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Natale ai tempi di covid e lockdown: «I regali? Più mirati e consapevoli»

L’ultimo weekend di shopping natalizio ha evidenziato che la voglia di uscire e vedere le vetrine non corrisponde al reale potere d’acquisto: lo shopping si fa, ma in maniera più oculata

Un Natale diverso, sottotono per molti aspetti, caratterizzato da divieti e limitazioni. Ma ai regali i genovesi non rinunciano, anche se, proprio per l’anno così complesso e per la crisi generata dalla pandemia di coronavirus, preferiscono comprare in maniera più consapevole e mirata, senza farsi trainare dall’impulso.

«Quest’anno in particolare la voglia di shopping e normalità ha portato alla luce una grande distinzione - conferma Manuela Carenas, presidente Ascom - Ci sono le persone che escono per fare le “vasche”, vedere le vetrine, passare un po’ di tempo fuori, e ci sono le persone che entrano nei negozi per comprare». E allora, le folle viste nelle vie dello shopping, la pedonalizzazione di via XX Settembre per limitare gli assembramenti? «Deriva proprio da questa distinzione - sottolinea Carena - Abbiamo visto moltissime persone in giro, ma non è il soluto Natale. Ci aiuta a stare a galla, ma non c’è più la correlazione così forte tra la gente che si riversa in strada e quella che compra. Chiaro, per la legge della probabilità più gente c’è in giro più è facile che acquisti, ma tante gente non va tradotto subito in incassi e vendite per i negozi».

La dimostrazione sono gli incassi: calati, domenica pomeriggio, nonostante la decisione del Comune di chiudere via XX Settembre alle auto per consentire alle persone di percorrerla senza rischio assembramenti. Un’iniziativa che si è tradotta però anche in un blocco del traffico, con una lunga fila di autobus incolonnati nella corsia centrale rimasta aperta appositamente per il trasporto pubblico. 

«L’alternativa richiesta dalla prefettura era chiudere tutto, dunque alla fine il provvedimento si è rivelato corretto, ma non traduciamo le folle con grandi numeri nei negozi - spiega ancora Carena - non funziona più così. La gente oggi compra in modo molto più consapevole e mirato, non vale più l’assunto dell’acquisto emotivo e di impulso di un cliente che vede la vetrina, entra e compra. Le persone sono spinte a comprare da un ragionamento a monte».

Il settore abbigliamento, in particolare, è in difficoltà: il lungo lockdown ha “scombussolato” le vendite delle varie collezioni stagionali, e il tentativo fatto per salvare il comparto è uno spostamento della data dei saldi a fine gennaio: «L’intimo è sempre molto gettonato - sorride Carena, proprietaria proprio di boutique specializzate in lingerie - di sicuro il negozio generalista è quello che soffre un po’ di più perché meno caratterizzato e ha molta più concorrenza. L’abbigliamento in generale è molto in difficoltà, ma se il negozio, qualsiasi esso sia, ha personalità, può fare la differenza».

Nei prossimi giorni, con i provvedimenti della zona rossa, molti negozi dovranno chiudere i battenti: «I codici Ateco dei negozi che possono stare aperti sono tanti - puntualizza però Carena - e io per esempio posso restare aperta perché la mia merce è considerata merce essenziale, ma è comunque abbastanza inutile perché in giro non ci sarà nessuno. È un ben danno, perché il 24 dicembre per i negozi è fondamentale, tante persone di solito fanno i regali dell’ultimo momento. E anche il 31 dicembre, stessa cosa. La perdita si aggira intorno al 30%, non si recupera e il danno è già ingente».

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