Ospedali in affanno, San Martino pronto ad assumere 500 infermieri

I sindacati chiedono di passare dagli annunci ai fatti. Per Linea condivisa l'ospedale va commissariato prima che la situazione peggiori

Nel giorno in cui il consigliere regionale di Linea Condivisa, Gianni Pastorino, ha scritto al governatore Toti per chiedere che il San Martino venga commissariato, l'ospedale ha dichiarato di essere in procinto di assumere oltre 500 infermieri a chiamata diretta e oltre 40 oss interinali nell'immediato futuro.

«Non bastano gli annunci - dichiara la Cgil in una nota -: serve rapidamente nelle corsie, nelle sale operatorie, nei pronto soccorso, sul territorio l'inserimento di nuovi medici, infermieri, tecnici, operatori socio sanitari e tutte le figure necessarie per affrontare questa emergenza e costruire, attraverso percorsi di stabilizzazione, la sanità pubblica oltre il covid. Non ci fermiamo! Le nostre priorità sono: assunzioni, sicurezza, trasparenza nelle comunicazioni e coinvolgimento, rispetto».

«Saranno allestite le visite mediche per il personale da assumere con una procedura appositamente dedicata - spiega la Cisl -. Da questo bacino potranno attingere anche le altre aziende sanitarie, nella speranza che le drammatiche condizioni causate anche dal ritardo con cui la macchina organizzativa si è mossa sino ad ora possano essere superate, dando a tutti gli infermieri, OSS e operatori vari il modo di rifiatare, e a i pazienti di ottenere ciò che gli spetta di diritto. Speriamo vivamente che d'ora in poi la 'visione organizzativa d’assieme' da noi auspicata abbia finalmente luogo, unitamente a quella indispensabile razionalizzazione interaziendale delle attività, che ad oggi non si è ancora vista».

«La recrudescenza dell'epidemia covid-19 - scrive la Cisl in una nota - sta mettendo in ginocchio il sistema sanitario regionale: risorse insufficienti sotto tutti i profili stanno piegando le forze messe in campo dagli operatori sanitari. A questo livello è divenuto impossibile garantire le normali attività sanitarie a sostegno della salute pubblica. Facciamo qui riferimento al San Martino come esempio che vale per tutte le realtà ospedaliere genovesi e liguri parlando di un pronto soccorso subissato di ingressi, con tempi di incalcolabili. Senza annoverare tutti i reparti chiusi per recuperare personale da dedicare alla lotta al virus o riconvertiti a reparto Covid, registriamo giorno per giorno la riduzione della capacità operativa dell’ospedale più grande della regione, che non può permettersi di perdere l’alta specializzazione che lo caratterizza. Non ci sono solo i pazienti colpiti dalla pandemia, ma anche tutti quelli che sono afflitti da altre patologie e che hanno parimenti diritto ad essere curati. Basti pensare che oggi sul territorio genovese non esiste una pneumologia che non sia covid. E quanto sin qui segnalato per il Policlinico San Martino, vale per tutte le altre realtà sanitarie pubbliche», conclude la Cisl.

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