Coronavirus, Toti: «Rt in Liguria è 1,54: epidemia da noi iniziata in anticipo»

Il report ministeriale fa finire la nostra regione tra le 11 a rischio, di fatto, lockdown secondo gli scenari dell’Iss: la situazione negli ospedali

Si torna a parlare del tanto temuto Rt, l’indice di contagiosità del coronavirus, che in Liguria è 1,54. La conferma arriva dal report ministeriale settimanale, che fa finire la nostra regione nell’elenco delle 111 maggiormente a rischio lockdown, e arriva anche dal presidente della Regione, Giovanni Toti, che vuole però tranquillizzare.

«Dopo giorni complicati siamo al di sotto delle regioni in cui il virus sta crescendo di più e che hanno superato Rt 2 - ha spiegato da Sanremo, dove è stato inaugurato i, reparto di terapia intensiva - Siamo al di sotto del picco di 1,8 della scorsa primavera e sotto l'attuale media nazionale. Con una partenza anticipata del cluster spezzino, e poi la diffusione a Genova, la Liguria è probabilmente una quindicina di giorni avanti rispetto all'esplosione dei casi in Veneto, Lombardia, Piemonte, Campania».

La Liguria, insomma, si ritrova nell’occhio del ciclone esattamente come accaduto a marzo, quando insieme con Lombardia, Piemonte e Veneto faceva i conti con una prima ondata di coronavirus. E il nodo, per la seconda, riguarda sopratutto il numero (e l’attesa) per i tamponi e i pazienti che non hanno bisogno della terapia intensiva, e la ricerca di posti letto: «Il numero degli ospedalizzati è tendenzialmente costante da circa 7-8 giorni e la  crescita delle terapie intensive è bassa, in proporzione alla crescita dei positivi - ribadisce Toti - non c'è correlazione percentuale tra numero di contagiati e ricoveri in ospedale, il che significa una migliore capacità di curare a casa i pazienti e un'ottima capacità di tracciamento».

Il problema dell’accesso ai pronto soccorso e della mancanza di posti letto di bassa e media intensità, e cioè per persone che non hanno bisogno di caschi e assistenza costante, ma manifestano sintomi tali da restare ricoverati in ospedale, è pesante.  La situazione in Liguria vede 52 terapie intensive su 1000 letti di media e bassa intensità: «Per dare un raffronto con il pieno dell'emergenza - snocciola il presidente della Regione - il 2-3 aprile i posti letto di media e bassa intensità erano circa 1400, le intensive sfioravano le 200, segno che la capacità di diagnosi precoce e di cura è migliorata moltissimo. Sta andando avanti il piano non indolore di preparazione di 500 posti di bassa intensità per essere pronti a un afflusso straordinario di pazienti nei pronto soccorso».

Prosegue inoltre l’attivazione di strutture dedicate all’accoglienza e all’assistenza di pazienti covid per liberare gli ospedali: «Saranno almeno 247 letti nella città metropolitana di Genova che ruoteranno su 7 strutture (non quelle gestite dalla Protezione Civile per l'isolamento, ma altre gestite dal mondo sanitario e in filiera con i nostri ospedali) - spiega Toti - a questi si aggiungono circa 50 posti letto nell'imperiese, 83 nel savonese e 70 al Mazzini della Spezia. Abbiamo inoltre il contributo della medicina territoriale: a questo proposito sono contento che la Conferenza Stato Regioni abbia ratificato l'accordo con i medici di medicina generale prendendo a modello il caso Liguria».

Alla luce dell’incremento di nuovi casi e del massiccio afflusso ai pronto soccorso, in Liguria si è deciso di emettere una serie di ordinanze per una graduale ma sempre più stringente chiusura, “inglobate” poi dal nuovo dpcm del 24 ottobre. E in attesa di capire se davvero il premier Giuseppe Conte annuncerà un nuovo dpcm, e misure ancora più stringenti, nella regione è scattata venerdì sera alle 21 la cosiddetta "Ordinanza Halloween”.

«Abbiamo chiuso bar e ristoranti, con un danno economico per le categorie gigantesco, con il primo obiettivo di contenere i contagi che sono funzione diretta dei contatti sociali - ha commentato Toti - Ai cittadini chiediamo solo di restare a casa, il che non vuol dire che non si possa andare a trovare qualcuno, prendere una pizza da asporto o andare a fare la spesa in un supermercato h24: si può fare tutto questo senza bighellonare, senza assembrarsi per strada in gruppi. Non possiamo scherzare con gli attuali numeri del contagio. Ho visto qualche rimostranza di sindaci che evidentemente non avevano nulla di meglio da fare: ieri l'ordinanza è stata condivisa da tutti i sindaci delle città capoluogo e dai presidenti di provincia. Prima di prendere altre misure che riguardano questa regione verranno riconsultati Anci e sindaci, ma sull'ordinanza che blocca la movida nel fine settimana ricordo nitidamente un vasto consenso da parte di tutti. Non appena ripartirà il confronto con il Governo condivideremo come sempre le novità con tutti gli attori istituzionali del territorio».

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