Coronavirus, dietrofront sui circoli ricreativi e culturali delle "zone rosse": «Aperti sino alle 21»

Regione e Comune modificano l'ordinanza entrata in vigore giovedì, che imponeva la chiusura dei circoli in alcuni quartieri: il provvedimento fa chiudere, di fatto, anche quelli sociali e culturali

La stretta della nuova ordinanza in vigore a Genova da giovedì per contenere il contagio da coronavirus si allenta, in parte, le misure più restrittive istituite nelle "zone rosse" della città, quelle in cui il virus è penetrato e circola con più potenza.

La modifica, già anticipata dal sindaco Marco Bucci giovedì sera, riguarda la chiusura dei circoli ricreativi, disciplinata al punto 2 dell’ordinanza 68 del 2020, in vigore da giovedì a mezzogiorno. Il nuovo testo consente invece “l’apertura dei centri culturali e sociali e dei circoli ludico ricreativi sino alle 21 nel rigoroso rispetto delle linee guida”, e cioè quelle approvate dalla Conferenza delle Regioni e quelle delle ulteriori misure per i circoli culturali e ricreativi adottate con l’ordinanza 45/2020 che, nel rispetto del distanziamento sociale, autorizzava il gioco delle carte e la consultazione di giornali e quotidiane secondo specifiche prescrizioni (per il gioco delle carte sono obbligatori l’igienizzazione frequente delle mani e delle superfici utilizzate, il distanziamento fisico di almeno un metro tra i giocatori dello stesso tavolo e, se svolto in locali chiusi, l’uso della mascherina; per la lettura di quotidiani e giornali sono obbligatori l’uso della mascherina e l’igienizzazione della mani prima e dopo la manipolazione).

Le misure rimangono in vigore fino alla mezzanotte del 13 novembre: un dietrofront dettato dall'universalità del provvedimento iniziale, che nel tentativo di evitare gli assembramenti e il mancato rispetto delle norme in circoli ricreativi "camuffati" chiudeva di fatto anche realtà del territorio molto importanti in termini di socialità e presidio, come quelli di Auser, per esempio, l'associazione di volontariato dedicata alle persone anziane, o ancora l'Arci o le tante altre più piccole associazioni e società che si sono date da fare per rispettare le regole diventando punti di riferimento per i quartieri e per le fasce di popolazioni più fragili o isolate anche causa lockdown.

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Il presidente del Municipio Valpolcevera Federico Romeo, competente per i quartieri di Rivarolo e Certosa (zone più critiche insieme con Sampierdarena, Cornigliano e il centro storico), giovedì pomeriggio aveva scritto a Regione e Comune per chiedere di ripensare al provvedimento, esprimendo «forti perplessità circa le misure presenti nell’ordinanza» e definendo «fuori luogo e incomprensibile», la chiusura dei centri culturali e sociali e dei circoli ricreativi «quando invece è consentita persino l’organizzazione di fiere e mercati».

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