Pazienti covid nelle rsa, Cgil all’attacco: «Scelta scellerata»

Sindacati contro Regione e Alisa per la gestione dell’emergenza coronavirus: «Sarebbe il caso di procedere con rapidità all'estensione del modello che stanno adottando i medici di medicina generale in Valpolcevera»

Cgil all’attacco di Regione e Alisa per la gestione della pandemia da coronavirus in Liguria.

In una nota inviata sabato, i sindacati puntano il dito su quella che definiscono una  «gestione approssimativa degli ultimi anni in sanità pubblica» che «sta continuando a dare i suoi frutti e, anziché provare a cambiare rotta, costruendo un sistema migliore anche per il futuro, continuano a stratificarsi scelte scellerate, anche nella gestione della pandemia». 

Le segretarie Fulvia Veirana (Cgil Liguria), Carla Mastrantonio (Spi Cgil Liguria) e Alessandra Guazzetta (Fp Cgil Liguria) si riferiscono, in particolare, alla decisione di utilizzare le residenze sanitarie protette per ospitare pazienti covid. Una decisione che Alisa e Regione hanno preso per liberare posti letto in ospedale, appoggiandosi a strutture che consentono percorsi separati e dedicati e hanno spazi adeguati, e che i sindacati condannano duramente. 

«Di fronte al mancato reclutamento nelle fasi in cui il personale sarebbe stato disponibile, come si fa a pensare che i privati possano recuperare professionalità in numero sufficiente per dividere i percorsi fra contagiati Covid e non nelle strutture - si legge nella nota - Esempio eclatante ciò che si é verificato in questi ultimi giorni alla Spezia, dove, a fronte di mancanza di personale, dispositivi di protezione e assenza di protocolli rigidi si è contaminata un’intera struttura contagiando più di 60 tra pazienti e personale. Sarebbe il caso di elaborare un piano specifico anche sulla residenzialità, come chiediamo da tempo». 

La soluzione, per la Cgil, è adottare il modello adottato in Valpolcevera di medici di medicina generale: «Non solo fanno, a turno, tamponi rapidi in locali messi a disposizione dal municipio - spiegano - ma strutturano insieme l'assistenza domiciliare, rendendo un servizio vicino alle persone e riducendo la necessità di rivolgersi agli ospedali e alle strutture sanitarie. Ci sono già accordi che spingono, attraverso le case della salute, a radicare questo modello in tutti i sei distretti genovesi. Si  proceda con rapidità e si estendano a tutti i distretti liguri».

Toti proprio sabato sera ha annunciato che lunedì ci sarà una nuova riunione al san Martino per fornire ai medici di famiglia gli strumenti necessari a seguire i sospetti covid e i casi accertati, facendo i tamponi e prescrivendo i farmaci necessari per gestire la malattia tra le mura di casa. 

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