Coronavirus: la curva del contagio cala ancora, i positivi sono 4.663

Continuano a scendere i dati sul contagio da coronavirus in Liguria. Toti: «I dati continuano a essere rincuoranti e ci dicono che l’epidemia continua a mollare la presa sul nostro territorio»

Scendono ancora i casi positivi di coronavirus in Liguria. Rispetto a martedì sono 4.663 quelli totali, un calo di 43 unità (proprio come ieri) che deriva dall’aumento ulteriore dei guariti, 97, e purtroppo anche dai decessi, che tornano a salire e si attestano a 13 nelle ultime 24 ore (1.312 da inizio emergenza).

I nuovi casi diagnosticati tra martedì e mercoledì, a fronte di 2.015 tamponi (72.174 quelli totali fatti sino a oggi) sono dunque 67: numeri positivi anche alla luce dei tamponi fatti, oltre 2.000, e del fatto che la Liguria ha di fatto aperto la fase 2 una settimana prima dell’inizio ufficiale (il 4 maggio da dpcm), con conseguenti spostamenti aumentati già a partire dal 27 aprile.

Continuano a calare anche i posti letto in ospedale occupati da pazienti con covid-19, ormai scesi sotto i 500: sono 465 in tutta la Liguria i pazienti ricoverati per coronavirus, e 35 i posti occupati di terapia intensiva. I guariti totali salgono a 2.953, le persone che si stanno curando a casa sono 2.253, i soggetti in sorveglianza attiva perché contatti di casi confermati sono in tutta la regione 1.497.

Toti: «In questo momento abbiamo il 12% di unità di terapie intensive occupate contro la soglia del 30%, il 27% delle media intensità contro la soglia del 40. Il nostro R con zero prudenziale è verso 0,8. Tutti i parametri sono sotto le soglie indicate dal Ministero».

Lunedì 18 maggio "riapre" la Liguria

«I dati continuano a essere rincuoranti - ha commentato il presidente della Regione Toti - e ci dicono che l’epidemia continua a mollare la presa sul nostro territorio. Siamo sulla strada giusta: prima le misure di contenimento e ora le regole di profilassi sanitaria e distanziamento sociale adottate in questo avvio di fase 2 stanno dando il proprio contributo alla salvaguardia di tutti noi, con un lavoro costante per trovare il punto di equilibrio tra l’indispensabile tutela della salute e la necessità di ripresa, a costi sostenibili».

Gli occhi sono ora puntati sulla fine di questa settimana, per capire se l’apertura anticipata della Liguria può avere fatto impennare nuovamente il contagio, ma dal presidente della Regione Giovanni Toti è arrivato un chiaro messaggio: lunedì 18 maggio la Liguria riapre e l’economia riparte, con parrucchieri, estetisti, bar, ristoranti e negozi che potranno alzare le saracinesche e accogliere nuovamente clienti. «Entro giovedì - ha aggiunto il governatore - manderemo a Roma l’elenco delle attività che vogliamo aprire da lunedì 18: la nostra indicazione è di un’apertura massiccia, lavorando sulle regole. Credo si debba lavorare per la sicurezza ma anche per comprendere le esigenze del mondo del lavoro e dell’impresa. Ci aspettiamo di concertare le applicazioni delle linee guida Inail che sono uscite oggi e che sono state criticate da tutte le regioni».

Spostamenti tra regioni il primo giugno?

Per quello che riguarda il via libera agli spostamenti tra regioni, invece, il Governo ha fatto intendere che molto probabilmente se ne parlerà a partire dal 1° giugno. «Sulla riapertura della mobilità interregionale il ministro Boccia ci ha detto “prendiamoci ancora una settimana prima di cominciare una valutazione”, certamente non riaprirà il 18 maggio, forse il 25 maggio, più probabile il primo giugno», ha dichiarato Toti a Radio 24 martedì mattina.

Plasma iperimmune, sperimentazione in Liguria

La vicepresidente e assessore alla Sanità Sonia Viale ha dichiarato che "la Liguria parteciperà alla sperimentazione nazionale” dell'utilizzo del plasma iperimmune per il trattamento del Covid-19. Sul tema è intervenuto anche il direttore generale dell’Ospedale Policlinico San Martino, che ha aggiunto: «Abbiamo aderito al protocollo nazionale e ci stiamo attrezzando per fare ‘banking’ del sangue donato in caso di necessità». 

In particolare, la dottoressa Vanessa Agostini, responsabile della Strutture regionale di coordinamento delle attività trasfusionali, ha spiegato: «Abbiamo fornito il plasma iperimmune per la somministrazione ad un paziente con il covid ricoverato all’ospedale di Sanremo. La prossima settimana il protocollo sarà sottoposto al vaglio del Comitato etico e inizieremo a contattare i pazienti che si sono offerti di diventare donatori di plasma, una cinquantina ad oggi, per valutare se abbiano i requisiti previsti dalla normativa vigente per garantire la sicurezza di donatore e ricevente. Ci sarà un primo contatto telefonico e quelli ritenuti idonei saranno sottoposti agli esami previsti oltre ad esami sierologici aggiuntivi. Il plasma donato sarà ulteriormente trattato per la disattivazione di eventuali patogeni così da garantire un’ulteriore sicurezza per la successiva somministrazione. L’obiettivo è essere attrezzati per poter trattare eventuali futuri pazienti che dovessero ammalarsi qualora ci fosse una recrudescenza del virus, in modo da poter offrire loro un trattamento che, dai dati preliminari, sembra promettente».

