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Coronavirus, rsa sotto massima sorveglianza: stop alle visite ai parenti e aree buffer per isolamento

Dopo la conferma del fatto che molti pazienti arrivano in ospedale dalle residenze sanitarie protette, il presidente della Regione conferma che «non ci sono particolari cluster» ma che è partito il protocollo di massima sicurezza

Quando Alisa, lunedì pomeriggio, ha spiegato concisamente che «molti dei pazienti in arrivo nei pronto soccorso provengono dalle rsa», il pensiero è andato subito ai terribili mesi della primavera scorsa in cui le residenze sanitarie protette erano di fatto in trincea, in molti casi assediate dal coronavirus che mieteva vittime tra gli ospiti.

A ottobre, il governatore ligure Giovanni Toti rassicura sul fatto che «non vi sono particolari cluster nelle rsa», ma che comunque «l’allarme diffuso e generale non le esclude, ricordiamo che Regione Liguria è stata tra regioni che ha meglio gestito le rsa».

Di fatto sono scattati i protocolli di massima sicurezza: in strutture in cui gli ospiti fanno tutti parte della fascia di popolazione più fragile l’attenzione è (deve essere) massima, e il presidente della Regione conferma che tra i provvedimenti adottati ci sono la chiusura delle visite ai parenti e l’attrezzatura, nelle rsa più grandi in cui è consentito, di aree “buffer” in cui isolare i casi positivi.  

A questo si aggiunge lo screening: «Il personale viene sottoposto a tampone ogni due settimane», conferma Toti: «È chiaro che vi sono dei contagi ma non ci sono ad oggi problematiche specifiche».

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