Coronavirus

Covid, in Liguria Rt a 0,67: «Se la curva continua a scendere, 100 ricoveri a gennaio»

I ricoverati in Liguria restano sopra i mille, ma anche la pressione sugli ospedali si allenta e le dimissioni superano i nuovi ingressi

Restano ancora sopra i mille i pazienti ricoverati in ospedale per coronavirus, ma se la curva continuerà a scendere e si rispetteranno le norme anti contagio a gennaio negli ospedali potrebbero esseri poco più di 100 ricoverati.

L’analisi e la previsione è arrivata da Filippo Ansaldi, responsabile prevenzione Alisa, che venerdì sera ha fornito un quadro della situazione in Liguria analizzando l’andamento della curve del contagio. E mentre il presidente della Regione, Giovanni Toti, si diceva molto soddisfatto del calo dell’Rt in Liguria, oggi a 0,68, Ansaldi ha spiegato che «quattro settimane fa abbiamo raggiunto il picco, la curva è in chiaro decremento. I nuovi casi diminuiscono e questo si riflette sull'indice Rt, che dall’ 1,7 dei primi di ottobre è arrivato allo 0,68 di oggi, inferiore di 0,2 al dato nazionale».

Il virus in Liguria circola meno, insomma, e gli ospedali stanno piano piano tornando a ritmi sostenibili per il personale sanitario e per i posti letto nei reparti. Il picco è stato raggiunto il 17 novembre, e il numero dei ricoverati da lì ha iniziato a scendere: «Se continuiamo con misure stringenti riusciremo a raggiungere i 100 malati in media intensità a gennaio, ma bastano piccoli scostamenti nell'indice RT per avere decine, centinaia di ricoveri in più: molto importante dunque non abbassare la guardia».

Anche le terapie intensive, che registrano dopo l’urto della seconda ondata in termini di gravità e aggravamento delle condizioni mediche, stanno piano piano iniziando a scendere, e venerdì erano 99: «Abbiamo superato il picco, stiamo scendendo - ha spiegato ancora Ansaldi - Il Cts valuta il rischio attuale per la Liguria molto basso, ma abbiamo ancora un alto impatto, cioè molti malati in terapia intensiva e in media intensità. Globalmente il nostro rischio viene definito moderato, ma occorre sottolineare che il mancato rispetto delle misure di prevenzione porterebbe in breve a un rischio molto alto, con ripercussioni sull'attuale classificazione in zona di rischio».

L’allentamento della pressione sugli ospedali e sui pronto soccorso è stata confermata anche da Angelo Gratarola, responsabile dipartimento interaziendale regionale emergenza urgenza: «Il numero di ambulanze in acceso è stato molto contenuto, la necessità di ricoveri di pazienti covid positivi è molto ridotta, nettamente inferiore al numero dei dimessi - ha spiegato - Anche le terapie intensive, seppure molto più lentamente, sono scese sotto soglia psicologica dei 100: ci aspettiamo un' ulteriore riduzione, seppure contenuta, se i comportamenti continueranno a essere virtuosi come ora».

Soddisfatto anche Matteo Bassetti, responsabile della clinica malattie infettive dell’Ospedale San Martino: «È stata una settimana tranquilla nel reparto malattie infettive, abbiamo avuto numerose dimissioni e pochi ingressi. Anche le richieste dai medici di famiglia sono state minori rispetto alle settimane precedenti, prova che il quadro epidemiologico è cambiato. L'occupazione del reparto malattie infettive è al 60%. Abbiamo notato nelle ultime settimane un cambiamento nella tipologia dei pazienti e nell'evoluzione della malattia: i dati, che saranno proposti a breve a una rivista internazionale, dicono che tra il periodo febbraio-maggio e il periodo settembre-novembre in due campioni di circa 300 pazienti con le stesse caratteristiche di età, gravità e utilizzo del casco, la mortalità si è ridotta nel secondo periodo del 50%».

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