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Liguria in zona gialla, ma i ristoratori tornano in piazza: «Fateci lavorare anche di sera»

Jessica Musumeci è la titolare del Patalin, piccolo ristorante nel cuore del centro storico. Parteciperà anche lei alla protesta di oggi, chiedendo maggiore coerenza e una strategia nel gestire aperture e chiusure

Tornano in piazza, come ogni lunedì da tre settimane a questa parte, i ristoratori liguri. Nella giornata in cui la Liguria torna ufficialmente in zona gialla, e in cui si può dunque tornare ad accogliere clienti all’interno dei locali, i titolari dei pubblici esercizi chiedono a gran voce di poter riaprire anche la sera, in modo da tornare a lavorare se non a pieno ritmo, almeno come fatto in estate.

L’invito è a “sedersi in piazza De Ferrari”, dalle 15 alle 18, per una protesta simbolica sotto il palazzo della Regione. L’iniziativa è partita da alcuni ristoratori di Busalla, e si è diffusa a macchia d’olio grazie al tam tam su Facebook e sulle chat con l’hashtag #ristoratoriuniti.

«Ci siederemo in piazza De Ferrari sino a quando non ci faranno lavorare - spiega Jessica Musumeci, titolare del “Patalin”, piccolo locale specializzo in patate ripiene del centro storico - A Natale può anche essere andata bene, tenendo comunque presente che il 23 dicembre si è tutto interrotto, ma erano i giorni già caldi dove si rischiava. Abbiamo accettato di chiudere, anche perché stare aperti in rosso è inutile, ma ci aspettavamo che come promesso le feste sarebbero finite il 7 con la riapertura dei locali almeno a pranzo».

E invece non è stato così: la Liguria, dopo una breve pausa gialla, è passata in arancione e ci è rimasta per due settimane, mandando in fumo le speranze di chi voleva ricominciare subito ad accogliere clienti almeno a pranzo. E tanti ristoratori hanno deciso di non aprire neppure in zona gialla, vuoi per i costi di mantenimento del locale, vuoi per l’identità stessa dell’attività, magari specializzata in cene.

«Noi vogliamo che la gialla diventi come quest’estate - insiste Musumeci - Vogliamo restare aperti, con le dovute precauzioni. E non vogliamo più “sorpresone” come quelle del periodo natalizio. Eravamo convinti che avremmo ricominciato l’anno in giallo, c’erano già provviste fatte e prenotazioni prese, avevamo già iniziato a mettere in marcia la macchina, e ci siamo svegliati in arancione. Continua questa mancanza di rispetto del decidere il giorno prima, e il delivery a domicilio non è affatto sufficiente per gestire questa situazione».

Se Musumeci, infatti, riesce ad adattare il suo prodotto al delivery (Patalin è specializzato in patate ripiene che possono essere consumate sul posto o da asporto), molti altri ristoratori non riescono a riproporre la loro cucina in formato consegna a domicilio. E l’organizzazione, comunque, ha costi molto elevati che non sempre vengono assorbiti dai guadagni: «Utilizzando le piattaforme più note è quasi impossibile guadagnare, le percentuali sono davvero alte».

Che cosa chiedono, dunque, i ristoratori genovesi? «Equità - dice Musumeci - vogliamo essere tutti penalizzati e aiutati allo stesso modo. E coerenza e strategia: o chiudi tutto per un mese, dando il giusto ristoro a tutti, oppure ci lasci lavorare, anche di sera, magari spostando di poco il coprifuoco per permettere a tutti di fare almeno un turno».

«Io sono preoccupata per i ristoranti medio grandi - conclude Musumeci - non so come fanno, sono chiusi da ottobre. Quelli come me in qualche modo, a fatica, sopravvivono, ma bisogna cambiare adesso la strategia, aiutare i ristoratori e rivedere anche la tassazione. Vi faccio un esempio: da chiuso, un ristorante riceve una bolletta della luce da 150 euro solo per il mantenimento della chiusura. Come si può pensare di resistere?».

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