Coronavirus, Rapporto Osservasalute: tasso di letalità elevato in Liguria

Verosimilmente si è verificata una sottostima del numero di contagiati, circostanza che richiama la scarsa qualità del monitoraggio effettuato da alcune Regioni

Dopo la Lombardia, La Liguria è, insieme a Emilia-Romagna e Marche, una delle regioni italiane con il tasso di letalità più elevato per il coronavirus. È quanto emerge dal Rapporto Osservasalute 2019, presentato ieri. Dato il particolare momento, la conferenza stampa è stata l'occasione per ripercorrere alcune fasi dell'epidemia e avviare alcune riflessioni sollecitate da questa drammatica esperienza.

Alla conferenza stampa sono intervenuti il direttore scientifico dell'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane Alessandro Solipaca, e il direttore dell'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene generale e applicata all'Università Cattolica.

Il Rapporto Osservasalute (l'Edizione 2019 è di 585 pagine), è frutto del lavoro di 238 ricercatori distribuiti su tutto il territorio italiano che operano presso Università, Agenzie regionali e provinciali di sanità, Assessorati regionali e provinciali, Aziende ospedaliere e Aziende sanitarie, Istituto Superiore di  Sanità, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori, Ministero della Salute, Agenzia Italiana del Farmaco, Istat.

Dell'emergenza sanitaria Covid-19 colpiscono le differenze regionali del tasso di letalità, che in Lombardia raggiunge il 18%, in Veneto un massimo del 10%. Emilia-Romagna, Marche e Liguria sono le altre Regioni con la letalità più elevata, tra il 14-16%. Non è chiara la spiegazione di questo dato, verosimilmente si è verificata una sottostima del numero di contagiati (il denominatore del rapporto con il quale si misura la letalità). Questa circostanza richiama la scarsa qualità del monitoraggio effettuato da alcune Regioni.

Tagli, riduzioni, regionalizzazioni dei servizi, si riverberano inevitabilmente sulla gestione di emergenze sanitarie come l'epidemia da Covid-19, il cui tratto dominante, in Italia, è stato infatti di disomogeneità nella gestione dei contagiati sul territorio. Tante differenze tra le Regioni: il Veneto ha la quota più bassa di ospedalizzati e quella più alta di soggetti positivi posti in isolamento domiciliare. All'inizio della pandemia questa Regione aveva in isolamento domiciliare circa il 70% dei contagiati, nell'ultimo periodo oltre il 90%.

Atteggiamento diverso della Lombardia e del Piemonte che hanno percentuali di ospedalizzazione tra il 50% e il 60% all'inizio della pandemia, per poi crescere e oscillare tra il 70% e l'80% nella prima metà di marzo, quando nelle altre Regioni diminuisce. Infine, scendono sotto il 20% a partire dalla fine di aprile, primi di maggio.

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Toscana e Marche hanno approcci simili: entrambe ospedalizzano oltre il 60% dei contagiati fino ai primi di marzo, scendono sensibilmente a meno del 30% alla fine di marzo e sotto il 20% dalla seconda metà di aprile.

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