Parrucchieri ed estetiste genovesi sul piede di guerra: «Fateci aprire prima dell’1 giugno»

Il comparto benessere e cura della persona protesta contro i termini per la riapertura delle attività: tre mesi di stop, per alcune attività, sono una condanna

Dopo quasi due mesi di stop, estetiste e parrucchieri genovesi insorgono contro la decisione del governo di rimandare al primo giugno la riapertura di centri benessere e saloni. Il premier Giuseppe Conte ha annunciato la data in conferenza stampa, infrangendo le speranze di molti professionisti che speravano che, rispettando le rigide norme a tutela della sicurezza e della salute, si potessi ricominciare a lavorare.

Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti qualcosa aveva detto in proposito: la scorsa settimana, mentre lavorava all’ordinanza con cui ha di fatto anticipato il governo con l’avvio della cosiddetta Fase 2, aveva avanzato l’ipotesi di visite a domicilio da parte di parrucchieri ed estetisti, ma la proposta era stata accolta con freddezza dalle associazioni di categoria. Che avevano sottolineato le difficoltà a garantire l’incolumità di chi lavora in un luogo che non sia un salone in cui si sono adottate misure di sanificazione che, peraltro, in questo settore - che in provincia di Genova  coinvolge oltre 1.600 imprese, con un totale di circa 3.300 addetti - sono più rigide che in altri. 

Le estetiste genovesi scrivono a Toti

Nei giorni scorsi un gruppo di estetiste genovesi ha scritto proprio a Toti per chiedere di sostenere con il governo l’ipotesi di aprire prima del primo giugno: «Un ulteriore prolungamento della chiusura dei nostri centri - scrivono - rischia di produrre conseguenze pesantissime, anche in termini occupazionali. La nostra proposta è quella di procedere alla riapertura dei centri di estetica il 18 maggio, grazie all’attuazione di un Protocollo igienico-sanitario stilato e condiviso da noi del settore, e le cui misure consentirebbero a noi di lavorare in sicurezza e alle nostre clienti di essere protette».

Le estetiste sottolineano l’importanza del rispetto delle misure contenute nel protocollo: «Crediamo che l’adozione delle scrupolose misure possa consentire alle nostre attività di riaprire ben prima degli inizi del mese di giugno, contrastando così anche l’abusivismo con cui dobbiamo purtroppo fare i conti in questo drammatico periodo e che mette seriamente a rischio la salute delle persone».

In situazione del tutto simile si trovano i parrucchieri, che alle sempre più pressanti richieste dei clienti di tornare al lavoro non possono che rimandare al dpcm e al primo maggio. Resistendo anche alle proposte di andare a casa a fare un taglio, una piega o un colore per tutelare la propria incolumità e quella della propria famiglia. 

Il parrucchiere: «Inconcepibile riaprire dopo tre mesi di inattività e senza notizie sulla cassa»

«Sono veramente amareggiato - è lo sfogo di Daniel Bosano, hair stylist in un salone del centro città - il problema non è solo la  riapertura lontana, ma a una distanza del genere, dopo tre mesi di inattività e senza notizie su cassa integrazione di marzo, è inconcepibile. Di fatto io sono fermo sino all’11 marzo. E sono ora dipendente: sino a un anno e mezzo fa avevo una mia attività, sarebbe stato molto peggio. Mi chiedo come sia possibile decidere di aprire certe attività e non altre, visto che avremo e rispetteremo un sacco di norme molto restrittive».

Anche la Cna (Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media impresa) si è unita alle proteste di parrucchieri ed estetisti: «Chiediamo che acconciatori ed estetiste possano riprendere a breve la loro attività, potendo già oggi offrire tutte le garanzie necessarie per lavorare nella massima sicurezza e rispettando le norme», è la richiesta del segretario di Cna Genova, Barbara Banchero.

«Dobbiamo fare presto e avere riscontri immediati perché la situazione delle imprese è drammatica, con un malcontento crescente - ha detto Banchero - Le imprese del settore rischiano di chiudere e non possiamo permetterlo». 

«All’inizio dell’emergenza, ancora prima dell’uscita del dpcm dell’11 marzo, siamo stati i primi a chiudere autonomamente con un grande senso di responsabilità - ha aggiunto Gaetano Buccola, presidente del settore “Benessere e Sanità” di Cna Genova -. Ora non ce la facciamo più. Il nostro settore è chiuso da quasi due mesi e in questo balletto di numeri e di date sulle ipotesi di riapertura, la data annunciata del 1 giugno è insostenibile». 

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