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Covid, la stretta del dpcm sulle scuole: quando (e perché) potrebbero chiudere

A Genova la situazione resta sotto controllo, a Sanremo e a Ventimiglia il presidente della Regione ha però già esercitato la facoltà inserita espressamente nel dpcm: chiudere tutti gli istituti in caso di peggioramento del quadro epidemiologico

Più che sugli spostamenti e le aperture, il nuovo dpcm in vigore dal 6 marzo dà una stretta alle scuole. Anche dalle medie in giù, quelle “risparmiate” dai dpcm precedenti, perché la terza ondata di coronavirus sembra preoccupare parecchio, complice l’alta circolazione delle varianti (inglese in primis) soprattutto tra i più giovani. Che magari non si ammalano gravemente, ha sottolineato il ministro della Salute, Roberto Speranza, ma poi tornano a casa e rischiano di infettare i genitori e i nonni. Con conseguenze che tutti ormai conoscono bene.

Asili nido, scuole di infanzia e primarie dal 6 marzo verranno infatti chiuse nelle zone rosse, e i presidenti di regione e delle province autonome potranno decidere autonomamente di chiudere anche in altre zone, anche a livello locale, se le varianti dovessero iniziare a circolare in modo elevato, se il quadro epidemiologico dovesse nettamente peggiorare e se l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi superasse i 250 casi per 100mila abitanti.

In Liguria, il presidente della Regione Giovanni Toti ha deciso di esercitare questa facoltà - ancora prima che il dpcm entri di fatto in vigore - per la zona di Ventimiglia prima e per quella di Sanremo poi, con un’ordinanza specifica allargata ai 14 Comunò del distretto sociosanitario 1: troppa vicinanza con la Francia, troppo alto il rischio che il ponente si trasformi in una polveriera pronta a esplodere.

A oggi i numeri del capoluogo ligure non sembrano preoccupare al punto da dover pensare al passaggio in zona rossa e alla chiusura automatica (la Liguria resta in zona gialla sino alla fine della prossima settimana), e le classi in quarantena sul territorio genovese restano limitate.

L’andamento dello screening della Asl 3, aggiornato al 27 febbraio, non mostra picchi, se non una debole crescita a metà febbraio ben lontana dai numeri molto alti di novembre. Una quarantina gli alunni risultati positivi durante l’attività di screening settimanale che la Asl 3 conduce nelle scuole genovesi. L’attenzione per le prossime settimane, però, è altissima, e se i numeri dovessero salire e si verificassero una delle tre ipotesi previste dal dpcm, le scuole verrebbero chiuse.

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