Sanità in Liguria, Cgil: «Cronaca di un fallimento annunciato»

Duro attacco del sindacato verso la Regione al termine di un confronto sulla sanità con l'assessore competente

Si è conclusa questa settimana la trattativa con l'assessore regionale Sonia Viale sul riordino del sistema sanitario in seguito alle ripetute richieste di Cgil, Cisl e Uil. In una nota a firma congiunta Federico Vesigna e Fulvia Veirana Cgil Liguria, Carla Mastrantonio Spi Cgil Liguria e Nicola Dho Fp Cgil Liguria, il sindacato attacca la Regione con parole pesanti.

«Dopo anni di denuncia - scrive la Cgil -, di richieste e sollecitazioni, abbiamo ottenuto un confronto con l'assessore, appena concluso, con l'obiettivo di sollecitare per l'autunno, in caso il virus tornasse a far paura, soluzioni efficaci, potenziamento dell'assistenza domiciliare, predisposizione di un'efficace campagna vaccinale, revisione del ruolo dei medici di Medicina Generale».

«Nessuna risposta prosegue la Cgil -. Nessun ripensamento, conferma del percorso di privatizzazione degli ospedali e nessuna idea per il futuro. E intanto le assunzioni procedono a rilento per l'incapacità dei vertici di Alisa di organizzare i concorsi e le selezioni, i lavoratori non ce la fanno più e le persone o rinunciano alle cure o sono costretti a rivolgersi al privato. Abbiamo provato dall’inizio alla fine della legislatura a confrontarci per cambiare le cose. Ora l’Assessore non può più dire che mancano le risorse, i soldi per investire ci sono, prendiamo atto che, sulla sanità, a questa Giunta mancano proprio le idee». Queste le conclusioni del sindacato.

Prima di arrivare a questo, la nota ricorca che «l'epidemia covid in Liguria ha avuto conseguenze pesanti. Hanno perso la vita 1.556 persone, 400 in più delle vittime registrate in Toscana. Il dibattito che si sta sviluppando a livello nazionale (ed europeo) conferma che hanno resistito meglio alla crisi i sistemi a prevalenza pubblica e quelli con una fortissima sanità territoriale».

«Nella nostra regione - attacca il sindacato - si è fatta la scelta contraria: privatizzazione degli ospedali e svuotamento del territorio, con la sola eccezione della programmazione delle Case della Salute in Asl3 grazie alla mobilitazione dei sindacati e di migliaia di cittadini».

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«Così abbiamo assistito - si legge nella nota -, durante l'emergenza, al ricorso massiccio all’ospedalizzazione e, quando gli ospedali erano saturi, al sostanziale abbandono davanti alla malattia. Non è andata meglio alle persone più fragili, costrette in strutture a causa della loro non autosufficienza, che hanno pagato il prezzo più alto, insieme ai lavoratori del settore. Carenza nella fornitura dei dispositivi e incapacità di pianificare le attività di prevenzione, screening e tamponi, hanno avuto un ruolo rilevante. Ma non sta andando meglio il ritorno alla “normalità”. Cup intasati, difficoltà a prenotare prestazioni di qualsiasi tipo, lavoratori allo stremo e una totale assenza di organizzazione».

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