti malati».

Per Bassetti, l’unico dato degno di attenzione sono i ricoveri ospedalieri e le terapie intensive, «che al momento sembrano essere stabili da varie settimane. Oggi oltretutto si riportano solo 2 decessi giornalieri su un paese di 60 milioni di abitanti. Il numero più basso da iniziò epidemia ma a nessuno importa dare le buone notizie», ha aggiunto riferendosi a domenica.

Anche sul numero di tamponi effettuati giorno per giorno Bassetti vuole fare chiarezza: le oscillazioni dipendono dai giorni in cui in  tamponi vengono eseguiti, «maggiori il martedì e il mercoledì e minori tra venerdì e domenica. Invito a guardare, piuttosto - aggiunge - la percentuale di positività rispetto ai tamponi, che la scorsa settimana era intorno allo 0,55%: se rimane su questi numeri non c’è motivo di particolare allarme, perché più grande è la rete che viene buttata più numerosi sono i “pesci che vengono pescati».

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Per l’infettivologo genovese, in vista dell’inverno è importante spostare il focus sui ricoveri e sulle modalità e i criteri per cui le persone vengono ricoverate: «Andrebbero unificati - spiega - È sbagliato e scorretto ricoverare chiunque abbia solo 37,5 di temperatura e nessun altro sintomo se non il tampone positivo. Penso inoltre che i controlli non siano adeguati su quanti arrivano o ritornano in Italia dall’estero, via mare, ma soprattutto con aerei, auto private e pullman. Il timore è che tante persone infette, che arrivano in Italia dai Paesi a rischio, non vengano intercettate.Non proclami allarmistici, ma tanta attenzione e tanto buon senso».

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