Covid, il lunedì da incubo in pronto soccorso. A Genova stop ai ricoveri programmati

Galliera, Villa Scassi e San Martino al collasso, code infinite di ambulanze in attesa, pazienti a Carignano costretti ad attendere sulle loro barelle nella "camera calda": nell'area metropolitana si entra in fase 5 per liberare altri posti letto

L'ospedale Galliera - credit Pippo Rossetti

Dopo una giornata e una mattinata difficilissime, per i pronto soccorso cittadini martedì inizia nuovamente all’insegna del super lavoro per i tanti accessi: oltre 100 al San Martino, tra cui ben 22 in codice rosso e 53 in codice giallo, al Villa Scassi alle 8 erano ben 111 le persone in osservazione breve intensiva, al Galliera una sessantina le persone in visita.

E proprio al Galliera, lunedì, la situazione si è fatta (se possibile) ancora più critica. Nella giornata in cui tradizionalmente gli accessi aumentano, con la seconda ondata di coronavirus in corso l’ospedale si è ritrovato assediato da ambulanze che, dal canto loro, sono rimaste bloccate in coda per ore e sono state costrette a lasciare le barelle al pronto soccorso perché di barelle, ormai, non ce n’erano più. I volontari delle pubblici assistenze - ma anche l’ex consigliere regionale del Pd, Pippo Rossetti - hanno condiviso foto in cui si vedono i pazienti in attesa nell’area coperta fuori dall’ingresso del pronto soccorso, avvolti in coperte e sistemati sulle barelle con cui sono arrivati in ambulanza. 

I tempi, per pazienti e per personale delle pubbliche assistenze, sono diventati infiniti, non solo per il Galliera ma anche per il Villa Scassi: tante le pubbliche assistenze costrette a rimandare servizi a causa della necessità dell’ospedale di usare le loro, la “camera calda” del Galliera piena di persone sistemate sulle barelle già dal pomeriggio. E sui social hanno iniziato a circolare anche le foto delle ambulanze in coda scattate anche da cittadini, che hanno così voluto mettere a tacere chi nei giorni scorsi sosteneva che di code, fuori dai pronto soccorso, non ce ne fossero per davvero.

Il presidente della Regione Giovanni Toti, intanto, conferma che nell’area metropolitana di Genova gli ospedali sono di fatto entrati in “fase 5”, con la sospensione di tutta l’elezione e le attività programmate per aumentare i posti letto. Il resto della Liguria, ha chiarito il presidente della Regione, si sta allineando alla fase 4. 

Genova e il territorio della Asl 3 restano quindi la parte più critica dell’emergenza coronavirus in Liguria: «Ho chiesto ad Alisa di intervenire con il trasferimento di pazienti da Genova alla Asl1 e alla Asl2- ha aggiunto lunedì sera - incrementando una pratica che è già in atto tra le nostre Asl. Al contempo ho chiesto ai direttori generali degli ospedali genovesi Policlinico San Martino, Galliera e Villa Scassi di intervenire con grande determinazione e rapidità per bloccare tutto quello che serve, ovvero l’elezione e le attività programmate, per passare a un ulteriore incremento di circa 600 posti letto di media intensità in modo da dare un po' di respiro ai nostri pronto soccorso».

La Regione sta inoltre valutando di allestire un reparto di bassa complessità di cura con almeno 100 posti letto in Fiera, nel padiglione Jean Nouvel: «Dopo aver parlato con il capo della Protezione civile nazionale Borrelli  - ha detto Toti - abbiamo dato incarico all’assessore alla Protezione civile Giampedrone in collaborazione con Asl3 di avviare i sopralluoghi per valutare questo progetto. Questo reparto potrebbe svolgere le stesse funzioni della nave ospedale allestita nella prima fase dell’emergenza, quindi con degenze a bassa intensità di cura per consentire il turn over negli ospedali».

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