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Coronavirus

Covid: la variante Omicron in Liguria è diffusa tra l'11 e il 15%

La situazione più critica è in provincia di Imperia: "È al confine con la Francia, e poi è la zona della regione con meno vaccinati" ha fatto sapere Toti

Il coronavirus continua a circolare in Liguria: "Nell'estremo ponente la situazione è di forte circolazione a causa della vicinanza con la Francia dove la situazione è peggiore; e poi resta l'area con minor tasso di vaccinazione tra la popolazione" ha riferito il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, durante la conferenza stampa serale di giovedì 23 dicembre. La situazione in provincia di Imperia, dove le persone sono meno vaccinate, rappresenta insomma per il presidente "la conferma che il vaccino è certamente uno strumento che mitiga il rischio".

Dopo aver elencato le misure intraprese dal governo per frenare i contagi nel periodo di Natale, Toti ha fatto il punto sulla variante Omicron: “In Liguria è diffusa tra l’11 e il 15% circa, meno della media nazionale: vedremo che effetti avrà nelle prossime settimane sulla ricaduta ospedaliera. Per quanto riguarda i vaccini nella nostra regione siamo a oltre 80mila somministrazioni a settimana: domani ci riuniremo con i direttori generali delle Asl e la task force per monitorare la situazione e pianificare i prossimi giorni. Abbiamo chiesto di portare la capacità vaccinale a 100mila dosi a settimana, anche per prepararci al possibile accorciamento delle dosi booster da 5 a 4 mesi”. Ai bambini tra i 5 e gli 11 anni vaccinati, Costa Edutainment tra l'altro regalerà un biglietto dell'Acquario.

"Per quanto riguarda la situazione degli ospedali – conclude Toti - stiamo passando a fasi incrementali successive. Oggi si è registrato un piccolo rallentamento rispetto ai volumi di pazienti che abbiamo avuto nelle settimane scorse. Per quanto la situazione stia tornando a essere pesante, non è lontanamente paragonabile a quella che abbiamo vissuto in altri periodi: l’occupazione delle terapie intensive è sostanzialmente stabile attorno a quota 30, e l’incremento dei pazienti, forse ad esclusione dell’estremo ponente, continua ad avere un moltiplicatore molto più basso in proporzione alla diffusione del contagio rispetto alle precedenti ondate”.

Filippo Ansaldi, direttore generale Alisa ha spiegato: "Nelle ultime settimane l’incidenza è decisamente cresciuta, raggiungendo il picco della seconda ondata come numero di casi giornalieri che si verificano, da notare come l'inclinazione della curva, a partire da quando abbiamo osservato l’incremento dei casi, sia cambiata nelle scorse settimane quando appariva decisamente più ripida. Da un Rt pari a 1.3, si rileva da una quindicina giorni un valore pari a 1.2, può sembrare una differenza minima che ha però importanti evidenze da un punto di vista epidemiologico. Per quanto riguarda l’incidenza nelle diverse fasce di età, il driver è rappresentato dai bambini di età compresa tra 6 e i 12 anni, seguiti da un'elevata incidenza anche nei teenager, con un aumento della circolazione che si verifica in tutte le fasce di età; in quella degli over 80 e di coloro che sono più a rischio in termini di complicanze, l’incidenza, grazie agli elevatissimi tassi di copertura vaccinale, è decisamente inferiore. Nell’ultimo report, il tasso di occupazione per terapia intensiva e media intensità è pari rispettivamente al 15% e al 22%, indicatori che confermano la Liguria in zona gialla.
Il Sistema sanitario sta compiendo un grande sforzo: rinnovo il mio ringraziamento a tutti gli operatori impegnati sia sul fronte degli ospedali sia della prevenzione. Grazie all’offerta vaccinale messa in atto, oggi eroghiamo 91.000 dosi ogni sette giorni, siamo molto vicini al numero massimo di vaccini somministrabili in relazione alle dosi a nostra disposizione".

"Ci avviciniamo alla fine della settimana con un’importante circolazione virale in tutta la regione - dice il responsabile dipartimento interaziendale regionale di emergenza-urgenza Angelo Gratarola - e in particolare nelle zone di ponente, con similitudini rispetto alla circolazione francese. Le terapie intensive, però, da settimane si attestano su un dato piuttosto stabile. Oggi chiudevano a 32 pazienti, ieri a 28, l’altro ieri a 31; ormai da settimane i numeri girano attorno ai 30 pazienti ricoverati. Un dato che interpreto come positivo, poiché stiamo probabilmente vedendo una malattia molto differente rispetto allo scorso anno. Per esempio, i grandi serbatoi di terapia subintensiva, dove avevamo centinaia di pazienti ventilati con il casco o con altre forme di supporto respiratorio, oggi sono quasi solo un ricordo, sono molti di meno. In questo senso la vaccinazione ha permesso di cambiare il volto di questa malattia e di non sovraccaricare in maniera critica le terapie intensive, permettendo di gestire gran parte dei pazienti in media intensità. Naturalmente, per poter garantire questo tipo di andamento è necessario che vi sia una continua e massiccia adesione alla campagna vaccinale con la terza dose e anche da parte di chi non avesse ancora fatto il vaccino. Ricordo che nelle terapie intensive i casi gravi sono per il 70-80% persone che non si sono mai vaccinate e che dunque patiscono maggiormente l’evoluzione grave della malattia".

Matteo Bassetti, responsabile del Dipartimento Interaziendale regionale di Malattie Infettive e direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’ospedale Policlinico San Martino, ha spiegato: "Confermo quanto detto dal dottor Gratarola anche per la media intensità: oggi i malati più gravi e gli unici che ricorrono alla ventilazione non invasiva sono i soggetti non vaccinati. Nei soggetti vaccinati, invece, non vediamo più quella malattia che vedevamo due anni fa, vista anche nella seconda e terza ondata. Nei vaccinati la durata dei sintomi è significativamente più corta rispetto ai soggetti non vaccinati, come anche la durata della positività al tampone, che risulta inferiore. Ciò che abbiamo continuato a fare e che faremo anche domani, recandoci presso una RSA genovese, è l’attività dei monoclonali, che sta prendendo molto piede nella nostra città e regione. Nell’ultima settimana, solo a San Martino sono stati somministrati 60 trattamenti con anticorpi monoclonali. Sempre in merito agli anticorpi monoclonali, sapendo che alcuni di essi non funzionano nei confronti della variante omicron, ci siamo già premurati con la farmaceutica di Alisa per avere a disposizione dei monoclonali che funzionino anche nei confronti della variante omicron. A questo proposito, vi posso confermare ciò che i dati sia del Sudafrica che dell’Inghilterra dimostrano: ovvero che la variante omicron è più contagiosa ma meno grave e risulta coperta dalla vaccinazione con tre dosi. Spero che questo possa essere un ulteriore stimolo alla terza dose". 

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