Coronavirus, Liguria fra le tre regioni con Rt sotto l'1. Toti: «Contagio rallenta»

La nostra regione ha un tasso di contagiosità pari a 0,89 e «numeri da zona gialla», come ha spiegato il presidente della Regione, che non spingerà però per un declassamento

La Liguria è «una delle tre regioni italiane con l’Rt sotto l’1»: ad annunciarlo è il presidente della Regione, Giovanni Toti, chiarendo che «siamo una delle prime regioni a tirare fuori la testa dalla seconda ondata di coronavirus» insieme con Lazio e Sardegna.

«È un risultato straordinario - ha aggiunto Toti - tenendo conto del fatto che siamo circondati da regioni in rosso, la Toscana, il Piemonte, la Lombardia. Ma noi ci siamo mossi prima: abbiamo fatto ordinanze, chiuso Spezia, chiuso un pezzo di Genova e vietato assembramenti prima ancora che il governo lo facesse».

Sabato l’R con T della Liguria, il tasso di contagiosità del virus, era di 0,89: «Il numero dei guariti ha superato il numero dei nuovi contagiati, i nuovi contagi sono 761, molti meno rispetto ai giorni in cui avevamo 1.200 contagiati al giorno. I nostri ricoverati scendono sotto quota 1.400, se continuiamo a scendere a 50 al giorno i nostri ospedali torneranno a tirare il fiato in pochi giorni. Abbiamo attivato in tutta la Liguria strutture per alleggerire la pressione sugli ospedali e consentire una convalescenza protetta per chi ne ha bisogno, con i primi Covid hospital: uno a Genova, due a Spezia, uno a Savona che viene utilizzato anche per Imperia. E questi numeri ci dicono che siamo sulla strada giusta».

«Ora non abbassiamo la guardia, il percorso per sconfiggere il virus è ancora lungo e non possiamo permetterci di vanificare gli sforzi fatti - ha concluso Toti - teniamo duro Liguria che, con prudenza e attenzione, possiamo farcela». La Liguria resterà in fascia arancione almeno per tutta la prossima settimana, dopodiché sarà il Ministero della Salute, in accordo con la Regione, a decidere se declassarla a gialla. Nella zona gialla riaprono i bar e i ristoranti sino alle 18 (ora sono chiusi e lavorano solo con asporto e delivery) e sono consentiti gli spostamenti fuori dai confini comunali. 

«Non abbiamo spinto per allentare le regole prima del tempo, anche se i nostri numeri sono già buoni - ha spiegato Toti - vista la pressione che c’è ancora sugli ospedali, pensiamo sia prudente tenere ancora un profilo attento, anche in vista delle festività natalizie. Non avremo un Natale o un capodanno di grandi cenoni e feste in piazza, ma non può essere neanche un Natale penitenziale, triste e cupo come lo dipingono alcuni. Deve essere un natale gioioso, con i suoi riti religiosi e civili e con i negozi aperti: c’è bisogno di dare fiato anche a loro nelle settimane che valgono una buona fetta del loro reddito annuale».

Che sia necessario mantenere le misure di contenimento del virus, e dell'importanza di non cadere nel tranello del «se i numeri calano posso allentarle», ha parlato anche Roberto Burioni: «Tra i dati di oggi ne abbiamo uno potenzialmente eccellente: i bilancio delle terapie intensive segna + 10 invece di +100 dei giorni scorsi - ha scritto il virologo sulla pagina '"Medical Facts" - Per questo vi ripropongo un post da me pubblicato nell'agosto scorso, quando colleghi, giornalisti e addirittura economisti dichiaravano con esagerato ottimismo (e senza dati scientifici a supporto delle loro affermazioni) che il virus era diventato più buono, che la malattia era cambiata, che l'emergenza era finita e che potevano stare tranquilli. Allora come oggi i dati lusinghieri non dipendevano da nessuno di questi motivi: dipendono dalle misure messe in atto per contenere il contagio. Per cui non commettiamo l'errore già fatto di smettere di prendere precauzioni pensando che il problema stia attenuandosi. Si attenua perché prendiamo precauzioni, e se smettiamo di prenderle lo sapete cosa succede».

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