Mascherine chirurgiche distribuite nelle farmacie

Secondo Federfarma, finora sono state distribuite gratuitamente ai cittadini 760mila mascherine chirurgiche consegnate dalla Protezione civile di Regione Liguria. Di queste, la prima tranche da 500mila è state distribuita la settimana scorsa mentre 260mila sono state distribuite nella sola giornata di martedì 12 maggio, primo giorno di distribuzione della seconda tranche da ulteriori 500mila. Regione Liguria ha ringraziato le farmacie per lo straordinario lavoro svolto. Le mascherine distribuite dalle farmacie si aggiungono a quelle recapitate direttamente al domicilio attraverso l’accordo con Poste Italiane.

Complessivamente, dall’inizio dell’emergenza, Regione Liguria ha distribuito gratuitamente oltre 5 milioni di mascherine.

Linee guida Inail, Toti: «Perplessi su quelle per gli stabilimenti balneari»

Nel pomeriggio di martedì, intanto, da Roma hanno iniziato ad arrivare le linee guida Inail per la riapertura delle attività, che le Regioni dovranno discutere con le associazioni di categoria per adeguarle al locale e metterle in atto. 

«In queste ore abbiamo parlato con le categorie per l’arrivo delle linee guida di Inail per la ripartenza di molti settori dell’economia, quelle degli stabilimenti balneari ci stanno lasciando con perplessità - ha detto Toti - le stiamo osservando e strutturando insieme con i balneari della nostra regione per cercare di trovare un compromesso. Lo faremo anche per quanto riguarda commercio, bar e ristoranti». 

Per l'assessore al Demanio, Marco Scajola, «Il documento rilasciato dall'Inail e' assolutamente irricevibile poiché condannerebbe all'estinzione le imprese balneari della Liguria e produrrebbe un danno economico incalcolabile per tutto il comparto turistico, per l'indotto e una emorragia di posti di lavoro estremamente preoccupante. Si perderebbe oltre il 75% degli ombrelloni. Questo, unito al ritiro dal dpcm della proroga per 15 anni delle concessioni demaniali, significa certificare che non esiste alcuna certezza sulla continuità del lavoro delle imprese».

Scajola, che e' anche coordinatore del tavolo interregionale sul demanio marittimo, ricorda che «Il ministro Franceschini si era impegnato pubblicamente, dicendo che avrebbe inserito nel nuovo dpcm un punto in cui veniva ribadita senza alcuna incertezza la necessità di estendere per i 15 anni le attuali concessioni, come previsto dalla legge 145 del 2018. Tutto questo non e' avvenuto».. Infine, spiega di aver convocato giovedì «Tutte le Regioni in videoconferenza per affrontare questa situazione, dannosa non solo per la Liguria ma per tutta l'economia nazionale. Noi siamo per il rispetto delle regole, la tutela della salute, ma con senso di responsabilita' e buon senso, come il governo non ha dimostrato ancora una volta di saper fare».

Circa le preoccupazioni espresse da alcuni sindaci in merito alla regolamentazione delle spiagge libere, l’assessore al Demanio Marco Scajola ha affermato: «Il Governo deve stanziare risorse straordinarie per i Comuni per la gestione delle spiagge libere. Lo abbiamo chiesto in un documento votato all’unanimità in Conferenza delle Regioni il 23 aprile scorso ma non abbiamo ancora avuto alcuna risposta. Evidentemente il nostro messaggio non è arrivato in modo forte a destinazione e quindi è indispensabile ribadirlo».

«Riapriamo i centri antiviolenza», il voto in consiglio comunale 

Il consiglio comunale di Genova ha votato all'unanimità un ordine del giorno che impegna il sindaco e la giunta a porre in essere ogni azione necessaria per sostenere e supportare l’apertura dei centri antiviolenza sulle donne che svolgono un prezioso e fondamentale servizio pubblico, fornendo loro, qualora possibile, i necessari dispositivi di sivcurezza individuale. L'ordine del giorno era stato proposto dal Partito Democratico, che ha spiegato in una nota: «Le misure di contenimento per arginare i contagi nel corso della pandemia di Covid19 sono state una decisione necessaria ed efficace, ma hanno purtroppo rafforzato situazioni di difficoltà ed emergenza come quelle delle donne vittime di abusi, costrette a difficili convivenze tra le mura domestiche e spesso impossibilitate a chiedere aiuto tanto che le domande si sono ridotte anche fino al 50 per cento. I centri antiviolenza hanno continuato a lavorare attraverso tutte le strade tecnicamente percorribili, con chiamate telefoniche e altre soluzioni tecnologiche, ma sicuramente l’approccio diretto rimane sempre quello più efficace, anche perché spesso le donne non possono telefonare senza che il loro aggressore se ne accorga. Adesso, con l’arrivo della fase 2 e la maggiore possibilità di circolare, queste donne devono poter tornare a raggiungere i luoghi di aiuto. Ricordiamo che quelli antiviolenza sono centri privati, sostenuti in parte dal Governo e non possono sostenere altre ingenti spese per l’acquisto dei dispositivi di sicurezza per operatori, volontari e utenti, pur svolgendo un prezioso servizio pubblico. Per approfondire meglio la situazione e trovare soluzioni efficaci, il Pd ha chiesto anche la convocazione di una Commissione consiliare urgente sul tema».
 

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