Coronavirus: i quartieri di Genova a rischio restrizioni, attesa per il nuovo dpcm

Sampierdarena, Cornigliano, Rivarolo e centro storico le zone in cui i casi aumentano: nella città vecchia la circolazione del virus è di 5 positivi su 10.000 contro una media cittadina di 2. Regione e Comune lavorano a nuovi provvedimenti in attesa del decreto ministeriale

Stop alle feste private in casa, controlli rafforzati, giro di vite alla movida e agli sport di gruppo amatoriali: sono questi, in estrema sintesi, i provvedimenti che stando alle ultime indiscrezioni e alle dichiarazioni del ministro della Salute, Roberto Speranza, dovrebbero venire inseriti nel nuovo dpcm anti coronavirus atteso oggi. 

E se a livello nazionale lo sguardo spazia su tutti gli ambiti in cui il virus potrebbe propagarsi, a livello locale, in Liguria, il presidente della Regione, Giovanni Toti, e il sindaco di Genova, Marco Bucci, stringono il focus sul capoluogo ligure, dove i casi aumentano a livello esponenziale, pensando a misure ad hoc per determinate zone di Genova. 

«Il coronavirus sta crescendo in tutta Italia e la Liguria non fa eccezione, anche se l’unico focolaio vero di nostra attenzione è sulla città di Genova - ha spiegato il presidente della Regione Toti - I nuovi casi positivi domenica sono 386, che sono moltissimi, è una crescita che va avanti da alcuni giorni: in Asl 3 e 4, la Città Metropolitana di Genova, sono 320 i casi registrati, 57 arrivano dai tamponi rapidi fatti alla Commenda, 45 da un ritardo di trasmissione dei dati, tamponi eseguiti a metà settimana scorsa e registrati domenica forse per accertamenti, 9 dal sistema scolastico e 10 dalle strutture sociosanitarie. Dei 320, 103 positivi non sono ascrivibili ai numeri monitorati ieri, siamo a 220 che sono comunque un numero molto importante, 

I nuovi positivi arrivano principalmente dal centro storico, che resta il focolaio più attentamente monitorato e “produttivo”, e da alcuni quartieri già attenzionati da giorni: Sampierdarena, Cornigliano e Rivarolo. In centro storico, ha spiegato Toti, la circolazione del virus varia tra i 5 e i 10 nuovi positivi per ogni 10.000 abitanti, sulla media cittadina che è sotto i 2 positivi su 10.000 abitanti: «C’è una grande differenza, è per questo che abbiamo introdotto con il sindaco Bucci ulteriori misure di contenimento come l’obbligo di mascherine, diventate poi obbligatorie con il nuovo dpcm».

Nei quartieri elencati da Toti, dunque, è possibile che nei prossimi giorni vengano prese nuove misure restrittive per contenere il contagio, ma «aspettiamo con il sindaco Bucci il nuovo dpcm per evitare di doppiare eventuali provvedimenti. Ovviamente - ha detto Toti - le nuove misure verranno adottate con buonsenso, perché non vorremmo che, per proteggere i quartieri e le attività dal coronavirus, finissimo per farli uccidere da una congiuntura economia sempre più difficile». 

Coronavirus: durata quarantena, isolamento e test 

Tra le altre novità che potrebbero venire introdotte nel nuovo decreto ministeriale in arrivo lunedì, alcune riguardano la durata della quarantena e dell’isolamento. 

Le ultime indiscrezioni parlando infatti della possibilità di accorciare la durata della quarantena da 14 a 10 giorni: «Lunedì ci verrà sottoposta la prima bozza del dpcm che dovrà entrare in vigore entro giovedì e prevederà nuove restrizioni per tenere la malattia sotto controllo e non fare la fine di altri stati europei che hanno visto crescere la pandema - ha confermato Toti - Il nuovo dpcm potrebbe contenere finalmente la possibilità di usare tampone antigenico rapido come elemento di screening e diagnostica, il che significa che non servirebbe più anche il tampone molecolare con tempi più lunghi e potremmo isolare e tracciare molte più persone. Inoltre potrebbe essere ridotta a 10 giorni la quarantena, visto che l’incubazione non supera i 7 giorni. In Italia ora dura 14 giorni, in Francia è già stata ridotta a 7, in Italia potremmo arrivare a 10».

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«Oltre all’obbligo di mascherina ci saranno inoltre altri limitazioni, frutto del lavoro del Comitato Tecnico Scientifico e del confronto delle Regioni - ha concluso Toti - ciò che stiamo dicendo al governo è di danneggiare il meno possibile un’economia che fa molta fatica, c’è un 10% di pil che manca: per quanto riguarda bar e ristoranti è necessario cercare di prendere le misure minime che ci aiutino a contenere il contagio ma non ci portino a chiusure particolarmente penalizzanti per attività che hanno sofferto moltissimo»

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