In fila per un pasto o un pacco di provviste: chi sono i "nuovi poveri" stremati dal coronavirus

La Comunità d Sant'Egidio continua a consegnare pasti e pacchi alimentari a domicilio e ad accogliere chi ha bisogno alla mensa, ma i volti nuovi sono tanti, e moltissime persone non possono uscire causa lockdown: «Quando riapriranno, la situazione potrebbe esplodere»

«Distribuzione di panini ogni sabato in piazza Bandiera»: il cartello è affisso sulle porte della sede di via di Vallechiara della Comunità di Sant’Egidio, poche parole che lasciano però intravedere chiaramente uno dei problemi più gravi causati dall’emergenza coronavirus. E cioè l’aumento di persone che, rimaste senza lavoro causa lockdown, sono sprofondate nell’assoluta indigenza, e sono costrette a ricorrere alle associazioni per avere cibo e generi di prima necessità.

Anziani, famiglie in difficoltà e senzatetto sono senza tante sorprese le fasce di popolazione che, nel pieno dell’emergenza legata all’epidemia, sono diventate ancora più fragili e bisognose d’aiuto. Sono coloro che si mettono (sempre che possano) in fila davanti alle sedi degli enti e delle associazioni in cerca di supporto, non solo materiale, ma anche morale.

Ad assistere alla lotta quotidiana per la sopravvivenza sono le stesse persone che si attivano e aiutano anche in tempi “normali”. Come i volontari di Sant’Egidio, che nelle ultime settimane hanno raddoppiato gli sforzi facendo anche i conti con un grande problema: «Gran parte dei nostri volontari sono over 60 e over 65, persone con una grande voglia di aiutare, attive e volonterose, ma anche persone che rientrano nella fascia più a rischio - spiega Sergio Casali, uno dei portavoce della comunità di Sant’Egidio - Abbiamo quindi dovuto proteggerli, fermandoli. Devo dire però che sono moltissimi i giovani, dai liceali agli universitari, che in queste settimane hanno voluto mettersi a disposizione per aiutare il prossimo».

Sempre più volti nuovi per pacchi spesa e mensa

Una parte importante delle persone aiutate da Sant’Egidio sono quelle che riuscivano a barcamenarsi prima dell’emergenza, e che dal coronavirus sono state messe in ginocchio: «Sono famiglie in difficoltà cui destiniamo i pasti alla mensa di via delle Fontane e cui distribuiamo pacchi alimentari - conferma Casali - Abbiamo iniziato a consegnarli a domicilio in quartieri periferici della Valpolcevera e della Valbisagno per evitare di costringerli a uscire, ma i numeri attuali preoccupano da un altro punto di vista: c’è stato un leggero aumento alla mensa, e il 35%-40% in più di consegne dei pacchi alimenta ri in una città è ferma. Ma alla mensa e alla distribuzione dei pasti venivano persone dalle periferie che ora non vengono: il numero attuale è di poco più alto rispetto a quello di due mesi fa, ma ci sono moltissime persone nuove che prendono il posto di chi ora non riesce a raggiungerci. Una volta rimosso il lockdown la situazione potrebbe esplodere».

Anziani a rischio, 1.500 assistiti a domicilio

Quanto documento dai volontari conferma però quello che era ormai evidente anche dal punto di vista sanitario. E cioè che i più colpiti in assoluto, in questa emergenza coronavirus, sono gli anziani, in particolare quelli che abitano soli: «Ne seguiamo più di 1.500 in varie parti della città, si tratta di anziani a rischio istituzionalizzazione che seguiamo ormai da anni e che adesso sono ancora più a rischio. Dal 2017, grazie a un finanziamento della San Paolo, abbiamo attivato il progetto “Viva gli anziani” finanziato da Compagnia di San Paolo e Fondazione Carige, finalizzato al monitoraggio attivo di persone a rischio per solitudine, età e fragilità sanitarie, e sono le stesse persone che monitoriamo in queste settimane. Abbiamo fatto oltre 1.500 telefonate per capire le loro condizioni, per chi non rispondeva al telefono abbiamo fatto visite a domicilio, e a ognuno abbiamo fornito istruzioni di base per affrontare l’emergenza e attivato tutti i servizi necessari come la spesa e i farmaci a domicilio. Per alcuni di loro abbiamo trovato ristoratori molto disponibili che consegnano pasti già pronti, e abbiamo i nostri volontari che si occupano di assisterli in sicurezza».

Sant’Egidio è presente anche in 30 strutture protette cittadine, il fronte più critico nella notta al coronavirus, con il 40% di quelle liguri in condizioni definite critiche per numero di contagi e vittime e vere e proprie “serrate” per cercare di proteggere ospiti e operatori: «A noi questa chiusura ha colpito e fatto male anche dal punto di vista esistenziale - conferma Casali - Le persone che aiutiamo sono persone con cui ci sono legami di vicinanza, e fa male vedere come oggi il vero target di questa pandemia siano proprio loro. Una volta che l’emergenza sarà finita, credo sia necessario ripensare al modello di rsa, che non ritengo sia l’unico modo per assistere gli anziani».

Senzatetto, i giri serali aumentano da 2 a 4

Gli anziani non sono però gli unici a subire pesantemente le conseguenze dell’epidemia. Anche i senzatetto, chi a casa non può restare, come richiesto dal governo per contenere il contagio, si ritrovano in condizioni se possibile ancora più difficili: «Prima facevamo due giri serali - conferma Casali - ora ne facciamo 4, anche perché tutto il mondo dell’associazionismo si è trovato in difficoltà, e ci siamo impegnati per non lasciare sole le persone che seguivamo. In strada devo dire che sono rimaste pochissime persone, per fortuna il Comune ha attivato 80 posti letto al Massoero e all’Ostello della Gioventù. Sono rimaste le persone più fragili però, quelle che non riuscirebbero a stare dentro una struttura, i tossicodipendenti e i malati psichiatrici. Noi continuiamo a seguire la stessa quantità di persone, tra le 120 e le 130. Non tutti dormono per strada, alcuni hanno ricoveri di fortuna, ma è il segnale di un problema molto difficile da affrontare».

Dagli Imam alle casalinghe, è boom di solidarietà

La nota positiva arriva dalla solidarietà che Sant’Egidio ha potuto toccare con mano in questi giorni così complessi: «Tante persone a vari livelli ci aiutano e ci danno una mano, e tanta gente tira fuori modalità fantasiose per aiutare - sorride Casali - dai supermercati che raccolgono per noi, ai carabinieri che ci chiedono di fare qualcosa, passando per gli Imam delle moschee del centro storico che hanno raccolto cibo per gli anziani e ci hanno donato tanto. Tutti i giorni l’Imam di via del Campo ci chiama per sapere come stanno “i suoi vecchietti, e lui ha 70 anni».

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La risposta solidale all’emergenza è arrivata da tutti i quartieri della città «Ci sono le signore di Castelletto che fanno le torte e le donano per metterle nei pacchi - conferma Casali - la parrucchiere marocchina di Cornigliano che a Pasqua ha voluto raccogliere dolcetti, l’associazione Guide Turistiche che fa guide online per i ragazzini delle periferie, i singoli cittadini che mettono a disposizione quello che possono. È la risposta più bella: il singolo si mette in gioco in prima persona, che è poi tutto quello che va fatto in situazioni come queste».   

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